L’antico amore di Maurizio De Giovanni

L'antico amore Salotto Giallo

Recensione di Emanuela Ferrara

A cura di Cristina Casareggio

TRAMA

Ci inseguirà per tutto il tempo del romanzo. È la voce di un poeta latino del primo secolo avanti Cristo. È la voce di un condannato all’amore di una donna che l’ha straziato e continua a straziarlo rinnovando la smagliante ossessione di un desiderio inesausto.

A quella voce sembrano rispondere le vicende di un giovane professore consumato dalla vita coniugale infelice, dalla vita accademica disertata dagli studenti, ma costantemente acceso dalla passione dello studio e, un giorno, dalla lama di luce che riverbera, a sorpresa, negli occhi di una studentessa.

E poi ecco la quotidianità di Oxana, la devota badante moldava che si prende cura del Vecchio, e di lui, svagato e pensoso, riconosce il vento felice di una ossessione che lo sorprende, come dovesse tutto a un tratto essere lama di luce, un limpido verso latino, e amore, antico amore.

Maurizio de Giovanni ci accompagna dentro tre storie parallele, dove i personaggi si rivelano figli di un solo destino, e sembrano cercarsi e riconoscersi, e infine conoscere noi.

L’amore è il ricordo dolce di una tempesta.

Ah, l’amore. In quanti hanno provato a scrivere di questo nobile sentimento.

In quanti sono riusciti a lasciare eterni i loro versi sull’amore? E quanti, invece, cadono ogni giorno nella banalità del racconto di una storia tra amanti senza lasciare poi traccia del loro passaggio?

Maurizio de Giovanni, che di amore forse non ha mai scritto troppo, ha prodotto un’opera magistrale, poetica e straziante.

Un romanzo senza età né tempo. Un manuale, verrebbe da dire. Un manuale sui sentimenti, quelli più veri e profondi. L’amore autentico, ricercato, l’amore appassionato.

L’antico amore non è una semplice storia di incontro tra un professore universitario e un’allieva. Non si tratta nemmeno dell’analisi amara ma profonda di un matrimonio fallito o di come un vecchio padre ritrova (o perde) i suoi figli.

L’antico amore arriva da lontano, da Catullo, e attraverso i secoli arriva ai giorni nostri. E giunge in questa società in cui tutti corrono verso obiettivi nemmeno troppo noti. In cui esistono pochi allievi appassionati.

Pochi figli amorevoli. Una società sempre connessa ma sempre più isolata.

E pensa che siamo tutti soli. Anche chi si trova intorno a una tavola apparecchiata … Ognuno è solo. Anche se è domenica.

Maurizio De Giovanni

De Giovanni interseca tre storie parallele dove, in realtà, i personaggi sono figli di un solo destino.

Finanche la badante moldava, Oxana, che rappresenta la quotidianità più spicciola ma più vera. Colei che, pur non essendo nessuno, si accorge di tutto. Oxana, gli occhi discreti di noi lettori a cui, bisogna ammetterlo, gli occhi si inumidiscono spesso durante la lettura del romanzo.

L’antico amore è uno schiaffo in faccia a tutti. È un continuo mettersi in discussione e guardarsi attorno. È quella voglia di riavvolgere il nastro e ricominciare tutto daccapo per non ricommettere gli stessi errori e invecchiare con serenità.

Maurizio de Giovanni lo sa. Invecchiare non è una passeggiata. Non si tratta nemmeno di fare i conti con ciò che è stato o poteva essere. È rendersi conto brutalmente di essere sopravvissuti e di non poter più vivere.

E pensa che sia quella la parte più terribile della vecchiaia: essere sopravvissuti. […] La cosa atroce è essere ancora vivi.

Viviamo in

quella società […] di vecchi sempre più vecchi, di vecchi sempre più soli

in cui l’amore non ha più posto perché l’amore è per i vivi, per i folli, per chi ha forza di amare.

…era così innamorato da sembrare un dio, o al contrario da sembrare un pazzo, e che in fondo non c’è differenza.

E allora che sia una società di pazzi che invecchiano. Una società che riconosce e combatte il dolore dell’abbandono e la forza dei sentimenti. Una società in cui non si abbia paura della notte e delle disillusioni.

…perché di giorno la vita non ha sospensioni, non ha silenzi, a meno che tu non te li vada a cercare […] ma almeno è giorno, ed è il tempo delle illusioni.

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