Recensione di Marco Lambertini
TRAMA
Le notti di Mosca di Enrico Franceschini
Autunno 1999. Sul finire del secolo e del millennio, Selina Masdaev perde il marito e i figli in Cecenia, trucidati dai soldati della Russia post-comunista in una guerra che da anni insanguina le montagne del Caucaso. Negli stessi giorni, in Inghilterra, Jack McLean perde il figlio, vittima collaterale di un attentato contro un avvocato che sa troppe cose sulla corruzione dei nuovi ricchi russi.
Lei reagisce arruolandosi nelle «vedove nere», formazione di ribelli cecene pronte a immolarsi per l’indipendenza della propria terra. Lui si dimette dalle Sas, leggendarie truppe di élite dell’esercito britannico, determinato a scoprire il mandante dell’attacco in cui è morto il suo bambino. Con l’aiuto di Marco Bassani, un giornalista arrivato in Cecenia per un reportage e rimastoci per sfuggire alle accuse emerse sul suo conto in Italia, il destino porta questi due angeli vendicatori ad allearsi in una sfida contro i poteri occulti che da Mosca stendono una ragnatela di affari in tutta Europa.
Il petrolio è il filo sottile che da Grozny, «La Terribile», com’è chiamata la capitale cecena, conduce fino alle cupole del Cremlino, passando per gli uffici sul Tamigi degli 007 di Sua Maestà, per gli studi legali della City e gli chalet di Courchevel, lussuosa località sciistica delle Alpi francesi, prediletta dagli oligarchi russi.
Una feroce volontà di avere giustizia accomuna la vedova ribelle e l’ex commando. Ma da un cieco desiderio di vendetta può nascere l’amore. E una «questione privata» può cambiare il corso della storia. Un thriller sugli intrighi, sui misteri e sulle occasioni perdute della nuova Russia.
La fine della guerra fredda, non ha segnato la “fine della storia”, come qualcuno aveva ipotizzato, ma piuttosto è stata l’inizio di una nuova fase densa di sconvolgimenti geopolitici, di cui stiamo ancora oggi vivendo le tragiche conseguenze.
Le notti di Mosca si svolge alla fine del secolo scorso, dopo la caduta del muro e la fine dell’Unione Sovietica. Sono gli anni delle guerre in Cecenia, una piccola ma strategica repubblica del Caucaso ricca di giacimenti petroliferi.
E proprio una donna cecena è tra i personaggi principali del libro: Selina Mesdaev, madre e moglie di un capo ribelle, ucciso insieme ai figli in un agguato descritto con intensità e crudezza nel prologo. Selina è una donna forte e determinata, tutt’altro che una fanatica religiosa, come molti in quel periodo. In seguito alla morte del marito e dei figli sceglie di dedicare la sua vita a compiere la sua vendetta nei confronti dei russi.
Le chiamano «vedove nere»: mogli di ceceni orrendamente uccisi, torturati, mutilati, seviziati dai russi. Vestono di scuro: la tonalità dell’odio e della morte. Scelgono di immolarsi, in attacchi da cui difficilmente usciranno vive, spesso attentati suicidi in cui si fanno saltare in aria tra una pattuglia di soldati russi a cui hanno offerto da bere.
Il marito defunto, Arsdan, aleggia come un’ombra lungo tutta la narrazione, evocato dall’autore con tratti che ricordano le figure tragiche dei romanzi minori di Tolstoj. Un espediente narrativo che sottolinea come, a oltre un secolo e mezzo di distanza, la storia della Russia continui a ripetersi, senza mai imparare dai propri errori.
Accanto a Selina troviamo Jack McLean e Marco Bassani. Jack, ex militare delle SAS britanniche, lascia l’esercito dopo una missione in Kosovo segnata da un evento devastante: la perdita del figlio in un attentato probabilmente orchestrato dai servizi segreti russi. Da quel momento, anche per lui la vendetta diventa un’ossessione.
Marco, invece, è un giornalista rimasto in Cecenia per sfuggire alla prigione per i suoi trascorsi nell’area contigua all’eversione. L’incertezza della sua situazione in patria, unita a tutto ciò che ha vissuto come reporter, lo rendono sempre più vicino alla causa degli indipendentisti ceceni.
Nell’incertezza aveva scelto per sé un altro campo di battaglia: il giornalismo, lavorando per un piccolo quotidiano di sinistra di Roma, perennemente senza soldi, che tuttavia lo mandava a coprire le guerre di mezzo mondo.
Il rapporto tra questi tre personaggi viene costruito attraverso i tragici eventi che li legano, ma anche tramite il loro passato, segnato da scelte estreme che li hanno portati a condividere la medesima sete di giustizia.
Un ruolo importante è giocato anche dai ministri del governo Eltsin. Uno di loro è una figura storica realmente esistita: il ministro degli Esteri Boris Nemtsov, visto per un certo periodo come il possibile innovatore, in grado di avvicinare la Russia all’Occidente. L’altro, Vladimir Volkov, il ministro della difesa, è un personaggio di fantasia, ma chiaramente modellato sull’attuale presidente russo, Putin, come lo stesso Franceschini sottolinea nelle note finali del libro.

Enrico Franceschini
Enrico Franceschini (Bologna, 1956) è stato corrispondente del quotidiano «la Repubblica» da New York, Washington, Mosca, Gerusalemme e Londra.
Tra i suoi numerosi libri di narrativa e saggistica, la trilogia di romanzi noir Bassa marea, Ferragosto e Un’estate a Borgomarina.
Per Baldini+Castoldi ha pubblicato La fine dell’impero. Ultimo viaggio in URSS (2021) e Come girare il mondo gratis. Un giornalista con la valigia (2023)
La narrazione in terza persona alterna i punti di vista dei protagonisti, intrecciandoli con la ricostruzione geopolitica dell’epoca, descritta da Franceschini con rimandi che oscillano tra il realismo e l’ucronia.
Più volte, leggendo il libro, viene da chiedersi: Cosa sarebbe accaduto se…? Forse proprio questa doppia prospettiva finisce per sottrarre un pò di pathos alla storia, rendendo alcuni personaggi eccessivamente freddi e didascalici.
Ciononostante, il ritmo resta incalzante: Le notti di Mosca è un romanzo che si muove tra pamphlet storico-politico, thriller d’azione e spy story, senza perdere mai intensità. Una lettura coinvolgente, che lascia il lettore con più di una riflessione sulla storia recente.
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