Sottoterra di Fabio Ferrari

Sottoterra Salotto Giallo

Recensione di Emanuela Ferrara

TRAMA

Dopo la morte della moglie, Remo è in fuga dalla sua vita e da se stesso. Il suo peregrinare lo conduce a Lorino, in Emilia Romagna, un paese apparentemente placido adagiato tra le pieghe di un territorio in cui il tempo sembra essersi fermato, stagnante come le paludi che fino a poco tempo prima ne ricoprivano il terreno e nascondevano tesori.

Ma Lorino non è un posto come gli altri. I suoi abitanti, sospettosi e ostili verso gli estranei, sembrano tutti alla ricerca di qualcosa e vivono circondati da storie che si sussurrano appena: nutrie che scavano gallerie sotterranee, luci verdi che danzano nei campi di notte, e un ordine ferreo che vieta di scavare la terra. I bambini parlano di una città nascosta sotto i piedi e del misterioso “popolo del Sottosopra”.

Quando una coppia di coniugi scompare e i loro corpi vengono ritrovati in circostanze inquietanti, Remo si ritrova invischiato in un intrico di segreti, rancori e leggende che affondano le radici nel passato oscuro di Lorino. Un romanzo magnetico e inquietante, dove l’eco del passato si mescola ai misteri del presente, trascinando il lettore in una spirale di tensione e meraviglia.

Scavare non è mai una buona idea. Che si tratti del passato o della terra, nel romanzo d’esordio di Fabio Ferrari impugnare una pala e dissotterrare ricordi o segreti è sempre un gesto profondamente sbagliato.

Sottoterra non è un giallo, non è un thriller, non è nemmeno un romanzo di narrativa tradizionale.

Difficile incasellare Fabio Ferrari: il suo esordio sfugge alle etichette. Si legge come un testo intimista, come un mistero, come un romanzo storico. È, soprattutto, un libro scritto con grande cura, in cui ogni elemento trova il suo posto, e dove gli schemi non servono a nulla.

È la storia di un viaggio, lontano dalla città natale e vicino alle profondità dell’animo umano. Sottoterra, volendo racchiuderlo in un’unica parola, è menzogna.

Fabio Ferrari inventa un paese dell’Emilia-Romagna, Lorino, e lo popola di personaggi che mentono: mentono a sé stessi, agli altri, e alla memoria. Tutti, tranne i bambini e gli animali. Solo loro conoscono davvero ciò che la terra — o l’anima — può nascondere.

Basterebbe ascoltarli, sin dall’inizio, per comprendere cosa sia accaduto, e cosa stia accadendo ancora. Per capire che l’unico modo per liberarsi dal peso del passato è vivere nella trasparenza.

Da dove l’uomo venisse era irrilevante, contava più dove non era diretto: non era diretto in nessun luogo

Perdere la bussola in questa vita terrena non è poi così difficile. A volte basta un lutto, come nel caso di Remo, il protagonista. Altre volte basta il contrasto tra pensieri, ideali, verità taciute. Lorino — non-luogo per eccellenza — è il teatro in cui si muovono anime smarrite, in cerca di una direzione, di un appiglio, di un senso.

Il difficile è ritrovarsi. È trovare la forza di non lasciarsi schiacciare dal passato, imparando invece a cogliere ciò che la memoria può ancora insegnare, che sia collettiva o personale.

È la Collina della Memoria. L’han tirata su per ricordare la guerra, con la terra che hanno cavato dal canale. Siccome è un segno di pace, ci hanno piantato gli ulivi

Fabio Ferrari

Fabio Ferrari è nato a Milano ed è cresciuto a Limbiate, paese in provincia di Monza e Brianza.

Appassionato di scrittura fin da bambino, ha viaggiato per anni in cerca di parole nuove e di un luogo in cui mettere radici, finché non ha trovato la sua dimensione ideale vicino al mare, nella campagna romagnola e dal 2014 vive a Russi, in provincia di Ravenna.

Negli ultimi anni è stato un allievo di Bottega Finzioni, dove ha frequentato il Corso di Fiction nel 2019, il Corso di Letteratura e il Corso Avanzato nel 2020, e da cui è stato selezionato per il Gruppo Studio nel 2021.

Ha vinto la X edizione del Premio Inedito con il racconto Lezioni di lingua e la menzione speciale nella XIX edizione con il racconto Torta di mele.

Con un testo lungo è arrivato tra i primi dieci finalisti nella sezione inediti del Premio Zeno del 2020; lo stesso anno ha ottenuto la pubblicazione del racconto Origine nell’antologia Racconti di Milleparole, in quanto finalista del concorso indetto da Raffaelli Editore.

Sottoterra è il suo primo romanzo.

Peccato che, spesso, come racconta Fabio Ferrari, la memoria non sia quella giusta. La si costruisce a uso e consumo di chi preferisce l’oblio alla verità, per nascondere qualcos’altro.E quando ci si accorge che è tutto una farsa, rimane un’unica, triste via: la dimenticanza.

…penso di capire perché le piace Lorino. È per via della dimenticanza. […] c’è qualcosa in questo paesaggio che stordisce, siamo come moscerini sotto il sole, giriamo tutti in tondo. È tutto così ordinato, si ripete identico: i filari, le colture, le stagioni, gli anni. Col tempo sembra che sia fatto così il mondo. Che sia fatto così Dio. Dopo un po’ ti dimentichi che esiste altro fuori da qui.

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