Recensione di Alessandra Isabella Spanò

A cura di Cristina Casareggio
TRAMA
Nel cuore nero del cosmo, sei astronauti viaggiano in orbita attorno alla Terra, a bordo di una stazione spaziale. Vengono dall’America, dalla Russia, dall’Italia, dalla Gran Bretagna e dal Giappone, e sono partiti per studiare il silenzioso pianeta blu, su cui scorre intensa la vita da cui sono esclusi: un matrimonio in crisi, un funerale, un fratello ammalato, un tifone che minaccia devastazione.
Li vediamo nei brevi momenti di intimità in cui preparano pasti disidratati, fanno ginnastica per non perdere massa, dormono a mezz’aria in assenza di gravità, stringono legami tra loro per sottrarsi alla solitudine. Ognuno è preso dai propri pensieri e dal proprio passato terrestre, ma più scorre il tempo più cominciano a sentirsi parti di un unico corpo – Pietro la mente, Anton il cuore, Roman le mani, Chie la coscienza, Shaun l’anima e Nell il respiro.
Profondo e commovente, Orbital è un canto d’amore alla bellezza dell’universo e del nostro pianeta, che osservato da lontano diventa prezioso e precario, un gioiello sospeso nell’infinito, un paradiso da proteggere.
Con voce incantata, Samantha Harvey ci ricorda che di fronte all’immensità del tempo e dello spazio siamo solo piccole foglie al vento, e che la nostra esistenza è scritta dal futuro che riusciamo a sognare.
Samantha Harvey, autrice britannica nota per la sua scrittura raffinata e sperimentale, con Orbital, pubblicato in lingua originale nel 2023, si addentra in un territorio narrativo ambizioso e ricco di stratificazioni tematiche.
Orbital si distingue per la sua capacità di coniugare una visione intima della condizione umana con una prospettiva ampia e quasi cosmica, unendo introspezione psicologica e riflessione filosofica.
Sebbene la premessa narrativa possa suggerire un’appartenenza alla fantascienza, Orbital si distacca dai canoni del genere, evitando elementi narrativi tradizionali come la progressione lineare della trama, il conflitto centrale o la costruzione di un universo tecnologico iper-dettagliato.
Orbital si colloca piuttosto nell’ambito della letteratura speculativa e del realismo filosofico, avvicinandosi alla prosa lirica e all’esplorazione della coscienza individuale.
L’ambientazione spaziale diviene un pretesto per un’indagine sulla condizione umana e sullo scorrere del tempo.
L’ambientazione di Orbital è tanto concreta quanto astratta.
La stazione spaziale viene descritta con una precisione scientifica essenziale.
Colloca i personaggi in un contesto realistico senza tuttavia soffermarsi in dettagli tecnici o iper-descrittivi. L’elemento centrale della costruzione del mondo è la Terra vista dallo spazio.
Il pianeta, in continua trasformazione sotto gli occhi degli astronauti, diventa simbolo del passaggio del tempo e della fugacità dell’esistenza. Il romanzo gioca sulla contrapposizione tra la vastità cosmica e l’intimità dei pensieri umani, tra il microcosmo della stazione spaziale e l’immensità dell’universo.
La narrazione si sviluppa attraverso episodi e impressioni, alternando momenti di routine quotidiana a digressioni filosofiche e introspezioni psicologiche. Il tempo narrativo è ciclico e ripetitivo, riflettendo la condizione degli astronauti, i cui giorni sono scanditi da ritmi fissi e rituali invariabili.
Questa struttura rispecchia anche la natura della memoria e della percezione umana, sottolineando la difficoltà di definire confini netti tra passato, presente e futuro.
I personaggi di Orbital non sono definiti in modo tradizionale, ma emergono attraverso frammenti di pensiero e sensazioni.
La loro individualità si dissolve nella collettività dell’equipaggio, riflettendo il senso di anonimato e sospensione che caratterizza l’esperienza spaziale.
Nonostante ciò, ognuno porta con sé memorie, desideri e paure, che si manifestano in brevi istantanee interiori.
La mancanza di una caratterizzazione dettagliata enfatizza il senso di universalità del romanzo. Gli astronauti non sono tanto individui quanto archetipi dell’umanità.

Samantha Harvey
Samantha Harvey è una delle maggiori autrici in lingua inglese, già selezionata al premio Betty Trask, all’Orange Prize for Fiction, al Guardian First Book Award, al James Tait Black Prize e il Baileys Women’s Prize.
Vive nel Regno Unito e insegna scrittura creativa alla Bath University. È autrice, tra gli altri, di Vento dell’ovest (Neri Pozza, 2020). Con Orbital ha vinto all’unanimità il Booker Prize 2024.
Harvey adotta uno stile lirico e impressionistico, caratterizzato da periodi fluidi e musicali, ricchi di metafore e immagini evocative.
La narrazione assume spesso un tono meditativo, con un uso frequente del discorso indiretto libero che permette di fondere pensiero e descrizione in un flusso ininterrotto.
La sintassi e il ritmo della prosa riflettono l’alternanza tra immobilità e movimento, tra la routine degli astronauti e l’incessante mutamento della Terra sotto di loro.
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