Il ghigno d’avorio di Ross MacDonald

Il ghigno d'avorio Salotto Giallo

Recensione di Tiziana Cavanna

Rubrica a cura di Cristiano Colombo e Katya Fortunato

TRAMA

Una donna dal volto severo, vestita con una stola di visone blu e ricoperta di diamanti, assume Lew Archer per rintracciare la sua ex cameriera perché sostiene che le ha rubato alcuni gioielli. Nonostante Archer si renda conto di essere vittima di un raggiro, la sua curiosità – e il compenso – lo inducono ad accettare il caso.

Rintraccia la cameriera in uno squallido motel di una cittadina degradata, ma la trova morta nella sua stanza con la gola tagliata. Archer scava sempre più a fondo fino a imbattersi in una rete di inganni e intrighi, dominata dagli allibratori di Detroit, da mogli scaltre e bellissime, abili nell’arte del triplo gioco, e con al centro un giovane erede che sembra essere misteriosamente scomparso nel nulla.

Il Ghigno d’avorio, romanzo dello scrittore americano-canadese Ross MacDonald, è un giallo hard-boiled che ci riporta negli anni ’50, al centro di un’indagine poliziesca
particolarmente intricata.

La vicenda prende il via con l’arrivo, nell’ufficio del detective privato Archer, di una donna elegante e ambigua, che gli chiede di rintracciare Lucy Champion, una giovane infermiera afroamericana accusata di aver rubato dei gioielli.

Sebbene Archer intuisca che la sua cliente non è sincera, accetta comunque il caso, che lo condurrà in un’indagine costellata di menzogne, medici ambigui e figure criminali.

Protagonista del romanzo è il detective Lew Archer: il classico investigatore disilluso, ironico e cinico, ma animato da un profondo senso di giustizia.

È un investigatore privato che si muove ai margini della legalità, solitario e spigoloso.

Intorno a Lew Archer ruotano numerosi personaggi secondari, a cominciare dalla sua cliente: una donna manipolatrice dal passato oscuro che si fa chiamare semplicemente Una.
Ci sono poi Lucy Champion, un’infermiera che verrà ritrovata morta in una stanza di un motel squallido; Charles Singleton, un uomo scomparso appartenente a una ricca famiglia; i Durano, una famiglia criminale di stampo mafioso; Alex, un giovane innamorato sospettato di omicidio; e infine il dottor Benning con sua moglie.

Ogni personaggio è descritto con attenzione e contribuisce a comporre un puzzle complesso e intricato.

Ross MacDonald

Nato da genitori canadesi, Kenneth Millar si è laureato presso la Michigan University. Nel 1938 ha sposato la scrittrice canadese Margaret Sturm che diverrà poi nota nel mondo letterario col nome di Margaret Millar.

Ha pubblicato dapprima con il suo nome, poi ha coniato il proprio pseudonimo in più fasi (John Macdonald, John Ross Macdonald).

Con questi nomi d’arte ha scritto le storie dell’investigatore Lew Archer e ha conseguito prestigiosi premi letterari.

È morto all’età di 67 anni per Alzheimer; essendo già morta l’unica figlia Linda Jane, gli sono sopravvissuti la moglie Margaret e il nipote.

È considerato un maestro dell’hardboiled ed è stato accostato a Dashiell Hammett e Raymond Chandler con i quali forma il “triangolo d’oro” di questo particolare genere letterario. 

Con Il ghigno d’avorio, Ross MacDonald ci conduce nella California degli anni ’50, tra squallidi motel, locali notturni, alberghi decadenti e strade polverose.

Non è il classico sogno americano, ma piuttosto un luogo corrotto e desolato, carico di segreti e misteri.

La trama del romanzo si presenta come un vero e proprio puzzle: ogni indizio genera nuove domande, ogni personaggio cela una verità. L’indagine, che inizia con la scomparsa di una giovane infermiera, si intreccia con quella di un ragazzo svanito nel nulla e prosegue con eventi sempre più complessi.

La lettura risulta molto coinvolgente grazie alla scrittura fluida e diretta, ai capitoli brevi e alle descrizioni dettagliate.

Il romanzo è ricco di colpi di scena e riesce a mantenere alta la tensione fino alla fine.

MacDonald affronta anche temi delicati come il razzismo, la corruzione, la fragilità dei rapporti familiari e il potere del denaro. Il ghigno d’avorio non è solo un’indagine su un crimine, ma anche un’esplorazione dell’animo umano e delle sue contraddizioni.

Con una scrittura densa di metafore, dialoghi taglienti e uno stile che alterna ironia e malinconia, l’autore riesce a catturare il lettore capitolo dopo capitolo.

Il ghigno d’avorio è un noir che va oltre l’indagine, mettendo in luce le molteplici sfaccettature dell’essere umano

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