Aysuun

Aysuun Salotto Giallo

Figlia della steppa

Recensione di Cristiano Colombo

TRAMA

È il 1930 e i sovietici lanciano una “campagna di pacificazione” nei territori della Mongolia e della Tuva per sradicare la cultura nomade. Non hanno pietà per nessuno: saccheggiano le yurte, massacrano i bambini, uccidono chiunque si metta sulla loro strada.

Quando una brigata di soldati assale il loro campo, la tredicenne Aysuun e sua madre sono le uniche a sopravvivere. Venticinque anni dopo, mentre è al galoppo sul dorso di uno stallone indomabile, Aysuun incrocia di nuovo lo sguardo del suo aguzzino: è il colonnello Kariakin, venuto a prendere il comando di una fortezza nella steppa.

È giunto il momento della vendetta, ma Aysuun sa che dovrà essere più scaltra del colonnello dell’Armata Rossa. Aiutata dal suo uomo, Tumur, durante una corsa di cavalli ruba Tara, il purosangue prediletto di Kariakin, per spingerlo a seguirla.

Il colonnello si mette così sulle tracce della donna e dà il via a un temerario inseguimento, che lo condurrà ad attraversare la steppa sconfinata aiutato da un drappello di soldati. Ma chi è la preda e chi il cacciatore?

C’è un modo giusto di raccontare la violenza. Non è quello pornografico dei thriller da supermercato, né quello moralista che la addolcisce con spiegazioni sociali.

Ian Manook lo sa. La sua scrittura non abbellisce, non giustifica: In Aysuun, esegue

Aysuun è una figura che sfugge a ogni classificazione. Non è l’eroina ribelle in cerca di redenzione, non è la vendicatrice che si scopre fragile. Aysuun è pura sopravvivenza. Viene strappata dalla sua vita e l’unico modo che ha per esistere è farsi posto nel caos con denti e artigli. Non ha scelta, non ha morale, ha solo fame di resistere.

Manook costruisce un personaggio che è il cuore pulsante della storia: ferita, furiosa, spietata, eppure tragicamente umana. Ricorda i protagonisti di Cormac McCarthy: non chiede pietà, e proprio per questo la meriterebbe.

Non siamo nella New York di Chandler o nella Marsiglia di Izzo. Qui non ci sono vicoli bui o piogge urban .

Qui c’è la steppa.

Infinita, vuota, letale.

Manook la racconta come se fosse un’entità viva, ostile, una bestia pronta a divorarti se abbassi la guardia.
Freddo, vento, tradimento: questi sono gli elementi narrativi della Mongolia di Aysuun.

E quando la storia si sposta nei bassifondi urbani, la sensazione di oppressione non diminuisce: le città mongole sono ancora più violente della steppa, perché qui la crudeltà è organizzata, ha regole, ha uomini di potere.

Ian Manook non scrive per intrattenere. Scrive per intrappolare.

Frasi tagliate a colpi di lama.
Dialoghi essenziali, senza fronzoli.
Descrizioni che ti fanno sentire il gelo nelle ossa.

Non c’è spazio per la distrazione. Ogni parola è un passo avanti nella discesa all’inferno di Aysuun.

Perché questo libro va letto?

Perché non è un Libro occidentale, e quindi noi che non siamo abituati subiremo un fascino incredibile sia dal modo di raccontare sia dai punti di vista dell’autore e dei personaggi

È un’epopea barbarica. Qui non ci sono detective depressi e indagini cerebrali. C’è solo una donna che deve uccidere o essere uccisa.

Ian Monook

Ian Manook, pseudonimo di Patrick Manoukian, è nato a Meudon, Francia, nel 1949. Giornalista ed editore, ha pubblicato il romanzo Yeruldelgger, Morte nella steppa (2016) primo capitolo di una trilogia con lo stesso protagonista al quale segue Yeruldelgger, Tempi selvaggi (2017) e Yeruldelgger, La morte nomade (2018), poi premiato con vari riconoscimenti, fra cui il Prix SNCF du polar. La serie è stata pubblicata in Italia da Fazi. Nel 2019 torna con Heimaey, sempre edito Fazi.

Manook non racconta la violenza, la fa sentire. Non c’è voyeurismo, non c’è compiacimento. C’è la brutalità del mondo raccontata con freddezza chirurgica.

Perché Aysuun è una protagonista che resta impressa nella carne. Non è una figura che dimentichi. Una volta che sei entrato nel suo mondo, te la porti dietro.

Se cercate il Thriller classico, lasciate stare.
Se volete un’esperienza narrativa che vi prenda a schiaffi, questo è il libro che fa per voi

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