Spazio a cura di Claudia Pieri e Samuela Moro
Intervista a cura di Samuela Moro
Gradita ospite di oggi del nostro spazio dedicato alle interviste con gli autori “In salotto con…” Cristina Rava
Cristina Rava vive ad Albenga, sulla Riviera di Ponente, dove sono ambientati i suoi libri.
Dopo inconcludenti studi di medicina, ha lavorato nel settore dell’abbigliamento e successivamente in campagna, ma sempre con la scrittura come efficace salvagente per galleggiare nella vita.
Già autrice di due raccolte di racconti e di una memoria storica, tutte legate al territorio ligure, dal 2007 ha intrapreso la via del noir con alcuni romanzi pubblicati da Fratelli Frilli tra il 2006 e il 2012.
Per Garzanti ha pubblicato i romanzi Un mare di silenzio (2012) e Dopo il nero della notte. Un’indagine di Ardelia Spinola (2014), entrambi aventi come protagonista il medico legale Ardelia Spinola.
Per Rizzoli ha pubblicato Di punto in bianco (2019), I segreti del professore (2020), Il pozzo della discordia (2021), Il Tessitore (2022) e Il sale sulla ferita (2023) con il quale ha vinto il Premio Giorgio Scerbanenco per il Cinema 2024.
Dalla parte del ragno è il sesto episodio delle serie più amate nel catalogo Nero Rizzoli a cui nel 2025 fa seguito Degna Sepoltura. Proprio in occasione della pubblicazione di questo nuovo capitolo della serie con protagonisti il Commissario Rebaudengo e il medico legale Ardelia Spinola (recensione di Samuela Moro disponibile a questo link), abbiamo chiesto alla scrittrice di rispondere ad alcune domande per un’intervista.
Salotto Giallo: In Degna sepoltura tornano la Spinola e Rebaudengo ma anche molti altri personaggi e luoghi familiari ai suoi lettori affezionati. Come vive la sfida di scrivere sempre qualcosa di nuovo su personaggi e luoghi già conosciuti? Quali sono le difficoltà, se ce ne sono, nello scrivere una serie così fortunata?
Le difficoltà presenti sempre presenti quando si inizia un lavoro. Si devono studiare strategie, trovare soluzioni, mantenere l’equilibrio.
L’idea è qualcosa che nasce piccola e cresce, come un seme, e spesso si sviluppa in una regione della mente sulla quale non abbiamo pieno controllo razionale. Man mano che affiora, si definisce, si rinforza e procede verso quello che sarà lo sviluppo definitivo e il suo epilogo.
Inserire una vicenda in un contesto di personaggi noti per me è un vantaggio, perché mi muovo in un habitat già condiviso e amato da lettrici e lettori.
Nei suoi romanzi l’indagine poliziesca si intreccia sempre con una profonda esplorazione dell’animo umano, soprattutto nel suo lato più oscuro. Quali sono stati, se ci sono stati, gli aspetti psicologici più complessi da raccontare in Degna Sepoltura?
La difficoltà per uno scrittore è raccontare le vite degli altri senza mai dimenticare il rispetto per l’alterità. I miei personaggi non sono me e reagiscono in modi differenti dai miei. Altrimenti la storia altro non sarebbe che una mostruosa mongolfiera gonfia di auto narrazione.
Noi scrittori raccontiamo soprattutto la sofferenza, ognuno di noi a modo proprio. Io amo credere alla possibilità della speranza, come nel vaso di Pandora. Nello specifico della domanda, ho ragionato molto sul disagio della post adolescenza e sulla schizofrenia.
Anche in Degna sepoltura, come in Dalla parte del ragno tra gli altri, il lettore si trova a combattere tra emozioni opposte. Da un lato la speranza e la fiducia nelle relazioni, testimoniate dai legami di amicizia dei protagonisti, ad esempio. Dall’altro l’oscurità e l’inquietudine per i fatti più brutali della storia. Come si pone Cristina Rava nei confronti di questa dicotomia, così attuale e contemporanea?
Mi pongo da attenta osservatrice della realtà, senza mai spegnere lo scanner che mi permette di registrare e riprodurre il bene e il male in modi credibili.
Il giudizio spetta ai giudici. Allo scrittore il racconto. Anche quando racconto gli aspetti aberranti della devianza, cerco di farlo in modo etico. I buoni sono già buoni, non hanno bisogno della nostra benedizione.
I suoi libri non sono mai apertamente didascalici, ma offrono uno sguardo lucido sulle contraddizioni della società, pur intrattenendo con le loro trame investigative, legate al genere. Quando scrive, sente il peso della responsabilità di raccontare la realtà, oppure lascia che siano i personaggi a guidarla?
I personaggi sono rappresentazioni di un mio personale messaggio, un invito alla lucidità e alla consapevolezza nei confronti dei nostri guai e di quelli altrui.
L’aspetto investigativo è la proiezione della curiosità umana e del bisogno di alcuni di correggere le storture di altri.
Lei scrive da molti anni ed è autrice di questa serie di libri tanto apprezzata dal pubblico. Che consigli si sentirebbe di dare ad un autore o un’autrice emergente?
Leggere, leggere, leggere, prima di cominciare a scrivere. Essere malati di curiosità. E umili. Siamo sempre nani sulle spalle di giganti.
Infine la nostra domanda di rito. Giochiamo con la fantasia. Ha la possibilità di sedersi nel nostro Salotto con il suo autore o autrice preferito/a per fargli una sola domanda: chi invita e cosa gli chiede?
Inviterei Michael Connelly. Tra i suoi personaggi il mio prediletto è Harry Bosch, Hieronymus Bosch. Un combattente severo ma refrattario alle ipocrisie dei riti e dei protocolli.
Avrei talmente tante cose da chiedergli che non riesco a dare la priorità a nessuna. Be’ ditegli che lo ammiro.
Salotto Giallo ringrazia Cristina Rava e Ambretta Senes dell’Ufficio Stampa Rizzoli per la disponibilità all’intervista.

Link d’acquisto:

