In salotto con… Sabrina De Bastiani e Daniele Cambiaso

Spazio a cura di Claudia Pieri e Samuela Moro

Intervista a cura di Barbara Terenghi Zoia

Graditi ospiti dello spazio di oggi dedicato alle interviste agli autori “In salotto con…” Sabrina De Bastiani e Daniele Cambiaso.

Sabrina De Bastiani, nata a Genova il 29 febbraio 1972, laureata in Lingue e letterature straniere, redattrice di Thrillernord, per cui cura recensioni e interviste, è autrice di racconti pubblicati sulle riviste Confidenze e B-Magazine (Bookabit) e su antologie, tra cui Genovesi per sempre (Edizioni della Sera, 2019), Sei un mito 4.0 (Erga Edizioni, 2019).

Daniele Cambiaso, nato a Lavagna (Ge) nel 1969, insegnante e autore di racconti e romanzi, scritti anche a quattro mani. Insieme a Sabrina De Bastiani ha pubblicato i romanzi: A distanza ravvicinata (Fratelli Frilli Editori, 2020) e Genova, scelte di sangue (Fratelli Frilli Editori, 2022), oltre a racconti su numerose antologie.

Nel 2025 pubblicano con Fratelli Frilli Editore Genova di veleni e segreti. La nuova indagine di Mistral Garlet e Pietro Farnè. Lo ha letto e recensito per Salotto Giallo Barbara Terenghi Zoia (trovate la recensione a questo link), che, con l’occasione, ha posto agli autori alcune interessanti domande per un’intervista.

Nel romanzo emerge una forte tensione tra passato e presente. Cosa vi ha spinto a intrecciare un periodo storico tanto complesso e doloroso, come gli Anni di Piombo, con l’attualità?

Daniele: Ci hanno sempre interessato moltissimo le vicende del nostro passato più e meno recente, in quanto radici profonde di problematiche ancora oggi presenti a livello culturale e sociale, oltre che politico. Gli Anni di Piombo, in particolare, hanno segnato una fase drammatica e sanguinosa della nostra Storia non solo a livello nazionale, ma anche a livello locale, soprattutto nel capoluogo, che era all’epoca uno dei vertici del triangolo industriale.

Per le sue caratteristiche sociali, politiche ed economiche, Genova ha vissuto quegli anni in prima linea, è stata flagellata da una serie impressionante di agguati e uccisioni. Pensiamo al caso eclatante dell’operaio Guido Rossa, del magistrato Coco con la sua scorta, dei carabinieri Tosa e Battaglini, del commissario Esposito, solo per citare alcuni nomi. Ma anche la reazione dello Stato è stata dura, basti ricordare il massacro di via Fracchia.

Oggi la memoria di quella stagione appare piuttosto sbiadita. La città è in piena fase post-industriale, sembra trascorsa un’era geologica rispetto a quel periodo, eppure è un passato non risolto che ogni tanto aleggia ancora. Non moltissimi anni fa è stato arrestato un gruppo di persone che nell’entroterra del Levante puntava a riorganizzare le Brigate Rosse. Soprattutto forse non tutto è stato chiarito e detto rispetto alla fase più dura della colonna genovese. Ecco, da queste riflessioni siamo partiti…

Mistral Garlet è una figura femminile forte e autorevole, inserita in un contesto tradizionalmente maschile come quello dell’Arma. Quanto è stato determinante per voi darle una posizione centrale e costruire attorno a lei una squadra credibile e coesa?

Sabrina: Sin dal primo romanzo della serie, A distanza ravvicinata, il nostro intento è stato quello di raccontare due protagonisti caratterialmente e sostanzialmente molto diversi tra loro.

La Mistral Garlet di A distanza ravvicinata è poco più di una ragazzina appena diplomata  che si affaccia alle prime scelte per il suo futuro senza un’idea precisa di quello che vorrebbe o non vorrebbe fare ed essere. Rimane coinvolta in un delitto per aver conosciuto la vittima e decide di assecondare il suo istinto a voler capire, mettendo in stand by le sue scelte “di vita” a fronte di un’urgenza che sente come sua.

In Genova Scelte di Sangue, ritroviamo i protagonisti, e dunque Mistral, dieci anni dopo quella vicenda. In dieci anni sono cambiate molte cose, la ragazzina è diventata una donna e ha maturato una direzione di carriera e una precisa scelta di vita.

In dieci anni, eventi accaduti a livello personale l’hanno portata a chiudersi, a essere molto diffidente e per conseguenza a volersi mostrare forte, decisamente più forte di quanto in realtà si senta e sia, anche e soprattutto in relazione, come ben evidenzi tu, al contesto nel quale si muove.

Proprio per andare in antitesi ed erodere la corazza che Mistral si è per forza di cose costruita addosso, una squadra che portasse in dote spirito di gruppo, un senso di accoglienza e coesione era più che mai necessaria. Non le abbiamo risparmiato, al contrario, frizioni e asperità a livello sentimentale… ma d’altronde non si può avere tutto dalla vita!

Genova nel romanzo non è solo uno sfondo, ma una presenza costante e coinvolgente. Come avete lavorato per restituire l’essenza autentica e viscerale di questa città nel racconto?

Sabrina: Viscerale è la parola chiave.

Amiamo la nostra città visceralmente ma non ciecamente, nella piena cognizione, dunque, dei suoi pregi e dei suoi difetti. La viviamo quotidianamente, sia il centro che la vallata dell’entroterra, che le riviere. La respiriamo, ci arrabbiamo per le code impossibili e la viabilità spesso impervia, ci incantiamo davanti a una luce particolare in fondo a un caruggio.

Genova ci dà tanto e ci toglie tanto. Riuscire a esserne consapevoli è forse la chiave che ci rende autentici nel provare a  raccontarla.

Daniele:

Genova nei nostri romanzi è e sarà sempre una presenza viva, almeno nelle nostre intenzioni, perché questa città è la nostra vita. La conosciamo a fondo e proviamo a restituire le emozioni che ci suscita, andando magari a raccontare angoli che non tutti gli autori genovesi hanno inserito nei loro testi.

Già a partire dai film “poliziotteschi” degli anni Settanta, nell’immaginario noir Genova ha offerto e continua a offrire il suo centro storico come una risorsa potenzialmente infinita alla quale attingere.

Ma non c’è solo questo. Le vallate del Polcevera e del Bisagno, le delegazioni periferiche, l’entroterra appenninico hanno una loro identità sfaccettata, che rappresenta un tessuto narrativo di grande interesse, a nostro avviso. Sia perché sono tasselli di un mosaico sociale e culturale da riscoprire, sia perché offrono scorci e soluzioni narrative di grande suggestione. 

Pietro e Mistral sono due personalità opposte ma complementari, legate da una relazione in continua evoluzione, sospesa tra equilibrio e tensione. Come è nata questa coppia narrativa? Vi siete ispirati a modelli preesistenti o è emersa in modo spontaneo durante la scrittura?

Sabrina: Prima della coppia narrativa è nata l’idea di una storia. Torno ad A distanza ravvicinata, nella quale volevamo scrivere di due protagonisti che pur convergendo negli stessi luoghi e vivendo le stesse situazioni, di fatto non si incontrassero mai, non sapessero l’uno dell’esistenza dell’altro.

L’ispirazione è interamente dovuta a quella poesia meravigliosa di Wislawa Szymborska, che ho tatuata nella mente e nel cuore e nella quale spesso mi rifugio, dal titolo Amore a prima vista, significativamente nel verso “Qualcosa fu perduto e qualcosa raccolto”.

Definito il tipo di storia, siamo passati ai due protagonisti. Daniele ha iniziato a pensare a una figura che è diventata quella del tenente Pietro Farné e io a un’altra, quella di Mistral Garlet.

Su di loro all’inizio abbiamo lavorato in parallelo, senza influenzarci, tanto che siamo stati i primi a sorprenderci di quanto fossero diversi e di quanto i nomi che avevamo scelto li rispecchiassero e li rendessero complementari proprio nelle differenze sostanziali. Pietro, la roccia, la solidità, Mistral il vento… anche se nel progredire delle loro vicende impareranno a essere l’uno per l’altra sia vento che roccia.

Daniele: Confermo quanto afferma Sabrina, aggiungendo soltanto che per noi la gestione seriale di questi due personaggi rappresenta una sfida letteraria sempre stimolante.

Nel caso di A distanza ravvicinata c’era appunto l’idea di muovere due personaggi sullo stesso scenario, addirittura a contatto con le stesse persone, senza farli mai incontrare.

Dieci anni dopo, in Genova scelte di sangue si incontrano, sono due carabinieri con caratteri a loro modo forti, che hanno delle sfaccettature dolorose nell’ambito del loro privato. A partire da lì abbiamo messo in scena una coppia di incompatibili, almeno all’apparenza, legati però da fili sottilissimi e resistenti che vanno via via scoprendosi, li rendono affini, li tengono vicini, fino a… Beh, non riveliamo troppo, dai!

Nel corso della narrazione, i personaggi si confrontano con silenzi, fragilità e ferite profonde. Come siete riusciti a coniugare il ritmo serrato del noir con la ricchezza emotiva di ciascuno di loro?

Sabrina: Le storie di Mistral e Pietro sono pensate e scritte in terza persona. Se questo ci consente di spaziare nella narrazione, risulta certamente più vincolante nel far emergere il lato personale e intimo dei protagonisti, caratteristica che però riteniamo fondamentale nel nostro modo di scrivere e concepire una storia.

Abbiamo perciò scelto di non limitarci nel far esprimere ai protagonisti i loro pensieri,  spesso in contrasto con il loro agire. Li abbiamo quindi affidati a dei corsivi che costellano i capitoli e che permettono al lettore di sbirciare cosa possa esserci davvero dietro un sorriso, una risposta, un gesto. 

Daniele:

Sì, procedendo con la narrazione abbiamo avvertito sempre più forte l’esigenza di delineare le varie personalità, scavare nei pensieri di protagonisti e comprimari, bucare il diaframma tra dimensione interiore e spazio esterno d’azione, per poter mettere in scena la complessità e profondità del mondo che ogni persona, in definitiva, costituisce.

Come ama dire il pedagogista Mario Gennari, in ultima analisi siamo mondi che incontrano altri mondi.

Giochiamo con la fantasia: avete la possibilità di sedervi nel nostro Salotto con il vostro autore preferito, per fargli una sola domanda: chi invitate? E cosa gli chiedete?

Sabrina:

Felicissima e onorata di essere nel vostro Salotto, mi piacerebbe sedermi accanto a Carlos Ruiz Zafòn, autore che amo profondamente per la sua forza narrativa e di visione. Gli chiederei questo: “Scrivendo, Daniel, il protagonista de L’ombra del vento, rincorre un enigma che finisce per rivelare la sua verità più profonda. Le è mai accaduto qualcosa di simile mentre scriveva?” Perché io, leggendo Zafòn, ho trovato la mia.

Daniele: Premessa: non ho un solo autore preferito. Ci sono scrittori che hanno segnato profondamente e, in qualche misura, indirizzato la mia sensibilità non solo letteraria. E sono tanti, classici e non.

Di recente, di fronte alle sempre più evidenti storture di questa nostra società postindustriale, mi è capitato di chiedermi come Giovanni Verga, con quel canone dell’impersonalità che rendeva le sue novelle e i suoi romanzi duri e spietati atti di denuncia dei problemi sociali dell’Italia postunitaria, racconterebbe il nostro Paese oggi.

Sarei intimidito, la prenderei probabilmente da molto lontano, ma a un certo punto sicuramente gli direi: “Maestro, avrei un favore da chiederle…”

Salotto Giallo ringrazia gli autori per la disponibilità all’intervista.

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