Recensione di Monica Truccolo
TRAMA
L’ Aquila, 2022. Laura Scimia sta rincasando insieme ai due figli, senza sapere che tutto sta per precipitare. Appena apre la porta, infatti, uno sconosciuto mascherato la aggredisce e, dopo una rapida e vana lotta, seda sia lei sia i bambini.
Quando si risveglia, capisce di essere scivolata all’inferno. Di fronte a lei ci sono i suoi figli, e il killer senza volto la pone di fronte a una scelta impossibile: salvare solo uno dei due. Il fatto sconvolge la città, ancora lacerata dalle cicatrici del terremoto del 2009. Anche perché il mostro, subito battezzato dalla stampa Dilemma, torna a colpire: stesso modus operandi, stessa volontà di costringere le vittime a prendere una decisione straziante.
A indagare è chiamato l’ispettore Gianni Lovita, che a sua volta si trova in una situazione difficile. La madre è morta all’improvviso e ora lui deve gestire la sorella Pia, autistica, con la quale ha perso da anni ogni contatto. Pia vive alienata nel suo mondo fatto di silenzi e serie tv poliziesche, che guarda compulsivamente registrando ogni minuzia.
Ma quando inizia a riferire al fratello astruse frasi che sembrano tratte dai suoi telefilm, Gianni intuisce una verità sconcertante: con la sua memoria prodigiosa e l’attenzione ai dettagli, Pia sta raccogliendo indizi per ricostruire il folle piano di Dilemma… Una coppia di investigatori inedita e memorabile, Gianni e Pia Lovita.
Con Il dilemma del carnefice, Massimo Tivoli consegna un romanzo che non lascia scampo al lettore.
Annaspa con le braccia nel vuoto, a cercare di bloccare l’intruso, giusto il tempo sufficiente a far scappare i figli. Scalcia alla cieca, sbattendo una gamba contro una superficie dura. Il collo del piede esplode di dolore. L’aggressore non ha fatto un fiato. Eppure, lei è sicura di avergli beccato lo stinco. Non se lo spiega, ma se lo immagina uomo.
Laura rientra a casa con i suoi due figli, quando, appena aperta la porta, un individuo mascherato la assale, immobilizzando e sedando sia lei che i bambini. Quando si risveglia, il criminale la costringe a una scelta brutale: salvare uno dei suoi figli, condannando l’altro a morte certa. Il caso sconvolge la piccola cittadina vicino L’Aquila, ancora segnata dalle ferite del terremoto del 2009, e la vicenda assume contorni terrificanti quando il killer torna a colpire.
Le indagini vengono affidate all’ispettore Lovita, che, a causa dell’improvvisa dipartita della madre, si trova a occuparsi di Pia, la sorella affetta da autismo, con cui aveva da tempo perso ogni rapporto.
Pia vive in un mondo tutto suo, fatto di silenzi e gesti ossessivi e immodificabili. Trascorre le sue giornate davanti alla TV, guardando in maniera compulsiva le sue tanto amate serie poliziesche.
«S12E5. Cure a domicilio.» Mi stringo nelle spalle, incapace di decifrarla. Di assassini veri ne ho già troppi, a cui pensare. Mi mancano solo quelli in TV.
Il personaggio di Pia viene sempre descritto con estrema sensibilità, senza mai cadere nella compassione o nel pietismo. Lei decifra schemi, vede connessioni che sfuggono agli altri, districa grovigli inestricabili perché priva di sovrastrutture emotive e quindi non permeabile da pensieri o ipotesi esterne. Attraverso il suo personaggio si apre la strada nei misteri che portano l’assassino a imporre alle sue vittime scelte tanto atroci quanto strazianti.
«Alpha, Zeta, Omega» ripete. «Sei per quattro. In ordine.» «Sì, ma non ho capito qual è questo ordine.» A una a una, Pia posiziona tutte le carte restanti del mazzo, formando infine una griglia di sei colonne e quattro righe. «Alfabeto. In ordine.» «Ah, adesso ho capito.»

Massimiliano Tivoli
Massimo Tivoli (1975) è un professore universitario con la passione per la narrativa. Ha vinto il premio Writers Magazine Italia e il premio Termini Book Festival.
Ha pubblicato racconti per la rivista Writers Magazine Italia e in appendice al Giallo Mondadori, oltre a un romanzo breve che racconti lunghi in collane e antologie.
Il dilemma del carnefice (con il titolo Pia nella bolla) è stato finalista al premio Alberto Tedeschi nel 2024 per il miglior romanzo giallo inedito.
Un romanzo avvincente, una prosa priva di sfumature. Massimo Tivoli ha scritto un’opera ben congegnata, in cui ogni colpo di scena si svela in maniera meticolosa e al momento giusto, senza mai diminuire la tensione. I personaggi sono ben delineati, anche a livello psicologico, in particolare la figura del killer e i suoi omicidi, veri atti di folle espiazione. L’autore riesce ad addentrarsi nei meandri della mente umana, dove risiedono le intenzioni più abbiette, ma anche ferite profonde che fanno emergere fragilità e un bisogno implacabile di vendetta.
«No. Qualsiasi cosa possa fare, dopo un po’, il senso di colpa si fa avanti di nuovo. Ha sempre bisogno di qualcuno che lo assolva.» Fa di nuovo una pausa e di colpo vengo travolto dall’orrore che gli straripa dagli occhi. «Dovete fermarlo voi, perché Dilemma non lo farà.»
A fare da sfondo, l’Aquila post-terremoto in ricostruzione e le sue magnifiche montagne: le cime del Gran Sasso e i ricordi tenerissimi di Lovita, quando da ragazzo percorreva con il padre sentieri meravigliosi, immersi in una natura ancora selvaggia.
«Vedrai, ti piacerà» mi disse. «La vita è come una scalata, Giannì. In vetta non ci arriva il più bravo o il più forte. Ci arriva chi non si arrende alla fatica e alle intemperie. Non te lo scordare.»
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