Recensione di Cristiano Colombo

A cura di Cristiano Colombo e Katya Fortunato
TRAMA
Un uomo e un bambino, padre e figlio, senza nome. Spingono un carrello, pieno del poco che è rimasto, lungo una strada americana. La fine del viaggio è invisibile. Circa dieci anni prima il mondo è stato distrutto da un’apocalisse nucleare che lo ha trasformato in un luogo buio, freddo, senza vita, abitato da bande di disperati e predoni. Non c’è storia e non c’è futuro. Mentre i due cercano invano più calore spostandosi verso sud, il padre racconta la propria vita al figlio.
Ricorda la moglie (che decise di suicidarsi piuttosto che cadere vittima degli orrori successivi all’olocausto nucleare) e la nascita del bambino, avvenuta proprio durante la guerra. Tutti i loro averi sono nel carrello, il cibo è poco e devono periodicamente avventurarsi tra le macerie a cercare qualcosa da mangiare. Visitano la casa d’infanzia del padre ed esplorano un supermarket abbandonato in cui il figlio beve per la prima volta un lattina di cola.
Quando incrociano una carovana di predoni l’uomo è costretto a ucciderne uno che aveva attentato alla vita del bambino. Dopo molte tribolazioni arrivano al mare; ma è ormai una distesa d’acqua grigia, senza neppure l’odore salmastro, e la temperatura non è affatto più mite. Raccolgono qualche oggetto da una nave abbandonata e continuano il viaggio verso sud, verso una salvezza possibile…
Pubblicato nel 2006 dalla Alfred A. Knopf, La Strada è il decimo romanzo di Cormac McCarthy.
Tradotto in Italia da Einaudi, questo libro ha guadagnato il Premio Pulitzer per la narrativa nel 2007, imponendosi come uno dei capolavori letterari del XXI secolo.
La Strada, il libro che il Nobel teme
Provocazione iniziale: sì, La Strada non è solo un libro.
È una bestemmia per tutti gli scrittori che hanno mai pensato di essere bravi.
È il romanzo che dimostra quanto sia ridicolo il resto della produzione letteraria mondiale quando viene confrontato con la potenza essenziale di Cormac McCarthy.
McCarthy ha preso ciò che i classici, i moderni e i postmoderni hanno sempre faticato a definire – il senso dell’umanità – e l’ha scolpito in una narrazione che sembra biblica nella sua semplicità e devastante nella sua forza.
McCarthy ha creato qualcosa che non si può semplicemente leggere; si vive, si respira, si sopporta.
La prosa di McCarthy è tanto essenziale quanto devastante.
Non troverai dialoghi scintillanti, descrizioni barocche o frasi che cercano di impressionare.
Troverai invece parole che sembrano scolpite nella roccia, pensieri distillati fino alla loro essenza, frasi che colpiscono come traumi.
Leggere La Strada è come subire un bombardamento emotivo, dove ogni parola è un frammento di verità.
Portiamo il fuoco
dice il padre.
Tre parole, eppure l’intero senso della condizione umana sembra racchiuso lì.
Se mai qualcuno ti dirà che la semplicità è banale, regalagli questo libro.
McCarthy dimostra che non è la lunghezza di una frase a darle forza, ma la sua capacità di farsi strada nella tua anima.
Fa quasi ridere pensare che ci sia qualcuno che critica McCarthy per il suo stile essenziale.
È come lamentarsi che un diamante è troppo piccolo: l’essenza è tutta lì, compressa, pura, indistruttibile.
Ogni parola è scelta con precisione chirurgica.
Ogni frase è una sinfonia di disperazione e speranza.
Un’umanità che non si arrende
La Strada non parla di eroi.
Parla di sopravvissuti.
E in questo è più vero della maggior parte delle opere letterarie che tentano di esplorare la condizione umana.

Cormac McCarthy
Cormac McCarthy (nato Charles Joseph McCarthy Jr.; Providence, 20 luglio 1933 – Santa Fe, 13 giugno 2023) è stato uno scrittore, drammaturgo e sceneggiatore statunitense.
McCarthy ci mostra che, quando tutto è perduto, resta solo il legame umano.
Non si tratta semplicemente di un padre e un figlio.
Si tratta dell’umanità stessa che si aggrappa al baratro.
Tra orrori indicibili e momenti di pura desolazione, ci sono attimi di tenerezza così sincera che quasi ti senti in colpa per averli letti, come se avessi violato qualcosa di sacro.
La loro lotta non è solo per sopravvivere, ma per preservare l’idea stessa di umanità.
È una storia di amore, sacrificio e speranza.
Un Nobel che non arriva? Ridicolo.
È comico – quasi tragico – che Cormac McCarthy non abbia ricevuto il Nobel.
Ma forse è proprio La Strada la ragione di questa omissione.
Non è un romanzo che si preoccupa di adulare il lettore o il critico.
Non è consolatorio, non è edificante.
È troppo vero, troppo brutale nella sua onestà.
Forse il comitato del Nobel è spaventato da libri che non danno risposte, ma solo domande.
Domande che non ci lasciano dormire, che ci costringono a confrontarci con la nostra fragilità, con la caducità della civiltà, con il fatto che siamo solo un respiro lontani dal baratro.
Se il mondo fosse giusto, La Strada sarebbe già nei manuali di storia, non solo della letteratura, ma della civiltà umana.
È un monito, un inno, una mappa per il nostro cuore.
Leggere La Strada significa affrontare la propria umanità, e forse capire che, anche quando tutto è perduto, c’è ancora qualcosa per cui vale la pena camminare.
E se non hai ancora letto questo libro, fallo subito. Potresti scoprire una parte di te che non sapevi esistesse.
E quella parte potrebbe piacerti.
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