Una indagine di Valentina Redondo
Recensione di Marco Lambertini
TRAMA
Città costiera di Suances, Cantabria. È la fine di una lunga estate calda, e la tenente Valentina Redondo conta i giorni che mancano all’inizio delle sue vacanze; ma qualcosa di molto insolito la costringe a rimandare: viene ritrovato il cadavere del giardiniere del palazzo Jaime del Almo, una villa storica.
Nel palazzo ha da poco stabilito la sua residenza lo scrittore americano Carlos Green, che ha deciso di vivere nel luogo in cui trascorse le più belle estati della giovinezza. La pace che cercava, però, è da rimandare a un momento migliore. Sebbene tutto faccia pensare a una morte naturale, sembra che il corpo sia stato toccato, e Carlos confessa di aver percepito negli ultimi giorni presenze inspiegabili, luci intermittenti, sinistri suoni notturni…
Di qui in poi, l’antica dimora diverrà il teatro di una serie di incomprensibili eventi luttuosi. Nonostante la sua ferrea razionalità, Valentina dovrà ingaggiare una strenua lotta contro fenomeni anomali – fenomeni che appaiono paranormali… Finirà per indagare su segreti che trascendono il tempo, su luoghi che custodiscono il respiro del passato, intuendo che tutti hanno qualcosa da raccontare ma soprattutto qualcosa da nascondere.
Dove fummo invincibili di María Oruña, quarto capitolo della serie con protagonista la tenente Valentina Redondo, è un giallo che va oltre un’indagine su un crimine, diventando riflessione sul passato, sui luoghi e sulla parte invisibile delle nostre vite.
Ambientato nella suggestiva Cantabria, tra scogliere, spiagge e antichi manieri, il romanzo si apre con Valentina che, dopo mesi di lavoro, sogna finalmente una pausa. Ma la quiete dura poco: un nuovo caso la richiama all’azione. Il giardiniere della Villa del Amo, un’antica dimora affacciata sull’oceano, viene trovato morto in circostanze ambigue.
A occupare la casa è Carlos Green, scrittore americano che ha ereditato la villa dalla nonna e che, da quando vi si è trasferito, vive nel turbamento: voci, rumori, presenze inspiegabili.
L’indagine di Valentina si muove così su un doppio piano: da un lato la ricerca concreta della verità, dall’altro la consapevolezza che alcuni fenomeni sembrano sfuggire alla logica. Oruña costruisce il romanzo intrecciando alla trama principale i capitoli dell’autobiografia che Carlos Green sta scrivendo: una narrazione dentro la narrazione. Quelle pagine, inizialmente percepite come un semplice diario, diventano col tempo un’eco del presente, un riflesso inquietante di ciò che accade nella villa.
È una scelta narrativa raffinata, anche se forse toglie un po’ di ritmo alla narrazione principale.
Nel corso delle indagini emerge un possibile movente legato a un antico volume di Niccolò Copernico, di proprietà della nonna di Carlos ed ora scomparso. Si tratta di un’opera di inestimabile valore storico e culturale, capace di risvegliare interessi economici e ambizioni nascoste. È un elemento che introduce un ulteriore livello di mistero, intrecciando alla dimensione quasi metafisica del romanzo un nodo più terreno, fatto di segreti e ossessioni collezionistiche.
Oltre al mistero della trama, è Valentina Redondo a dare spessore e coerenza all’intera storia e a tenere sempre alta la tensione narrativa. Razionale, metodica, prudente, affronta ogni caso come un mosaico da ricomporre con pazienza.
Anche quando tutto sembra confuso, la sua mente continua a cercare connessioni, ordini, significati.
María Oruña la ritrae con grande sensibilità, facendoci percepire il suo continuo equilibrio tra rigore professionale e vulnerabilità umana.
Sono rimasti sette piccoli indiani, si disse Valentina con un mezzo sorriso.
Aveva la sensazione di aver ricevuto un’informazione di importanza cruciale che le sfuggiva e non riusciva a incasellare al posto giusto, come se avesse già iniziato a vedere la tela ma le mancasse la luce adeguata.
In poche righe Oruña restituisce l’essenza del suo modo di pensare: la logica che lavora nel silenzio, la pazienza dell’intuizione, la lucidità di chi sa che la verità si nasconde nei dettagli.
Valentina non è un’investigatrice impulsiva né carismatica in senso spettacolare: è una mente analitica, costantemente in ascolto del mondo e di sé stessa.
Questa sua razionalità emerge anche nella sfera privata, in particolare nella relazione con Oliver Gordon, il compagno che vorrebbe dare un senso pieno e stabile al loro legame. Mentre Oliver cerca un equilibrio affettivo più profondo, Valentina vive l’amore con la stessa cautela che applica al lavoro: riflette, misura, teme di lasciarsi andare completamente. È come se volesse trovare anche nei sentimenti “la luce adeguata” per vedere con chiarezza ciò che prova. Il rapporto tra loro è uno dei fili più sottili e belli del romanzo: una storia di affetto e di distanza, di due persone che cercano di incontrarsi senza perdersi, dove l’amore non cancella la complessità ma la rivela.
Carlos Green è l’altro grande protagonista. Scrittore americano, malinconico e introspettivo, torna nella villa della nonna più per passarvi un’ultima estate a scrivere il suo libro che per altro, ma finisce per risvegliare ricordi e presenze sepolte. Il suo romanzo autobiografico, alternato alla narrazione principale, diventa una sorta di specchio del presente: ciò che scrive sembra riflettersi su ciò che accade nella realtà.
È un personaggio complesso, sospeso tra verità e invenzione, per il quale la letteratura è un modo di sopravvivere al proprio passato.

María Oruña
María Oruña (Vigo, 1976), laureata in legge, ha esercitato per dieci anni come avvocato.
Nel 2013 pubblica il suo primo romanzo, La mano del arquero, e nel 2015, con il successo internazionale de Il porto segreto (Ponte alle Grazie, 2023), decide di dedicarsi interamente alla letteratura.
Per Ponte alle Grazie, sempre del ciclo dedicato alle indagini di Valentina Redondo, oltre al primo libro sono usciti anche Quel che la marea nasconde (2022) e Un posto dove andare (2024).
In Dove fummo invincibili nulla è puramente realistico, ma nulla è nemmeno completamente sovrannaturale.
Oruña lavora con maestria sul confine tra ciò che si può spiegare e ciò che non si può dire, lasciando che la tensione si alimenti di ambiguità. Il romanzo parla di memoria, di solitudine e del modo in cui i luoghi trattengono la vita di chi li ha abitati. La Villa del Amo non è solo un’ambientazione, ma un personaggio vivo: respira, osserva, custodisce segreti. È un archivio emotivo, un contenitore di storie e di presenze, come una mente che non dimentica.
La prosa di María Oruña è raffinata, densa di immagini e sensazioni. Il ritmo del romanzo è lento, meditativo, quasi ipnotico.
Non cerca il colpo di scena, ma l’immersione. Ogni pagina è costruita per evocare un’emozione, un dubbio, una sfumatura.
L’autrice racconta un noir che non vive di azione, ma di profondità. E proprio per questo riesce a coinvolgere in modo più intimo: non come spettatori di un crimine, ma come partecipi di una ricerca interiore. Con la sua prosa sempre un po’ onirica, Oruña riesce a far convivere la precisione dell’indagine con la poesia dell’incertezza e del fantastico.
Nel giardino segreto, le piante sembravano farsi cullare da quella musica che, con l’arrivo del freddo, ci spingeva a ricordare come ci eravamo sentiti invincibili quell’estate. E, una volta fatto, avremmo solo dovuto continuare a camminare.
Dove fummo invincibili unisce l’indagine poliziesca alla riflessione psicologica, la memoria alla letteratura, la logica alla suggestione. Un libro elegante, intenso, che conquista chi ama le atmosfere sospese e le domande senza risposta. E che ci ricorda, con la voce calma di Valentina Redondo, che a volte
la tela è già davanti a noi, ma ci manca solo la luce giusta per vederla
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