Buio sulla città di Massimiliano Virgilio

Buio sulla città Salotto Giallo

Una nuova inchiesta per Matilde Serao

Recensione di Cristiano Colombo

TRAMA

Napoli, una notte di fine Ottocento. D’improvviso lampade e lampioni si spengono e sulla città cala un buio profondo. Qualcuno lo chiama “Grande Oscuramento” e, come se non bastasse, sulla già scura collina di Capodimonte viene ritrovato il corpo senza vita di una ragazza. Una leggenda vuole che su quel colle vaghi il fantasma di una fanciulla, e così tra i vicoli e nelle piazze, persino nei salotti e nelle redazioni dei giornali, cominciano a serpeggiare bizzarre interpretazioni dell’accaduto, all’insegna della superstizione.

A Matilde Serao, sempre a caccia del vero per indole e deformazione professionale, le fantasie popolari non sono mai piaciute: per lei, l’unica notizia degna di questo nome è che una giovane donna è stata assassinata. La giornalista più celebre del Regno d’Italia è appena rientrata a Napoli e vive un momento di profonda malinconia: trascurata dal marito Edoardo Scarfoglio, che le preferisce una ballerina francese; abbandonata dal suo amante, il poeta Mario Giobbe, forse alle prese con un nuovo fidanzamento; pedinata da una misteriosa donna che le somiglia in modo allarmante e che appare e scompare nei luoghi più impensati, quasi fosse una visione.

Ma non c’è tempo per gli scoramenti privati, la città è in preda a un’isteria collettiva. E ancora una volta tocca a Matilde, pronta a trasformarsi da cronista d’inchiesta in detective del popolo, aiutata dall’amica Eleonora Duse, setacciare la realtà dalle tendenziose dicerie e inchiodare alle sue colpe l’artefice del tremendo delitto. Dopo Luci sulla città, il primo romanzo di questa serie che narrava lo “sventramento” edilizio, la Serao di Massimiliano Virgilio torna per ingaggiare il tema delle verità indicibili, quelle che si nascondono tra le pieghe di un sistema patriarcale e che solo attraverso il suo rovesciamento possono finalmente essere urlate.

La valanga dell’irragionevolezza avrebbe coperto tutto e il popolo sarebbe tornato a brancolare nel buio, addomesticato da chi in quell’oscurità aveva solo da guadagnarci. Matilde Serao non lo avrebbe permesso.

L’idea di Massimiliano Virgilio ha il fascino delle grandi intuizioni: trasformare Matilde Serao in detective della Belle Époque napoletana.

È un’operazione culturale ambiziosa che però purtroppo si arena sulle secche della “indecisione di genere”.

Buio sulla città vuole essere troppo: giallo, affresco storico, ritratto femminista,
bozzetto di costume.

Il risultato è un romanzo che perde energia proprio quando dovrebbe accelerare.

Massimiliano Virgilio (©Lorenzo Lapiccirella)

Massimiliano Virgilio è un autore italiano.

Ha pubblicato Più male che altro (Rizzoli, 2008), Porno ogni giorno. Viaggio nei corpi di Napoli (Laterza, 2009), Arredo casa e poi m’impicco (Rizzoli, 2014), L’americano (Rizzoli, 2017), Le creature (Rizzoli, 2020), Il tempo delle stelle (Rizzoli, 2023).

Dal 2024 pubblica per Feltrinelli la serie delle inchieste di Matilde Serao.

Virgilio si innamora della sua Napoli ricostruita – le lampade elettriche, i telefoni, le superstizioni – ma dimentica che un noir ha bisogno di una solida ossatura, non solo di atmosfera.

Le digressioni sui campanelli elettrici del direttore o le bevute di D’Annunzio sono godibili prese singolarmente, ma spezzano sistematicamente la tensione in un romanzo che si presenta come giallo.

Ogni volta che il lettore inizia a essere coinvolto nel mistero, l’autore lo distrae con una strizzata d’occhio o un dettaglio d’epoca di troppo

La costruzione del personaggio ha momenti interessanti – il doppio sguardo tra pubblico e privato, la stanchezza di chi conosce il potere – ma soffre di una psicologia troppo contemporanea.

Virgilio proietta sensibilità attuali su una figura ottocentesca senza trovare il giusto equilibrio tra fedeltà storica e libertà narrativa.

Il risultato è una protagonista che si esprime con un linguaggio più contemporaneo che maggiormente fedele all’ambizione, perdendo quella autenticità che dovrebbe essere il valore aggiunto di un’operazione del genere.

La città è senza dubbio il punto più riuscito del romanzo: viva, rumorosa, credibile. Ma anche qui Virgilio cade nella ‘trappola del folklorismo’.

Troppo bancolotto, troppe voci di quartiere, troppa vernice pittoresca che finisce per soffocare la storia invece di alimentarla.

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