Sarah Susanne e lo scrittore di Éric Reinhardt

Sarah, Susanne e lo scrittore Salotto Giallo

Recensione di Alessandra Isabella Spanò

A cura di Cristina Casareggio

TRAMA

Sarah, una quarantaquattrenne altoborghese, sposata e madre di due figli, ha deciso di raccontare la sua storia a uno scrittore affinché questi la trasformi in un romanzo. Cambieranno alcuni dettagli: la protagonista si chiamerà Susanne, farà un lavoro diverso, vivrà a Digione e non in Bretagna, in un elegante appartamento anziché in una villa fuori città.

La vicenda che ha stravolto la vita della donna rimarrà però la stessa. Dopo più di vent’anni di matrimonio, Sarah (Susanne) non si sente più amata come un tempo; il marito è sempre meno presente e ogni sera si ritira nel suo studio lasciandola sola con i figli. Come se non bastasse, lei si rende conto che lui possiede il settantacinque per cento della loro casa coniugale, e non la metà, come aveva sempre pensato.

Turbata, chiede al marito di riequilibrare l’assetto immobiliare e di essere più partecipe nella routine domestica, ma lui la ignora. Decide quindi di allontanarsi da casa per qualche tempo in modo da metterlo sotto pressione, ma questa decisione porterà a un susseguirsi di eventi del tutto imprevedibili: quando, alcuni mesi dopo, lei tenterà la riconciliazione, scoprirà che suo marito non è l’uomo che credeva.

Quale sarà la reazione di Sarah? E quella di Susanne?

Pubblicato nel 2023, (titolo originale Sarah, Susanne et l’écritoire), segna una tappa di rilievo nella produzione letteraria di Éric Reinhardt, autore francese noto per la complessità architettonica delle sue narrazioni e per l’intensità con cui scandaglia le tensioni tra vita interiore e realtà sociale.

In Sarah, Susanne e lo scrittore, Reinhardt esplora il potenziale di emancipazione personale attraverso la scrittura, in un dialogo sotterraneo ma persistente con la letteratura femminile, senza rinunciare alla cifra stilistica che lo ha reso uno degli autori più raffinati della narrativa francese contemporanea.

Il libro, nato da una collaborazione reale con una lettrice che ha ispirato il personaggio di Sarah, è al contempo esercizio di stile, indagine psicologica e manifesto etico. La narrazione si sviluppa su un doppio registro, intrecciando la voce dell’autore con quella delle protagoniste, in una messa in scena metanarrativa che sfuma i confini tra finzione e verità biografica.

Si colloca nel territorio ibrido del romanzo psicologico e di formazione e assume le fattezze di una confessione in differita, di una narrazione interposta, dove la voce maschile si fa canale per l’espressione dell’esperienza femminile, rinunciando – almeno in parte – alla propria centralità come autore.

Sarah, Susanne e lo scrittore pertanto è un’opera che sfida la canonica classificazione di genere e che si inscrive nelle più recenti riflessioni sulla scrittura post-autobiografica.

Éric Reinhardt

Nato a Nancy nel 1965, è scrittore, drammaturgo e curatore di libri d’arte. Ha pubblicato nove romanzi, tra cui L’amore e le foreste (2014), successivamente adattato in una versione cinematografica. 

Sarah, Susanne e lo scrittore, il suo ultimo romanzo, è stato finalista al prix Goncourt, al prix Médicis e al grand prix du roman de l’Académie française.

Vive a Parigi.

L’universo narrativo costruito da Reinhardt è eminentemente interiore: non si tratta di un mondo esterno riccamente dettagliato, quanto di un paesaggio mentale dove emozioni, ricordi e desideri si condensano in luoghi simbolici – lo scrittore, lo spazio della scrittura, è il più emblematico di questi.

La città, gli uffici, gli ambienti domestici restano sullo sfondo, sfocati, strumenti funzionali per mettere in rilievo i moti dell’animo. In questo senso, la costruzione del mondo è un prolungamento della psiche dei personaggi, riflette i loro conflitti interni e si modella attorno ai processi di trasformazione personale.

È una geografia relazionale e simbolica, non topografica, che fa del testo stesso una sorta di mappa emotiva.

La struttura del romanzo si articola in modo dialogico e riflessivo, alternando la narrazione in terza persona – focalizzata su Sarah – con la voce di Reinhardt stesso, che interviene come narratore interno ed esterno.

Sarah, Susanne e lo scrittore adotta una forma circolare e speculare. L’inizio e la fine si richiamano a vicenda, creando un effetto di chiusura che non è conclusione, ma apertura sul reale, sulla vita oltre la pagina. Le digressioni, le riflessioni sull’atto narrativo e la ripetizione di certi motivi simbolici, costituiscono una struttura che ricorda la spirale più che la linea retta: ogni ritorno è un approfondimento, una discesa ulteriore nel nucleo del testo.

Al centro di Sarah, Susanne e lo scrittore vi è il tema della libertà individuale, in particolare della libertà femminile, intesa non come rottura spettacolare, ma come conquista interiore e quotidiana. La scrittura diventa lo strumento attraverso cui articolare e affermare questa libertà: è, per Sarah, un gesto sovversivo e terapeutico. Il romanzo riflette inoltre sul potere della narrazione di trasformare la realtà, di rendere dicibile ciò che resta sommerso. Il tema dell’ascolto – dello scrittore che si fa ricettore di una storia altrui – interroga la responsabilità etica dell’autore e i limiti della rappresentazione. Infine, Sarah, Susanna e lo scrittore esplora la tensione tra identità imposta e identità scelta, tra ruolo sociale e autenticità.

Reinhardt impiega uno stile stratificato, lirico e riflessivo, che alterna i registri con grande maestria. Le frasi lunghe, sinuose, scandiscono il ritmo del pensiero più che dell’azione, conferendo alla narrazione un tono contemplativo. Le metafore ricorrenti – lo scrittore, il silenzio, il vuoto – costruiscono un universo simbolico coeso.

L’uso del discorso indiretto libero e del monologo interiore consente una profonda immersione nella coscienza di Sarah, mentre le digressioni metanarrative instaurano un rapporto critico con il lettore.

L’ibridazione tra forme epistolari, memorie e riflessioni d’autore genera una polifonia narrativa che è uno dei tratti distintivi dell’opera.

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