Recensione di Francesca Pica
TRAMA
Roma, 1946. La guerra è finita e l’Italia, sconfitta, è un Paese in ginocchio, che cerca una rinascita dopo anni di povertà, dolore e sangue. Arcieri è stato promosso maggiore, ma, come il resto della popolazione, ha perso la sua stabilità e non riesce a vedere un futuro radioso davanti a sé.
Tutto si sta sgretolando: l’amore della sua vita, Elena, vuole emigrare, e nell’Ufficio I, che ha preso il posto del SIM, il Servizio segreto per cui lavora, è stato relegato a un ruolo marginale. Non è quindi così stupito quando il Comandante, suo ex capo estromesso tempo prima dal Servizio, lo recluta in via confidenziale per cercare di salvare ciò che resta dell’intelligence italiana, anch’essa uscita malconcia dalla guerra.
Quella che all’inizio sembrava un’indagine informale si trasforma ben presto in un gioco pericoloso, pieno di insidie, dove sono coinvolti i due fronti alleati vittoriosi: da un lato americani e inglesi, dall’altro i russi, a contendersi in segreto le sorti dell’Italia. Arcieri dovrà giocarsi tutto, compresa la sua stessa sopravvivenza, per venirne a capo, alla vigilia del referendum popolare che cambierà le sorti del Paese, restituendogli la speranza in un futuro di democrazia.
1946. Un anno dalla Liberazione e dalla fine della Seconda Guerra Mondiale. “Il vento di giugno” si apre con uno strano incidente stradale per le vie di Firenze e subito dopo Gori ci descrive il nostro Bruno Arcieri.
Era a disagio: stanco, deluso, sfiduciato.
Un Bruno Arcieri diverso da quello che Gori ci ha fatto conoscere negli altri romanzi della serie, ma la guerra ( e le guerre intestine ai servizi segreti) ha cambiato anche lui, così come è cambiata la sua Firenze:
Arcieri poteva evitare la folla incattivita del centro, rancorosa, priva di carità, un po’ laida. O forse quella era l’immagine della sua propria anima, pensò. Forse donne, uomini e ragazzi di via Maggio, di San Frediano, erano al contrario la vera forza della città, rappresentavano quell’energia di rinascita che in lui non c’era più, oppure era sepolta soltanto in profondità da non saper trovare il modo di recuperarla.
Ma per Arcieri non è ancora giunto il tempo delle disquisizioni storico – filosofiche, perché il suo vecchio Comandante ha una nuova missione per lui.
E così, spinto anche dalla freddezza del rapporto con la sua Elena, Arcieri accetta e torna a Roma per indagare su quelle strane morti che coinvolgono gli uomini più fidati del suo ex capo e che vogliono distruggere internamente i servizi e minare il futuro italiano.
Il futuro di un’ Italia da ricostruire e costruire, dove tutti hanno interessi ma pochi amor patrio. E così Arcieri torna a Roma per indagare, una Roma diversa da quella che aveva lasciato, una Roma che descrive pienamente la nazione di cui è capitale:
impoverita e moralmente degradata, ne era la perfetta rappresentazione: un nido di spie, impegnate in intrighi internazionali in cui non era più evidente chi fossero i nemici e gli alleati, chi tramasse contro chi.
Arcieri dovrà districarsi tra nemici, finti amici, spie e cercare di dipanare una matassa che è molto più grande di lui, perchè maggiore è la fetta di potere da spartire, più affamati saranno i commensali. E il potere dipende da una decisione che cambierà la storia italiana: Repubblica o Monarchia.
Solo, indifeso, nonostante l’arma che stringeva in mano. Preda di tutti: dei banditi, dei tagliagole, dei nemici del Servizio, della Commissione per l’epurazione politica.

Leonardo Gori
Leonardo Gori è uno scrittore italiano, autore del ciclo di romanzi di Bruno Arcieri, capitano dei Carabinieri nell’Italia degli anni Trenta.
Il primo romanzo, Nero di maggio, si svolge nella Firenze nel 1938; seguono Il passaggio, La finale, L’angelo del fango (Premio Scerbanenco 2005), Musica nera, Lo specchio nero e Il fiore d’oro, gli ultimi due scritti con Franco Cardini.
La serie di romanzi è in corso di riedizione in TEA.
Ha scritto anche thriller storici ed è stato co-autore di saggi sul fumetto e forme espressive correlate (illustrazione, cinema, disegno animato)
Leonardo Gori ne Il vento di Giugno descrive l’aria che si respirava alla vigilia del Referendum del 2 giugno 1946.
Come in tutti i suoi romanzi, la fantasia si mescola sapientemente all’accuratezza storica tanto che il lettore spesso si chiede se Bruno Arcieri sia davvero esistito e se le sue indagini abbiano davvero influenzato la storia italiana.
Il vento di giugno è un romanzo storico, ma è allo stesso tempo una spy story in cui non mancano doppiogiochisti, spie, gente pronta a vendere informazioni vere o inventate al miglior offerente, dove la verità storica si mischia alla fantasia.
Un romanzo dove non ci sono eroi o antieroi, Il vento di giugno è:
una storia di morte, in un Paese che anela alla speranza, in cui anche lo spettacolo più triviale è sintomo della vita che erompe.
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