Recensione di Barbara Terenghi Zoia
TRAMA
È un inverno gelido nelle paludi del Nordest. Una donna è stata rapita, ma il sospetto che l’abbiano uccisa cresce di ora in ora. E Marco Buratti, l’Alligatore, è determinato a ristabilire la verità a ogni costo, anche quando non interessa più a nessuno.
Loris Pozza è il classico criminale esperto in «magheggi»: truffe, fatture false, capitali che finiscono nella banca cinese clandestina. Quando la sua amante moldava viene rapita, l’incarico di consegnare il riscatto è affidato a Marco Buratti, investigatore senza licenza, e ai suoi soci Max la Memoria e Beniamino Rossini. Ma qualcosa va storto e la donna, nonostante il pagamento di un milione di euro, non viene liberata.
L’Alligatore inizia così un’indagine non autorizzata per impedire che una vittima rimanga senza giustizia, a dispetto di chi vorrebbe mettere tutto a tacere. Nel frattempo, Rossini, che ogni tanto abbandona il suo vecchio mestiere di bandito per dedicarsi a salvare donne, libera una giovane ucraina sfruttata dalla mafia del suo Paese. Questa volta, però, la rappresaglia che si scatena è terribile. Una resa dei conti da cui nessuno uscirà indenne e che porterà l’Alligatore dove mai si era spinto.
A esequie avvenute segna il ritorno dell’Alligatore.
Il romanzo è attraversato da un filo conduttore che non è il classico fil rouge, ma un fil blues: non soltanto colonna sonora di accompagnamento,
bensì stato d’animo che pervade l’intera indagine.
Un blues che accompagna l’Alligatore, ormai invecchiato e, almeno in teoria, più saggio. Dovrebbe esserlo. Eppure, i lettori che hanno seguito le sue vicende attraverso i tanti romanzi firmati da Massimo Carlotto sanno bene che Buratti resta una testa calda con un cuore grande.
Per chi incontra il personaggio per la prima volta non c’è da temere.
L’autore intreccia al presente ampi richiami al passato dell’Alligatore, rendendo la storia accessibile a tutti.
Nell’immaginario collettivo la parola “eroe” rimanda a un uomo muscoloso, vestito con una tutina aderente e un mantello svolazzante.
Nulla di più lontano dall’Alligatore: un po’ trasandato, segnato dagli anni, con i capelli corti, incline al bere e distante anni luce da quell’immagine patinata.
Eppure, non smette di cercare giustizia per i morti, a qualsiasi costo, insieme ai suoi compagni di sempre.
A esequie avvenute proseguono senza sosta le indagini per identificare il misterioso killer… Non serviva leggere altro.
Accanto all’Alligatore si muove una galleria di personaggi secondari ben delineati, accomunati da una caratteristica: la propensione a stare “sopra le righe”.
In questo mondo narrativo non c’è spazio per l’integerrimo rappresentante delle forze dell’ordine: fanno di tutto per arrestare i delinquenti, ma se serve si voltano dall’altra parte o chiedono favori.
Non so se hai notato la disinvoltura con cui adesso sistemiamo le cose, fottendocene delle regole. Converrai con il sottoscritto che si può tranquillamente parlare di strapotere di certi livelli ministeriali. Insomma, facciamo il cazzo che vogliamo. E non mi piace.
Lo stesso vale per i malviventi: italiani o ucraini che siano, ciò che conta è sopravvivere — meglio se con molti soldi, ma sempre con la pelle salva.
Ambientato in Veneto ai giorni nostri, A esequie avvenute non rinuncia a frecciate pungenti: dai veneti arricchiti che parlano solo in dialetto alle allusioni ironiche al conflitto russo-ucraino.
I due idioti si scambiano un’occhiata, dispiaciuti di essere stati fregati come novellini. Sfilo la mazzuola dal cuscino e inizio a colpirli alla testa. Una martellata ciascuno. Metodo Ruanda. Se ne sono andati in silenzio. Certo che, se erano così svegli in prima linea, non c’è da stupirsi che stiano perdendo la guerra.

Massimo Carlotto
Massimo Carlotto è nato a Padova nel 1956.
Scoperto dalla scrittrice e critica Grazia Cherchi, ha esordito nel 1995 con il romanzo Il fuggiasco, pubblicato dalle Edizioni E/O e vincitore del Premio del Giovedì 1996.
Per Einaudi Stile Libero ha pubblicato Mi fido di te, scritto assieme a Francesco Abate, Respiro corto, Cocaina (con Gianrico Carofiglio e Giancarlo De Cataldo) e, con Marco Videtta, i quattro romanzi del ciclo Le Vendicatrici (Ksenia, Eva, Sara e Luz). Nel 2024 esce Trudy.
I suoi libri sono tradotti in molte lingue e ha vinto numerosi premi sia in Italia che all’estero. Massimo Carlotto è anche autore teatrale, sceneggiatore e collabora con quotidiani, riviste e musicisti.
La cifra stilistica di Carlotto resta inconfondibile: uno sguardo sul mondo che alterna ironia amara a malinconia, con punte di sarcasmo feroce, a volte ai limiti del macabro.
Ne risulta un noir intriso di musica blues, un racconto amaro e disilluso ma profondamente umano, con tanto di playlist finale per i cultori del genere.
L’Alligatore non è un eroe perfetto, ma è l’eroe di cui abbiamo bisogno: testardo, ostinato, sempre dalla parte di chi non ha più voce.
E il ricordo è l’unica scia magica di immagini e pensieri che lega i vivi ai morti.
Salottometro:


Massimo Carlotto ha accettato di rispondere per noi di Salotto Giallo ad alcune domande sul suo A esequie avvenute in un’interessante intervista a cura di Barbara. Potete leggere che cosa ci ha raccontato cliccando questo link.

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