Recensione di Cristina Casareggio
TRAMA
Il tempo sembra immobile a Serrapriola, minuscolo e sonnolento paese dell’entroterra siciliano dove da sempre tutto scorre uguale a sé stesso: padre Ramacca allena la squadra di calcetto della parrocchia, gli adolescenti del rione – i Megli – vivono la noia, l’amore e forse le prime esperienze con la droga, don Orazio Scuderi mantiene saldi gli equilibri, nell’interesse di tutti. Per il resto, l’evento più clamoroso che possa accadervi è la sparizione del crocifisso restaurato con le offerte dei fedeli, che scatena il disappunto delle anziane comari.
Almeno fino a quando, in un pomeriggio qualunque, un ragazzino del gruppo dei Megli scompare. A indagare sono chiamati il maresciallo Maira e il procuratore Ammirata, i quali non sono così disposti a scoprire una verità che temono scomoda. Anche il disilluso Sergio Vilardo, ex giornalista d’inchiesta ormai votato al quieto vivere, sembra tenersi alla larga.
Il suo intuito però non è ancora del tutto sopito, e lo conduce a intravedere una pista inattesa. E a ritrovare l’incoscienza di seguirla. Ma fino a che punto? Una storia intrisa di amara ironia sull’ineluttabilità del male. Una Sicilia torrida e assolata dove tutti sono innocenti, ma niente è innocuo. Una giustizia sghemba che, come nella lezione di Sciascia, è fragile e feroce espressione del potere.
Il fumo e l’incenso, droga e religione, sacro e profano si intrecciano nel noir di Michele Burgio, che cerca di fare luce su due sparizioni destinate a sconvolgere l’immobilità del piccolo paese siciliano di Serrapriola.
Quel posticino a Serrapriola gli andava più che bene: non c’era molto da fare e, a parte eventi rarissimi come quello accaduto, non succedeva mai nulla. Era il luogo migliore nel quale mimetizzarsi e non fare carriera.
Serrapriola è un paesino isolato, battuto dal sole, immobile nel tempo e nello spazio. Tutti si conoscono e la chiesa rappresenta ancora un punto di riferimento centrale, sia per gli anziani che per i giovani. In un luogo dove gli “estranei” sono guardati con sospetto, persino un matrimonio con una persona “di fuori” può generare diffidenza.
Avrebbe mai saputo, una palermitana, stirare mutande e calzini? E spolverare ogni giorno sopra l’armadio? E fare la spesa in maniera oculata, leggendo prima tutte le offerte?
Il parroco del paese è Padre Ramacca, un prete giovane e appassionato, impegnato a restituire lustro alla sua chiesa. Chiede aiuto alla comunità per restaurare un crocifisso, un’iniziativa che mobilita soprattutto le signore del paese, entusiaste di partecipare. Ma Ramacca riesce anche ad avvicinare i più giovani fondando una squadra di calcio, coinvolgendo così l’intero tessuto sociale.
Tuttavia, due eventi improvvisi spezzano l’apparente quiete del paese: la sparizione del crocifisso restaurato – di cui nessuno sa più nulla, nonostante le generose offerte raccolte – e, soprattutto, la scomparsa di Luca, un giovane calciatore appartenente al gruppo degli adolescenti che si fanno chiamare “i Megli”.
“Sparì Luca D’Avola, il figlio di Totò.”
“Chi, Totò? Il macellaio?”
“Sì, sì. Lo cercano da ieri sera. Dicono che se ne è scappato dopo una lite con suo padre e sua madre.”
L’ultimo ad averlo visto è l’amico Gesualdo, figlio di don Orazio Scuderi, figura dominante del paese. Gesualdo è un ragazzo sensibile e appassionato, sconvolto dalla scomparsa dell’amico. Si tormenta con domande senza risposta: dov’è finito Luca? Perché non gli ha detto nulla? Perché non si è confidato con lui?
Era la prima volta che faceva una riflessione del genere: la scomparsa di Luca gli aveva insegnato che nessuno sguardo lanciato oltre il sole che tramonta vale nulla. Perché la sorte è imprevedibile e crudele e sparpaglia i progetti, strappa via amici, amori…
L’indagine affidata al maresciallo Maira e al procuratore Ammirata fa emergere una verità inquietante e opaca: nessuno è innocente, tutti sembrano avere qualcosa da nascondere.
Tra voci di paese e confessioni ambigue, si svela una realtà torbida, dove Il fumo e l’incenso si mescolano, religione e droga si confondono.
Nessuno si salva.

Michele Burgio
Michele Burgio è nato nel 1982 a Palermo, dove vive.
Studioso di linguistica e abilitato al ruolo di professore universitario, insegna materie letterarie in un istituto di istruzione superiore.
È stato segnalato alla XXXV edizione del Premio Calvino con un romanzo inedito, e appare come un Autore assai interessante sulla scena del thriller e del noir italiano.
Il fumo e l’incenso di Michele Burgio è un noir spiazzante per i temi che affronta e per la precisione con cui ogni parola contribuisce alla costruzione del disegno narrativo. Ogni dettaglio è parte di un mosaico crudo e coerente, che lascia l’amaro in bocca al termine di ogni capitolo.
La verità, qui, non redime: solo fa male.
Salottometro:


Link d’acquisto

