Recensione di Tiziana Cavanna
TRAMA
Mariolino Migliaccio non è un poliziotto. Non ha né un ufficio né una licenza. È un investigatore per necessità, un uomo ai margini che conosce bene le ombre di Genova, perché ci è cresciuto dentro. Anche per questo quando Milca, una ragazzina albanese salvata da un giro di prostituzione minorile, gli chiede di indagare sulla morte sospetta di un amico, Mariolino non può tirarsi indietro.
La versione ufficiale parla di overdose ma qualcosa non torna: una scena del crimine contaminata e un muro di silenzi dietro cui si intravede un intreccio torbido di speculazioni edilizie, lavoro in nero e minacce sono segnali che Mariolino riconosce seduta stante. Con l’aiuto di un ispettore scorbutico, Migliaccio scava a fondo. E, nel mentre, deve fare i conti con la ferita mai rimarginata della perdita di sua madre.
Tra i carruggi e i quartieri popolari della Superba, in un noir denso di umanità dolente, sarcasmo e amarezza, Bruno Morchio ci regala un protagonista fuori dal comune. Un uomo che inciampa, dubita, si sporca le mani ma non smette mai di cercare la verità, anche quando fa male.
Il protagonista di La morte non paga doppio, Mariolino Migliaccio, è un investigatore abusivo, orfano e dotato di grande intelligenza, che vive in una pensione fatiscente e ha una missione nella vita: scoprire chi ha ucciso sua madre Wanda.
Quando Milca, una ragazzina albanese salvata da un giro di prostituzione e che considera come una figlioccia, gli chiede di indagare sulla morte di un amico, Anton Mitrescu, muratore albanese, Mariolino non riesce a rifiutare. Così, i due incarichi finiscono per intrecciarsi.
Oltre a Milca, nel romanzo incontriamo Alina, la vedova di Anton, una donna forte e determinata a scoprire la verità. L’ispettore scorbutico Tonino Spaggiari, Soledad, Anghel: ognuno di loro porta con sé una storia dolorosa.
«Riprende così i contatti con Tonino Spaggiari, ispettore della Squadra Mobile, romanaccio di Pietralata, irascibile, sovrappeso, scontroso e con una predilezione per lo Scotch. Il loro è un vecchio rapporto: non si piacciono granché, ma si rispettano e finiranno per collaborare.»
Il romanzo è ambientato a Genova, che con i suoi vicoli, le osterie e i giardini diventa coprotagonista del libro.
La città è rappresentata con passione, attraverso descrizioni ricche di affetto, come un luogo vivo, animato da una vivace e multietnica umanità.
«Il luogo meraviglioso di Genova dove incontrarsi sono i Giardini Luzzati, “un’oasi, uno spazio dove si battono altri sentieri rispetto al guadagno facile garantito”, con anche un’area archeologica interna.»
L’autore ha narrato il suo romanzo in prima persona, con un ritmo serrato e una scrittura fluida, riuscendo a intrecciare due indagini contemporaneamente e alternando momenti di tensione a momenti di introspezione, arricchiti da riflessioni profonde.
Affronta varie tematiche, dai subappalti allo sfruttamento della prostituzione, proponendo una denuncia sociale efficace senza risultare pesante.
«C’è qualcosa di strano nella morte di Anton Mitrescu, occorre indagare nello sporco pericoloso mondo dei subappalti, del lavoro sottopagato e insicuro.»

Bruno Morchio
Bruno Morchio è nato nel 1954 a Genova, dove vive e ha lavorato come psicologo e psicoterapeuta.
Ha pubblicato articoli su riviste di letteratura e psicologia.
Scrive romanzi ascrivibili al genere noir ambientati nella sua città.
Con il suo stile diretto e semplice, Morchio inserisce citazioni letterarie e musicali che rendono la narrazione ricca e complessa, un po’ come i suoi personaggi.
La morte non paga doppio è un romanzo che invita a riflettere sulla giustizia e sull’identità delle persone emarginate, raccontando quella parte di umanità che ogni giorno lotta e resiste.
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