Recensione di Samuela Moro
TRAMA
Un rosario nero tra le dita, fiori secchi, un lumino consumato. In una casupola dispersa nella selvatica campagna ligure viene trovato il corpo di un ragazzo: appartiene a Umberto, un adolescente ribelle e insicuro, uscito di casa dopo aver litigato con il padre senza avervi più fatto ritorno.
Quello con cui il medico legale Ardelia Spinola e l’ex commissario Bartolomeo Rebaudengo hanno a che fare questa volta non è un abbandono di cadavere, e nemmeno un occultamento: appare più come una sepoltura, una degna sepoltura. Umberto, però, conduceva la solita vita degli adolescenti di provincia e non aveva nemici.
Chi l’ha ucciso allora? E perché? Per Bartolomeo e Ardelia inizia un’indagine contro il tempo, difficile ma necessaria, perché la giovinezza non è immune al male, spesso lo subisce, talvolta lo compie, ma di certo nessuno dovrebbe morire assassinato a vent’anni.
Cristina Rava torna a raccontare le vicende del Commissario Bartolomeo Rebaudengo e del medico legale Ardelia Spinola nel suo nuovo romanzo, Degna sepoltura.
Con la sua consueta maestria, l’autrice intreccia una storia che non è soltanto un’indagine poliziesca, ma un racconto del lato oscuro dell’animo umano.
Il caso al centro della narrazione ruota attorno al ritrovamento di un cadavere, un mistero che metterà nuovamente alla prova l’intuito della Spinola e il rigore di Rebaudengo.
I due protagonisti, oltre a essere legati sentimentalmente, sono un’affiatata coppia investigativa che si completa alla perfezione.
Ardelia con la sua capacità analitica e la sua sensibilità
Fermarsi a riflettere anche dopo che il corpo è stato portato via è sempre stata un’abitudine di Ardelia (…) La Spinola, forse incurabile sentimentale, attraverso quegli indugi, si illude di carpire qualche minuscolo segreto, come una o poche tessere di mosaico che andranno a riempire buchi per lei non insignificanti. (…) Eppure lei, attraverso queste suggestioni, qualche volta ha indovinato verità nascoste, dimostrate solo in seguito.
Bartolomeo con la sua razionalità sabauda e la sua esperienza maturata sul campo
Chi lo conosce lo chiama e lo chiamerà sempre commissario Rebaudengo, Bartolomeo Rebaudengo, cebano di stretta osservanza, filosofica e gastronomica. Lo sbirro è un profondo conoscitore delle variazioni sul tema del bene e del male, che mutano per tono, intensità, coordinate terrestri, religione e territori.
Insieme, affrontano un’indagine che li porterà a scavare nel torbido della mente umana, rivelando segreti e verità scomode, ma consolidando al tempo stesso la loro relazione e quella con gli amici di sempre.

Cristina Rava
Cristina Rava Vive ad Albenga, sulla Riviera di Ponente, dove sono ambientati i suoi libri.
Dopo inconcludenti studi di medicina, ha lavorato nel settore dell’abbigliamento e successivamente in campagna, ma sempre con la scrittura come efficace salvagente per galleggiare nella vita.
Già autrice di due raccolte di racconti e di una memoria storica, tutte legate al territorio ligure, dal 2007 ha intrapreso la via del noir con alcuni romanzi pubblicati da Fratelli Frilli tra il 2006 e il 2012.
Per Garzanti ha pubblicato i romanzi Un mare di silenzio (2012) e Dopo il nero della notte. Un’indagine di Ardelia Spinola (2014), entrambi aventi come protagonista il medico legale Ardelia Spinola. Nel 2021 è uscito per Rizzoli Il pozzo della discordia.
Accanto a loro, infatti, tornano a popolare le pagine della Rava, gli amici di una vita, personaggi ormai familiari ai lettori, come la pianista Norma Picolit e la governante Doina.
Anche grazie al loro aiuto, Spinola e Rebaudengo, tra un’ottima cena e una bottiglia di buon vino, riescono a districare un caso complesso e dai molteplici risvolti.
Ma a riempire le pagine di Degna sepoltura non sono soltanto i suoi protagonisti così reali, ormai famiglia anche per l’affezionato lettore della scrittrice.
La Riviera di Ponente, con le cittadine di Albenga e Borghetto Santo Spirito si conferma, anche in questo capitolo della serie, elemento essenziale della scrittura dell’autrice.
Cristina Rava ha infatti la straordinaria capacità di intrecciare l’ambientazione delle sue storie alle vicissitudini e alle emozioni dei suoi protagonisti, trasformando i luoghi in scenari vividi e vibranti.
Quando Ardelia si trova lassù, istintivamente sulla linea dell’orizzonte ondulato cerca il mare che non c’è. Una volta raggiunta la rassegnazione, è obbligata a gustare i profumi, i borghi, i viottoli tra campi e boschi, i muggiti provenienti da stalle e pascoli lontani. Tutti questi segnali compiono in lei una sorta di sedazione del male di vivere, allontanano le preoccupazioni e la rendono più coraggiosa. Forse è la forza dalla terra che il mare, liquido, mobile e buio, non è mai riuscito a darle.
Lo stile narrativo della Rava è, come sempre, un punto di forza del romanzo. Alternando con abilità momenti di introspezione psicologica, in cui i personaggi si raccontano con autenticità al lettore, a fasi più dinamiche, caratterizzate da dialoghi incalzanti e sequenze prettamente investigative, la Rava costruisce una narrazione equilibrata. Questa fusione tra riflessione e azione rende la lettura scorrevole e mai prevedibile.
Non mancano, infine, come in ogni noir che si rispetti, il riferimento a tematiche sociali quali la percezione dello straniero, il classismo, lo sbandamento giovanile. La scrittrice ne fa cenno con cognizione di causa, ma senza appesantire la lettura, affrontandole con realismo e pragmaticità e intrecciandole con la vicenda.
Degna sepoltura conferma il talento di Cristina Rava nel creare trame realistiche e personaggi sfaccettati, capaci di coinvolgere il lettore a più livelli.
Un romanzo consigliato non solo agli amanti del noir, ma anche a chi apprezza le storie ben costruite, in cui l’indagine si interseca alla scoperta della complessità dell’animo umano.
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