In salotto con… Alice Bassoli

In salotto con... Alice Bassoli

Spazio a cura di Claudia Pieri e Samuela Moro

Intervista a cura di Claudia Pieri

Gradita ospite del nostro spazio dedicato alle interviste “In salotto con…” Alice Bassoli.

Alice Bassoli è nata nel 1981 a Reggio Emilia, dove vive e lavora.

Inventa storie da quando è bambina ma ha cominciato a scrivere dopo i trent’anni, ispirata dalla lettura di due romanzi molto speciali che ancora oggi conserva nel cuore.

Il suo romanzo d’esordio, La ninnananna degli alberi, è arrivato tra i cinque finalisti del concorso Amazon Storyteller 2022 tra oltre millecinquecento candidature, è stato pubblicato con successo da Corbaccio e ha vinto il Premio GialloCamaiore Opera Prima 2024

Le streghe non dormono, il suo secondo romanzo, è stato pubblicato sempre da Corbaccio nel 2025.

Ad averlo letto e recensito per Salotto Giallo è stata Claudia Pieri (recensione a questo link) la quale ha con l’occasione posto alcune domande ad Alice Bassoli proprio su questo suo ultimo romanzo.

Salotto Giallo: Le streghe non dormono e La ninnananna degli alberi sono entrambi ambientati nei tuoi luoghi di origine. In che misura la tua terra ha influito sul tuo modo di scrivere e sulla tua visione della scrittura?

Alice Bassoli: Cara Claudia, ti ringrazio di cuore per questa meravigliosa opportunità!

Ne La ninnananna degli alberi e Le streghe non dormono, i miei personaggi si muovono in un microcosmo in cui la natura non è solo uno sfondo, ma una vera e propria cornice narrativa. Una presenza costante, a volte materna, a volte (spesso!) inquietante.

Una terra che sa essere tanto accogliente quanto crudele. Il mio intento è di mescolare realismo e suggestioni oniriche. Qui, tra i campi, le strade, i tetti delle case, le storie si nascondono ovunque.

Penso che in generale l’ambiente in cui viviamo ci contamini moltissimo, e, nel mio caso, ho sfruttato questo contagio, questa infezione, per coniare delle storie che sembrassero partorite proprio dalla pancia della mia terra. 

Nel tuo romanzo incontriamo una vera e propria galleria di variegata umanità. I tuoi personaggi hanno caratteristiche forti, ma anche molto diverse tra loro. Come hai costruito le loro personalità? Era così che li immaginavi dall’inizio o hanno subito modifiche in corso di scrittura?

Parto con un’idea, ma è durante il processo di scrittura che i personaggi insieme alle loro identità prendono davvero vita. Preferisco lasciarli respirare, osservarli mentre si muovono nella storia e vedere come reagiscono agli eventi, sotto la mia guida, ovviamente.

È però fondamentale che si inseriscano perfettamente nella trama che ho già finemente architettato e che seguo diligentemente e scrupolosamente, trama che, in un certo senso, diventa anche il loro destino. 

Tra i protagonisti spiccano i tre ragazzini: Paolo, Filippo e Alessandro in piena età preadolescenziale. Da adulta, quale chiave hai utilizzato per entrare nel loro mondo che hai così ben descritto?

Ho cercato di ricordare il senso di scoperta, le paure, il bisogno di appartenenza e quella strana combinazione di coraggio e ingenuità che caratterizza la preadolescenza. Ho osservato, ascoltato, ho cercato di capire come parlano e pensano i ragazzi di oggi, come si muovono nel loro mondo.

Ma, soprattutto, mi sono messa al loro livello, letteralmente parlando, mimando i loro gesti e usando il loro timbro narrativo nei dialoghi. Quando si scrive è indispensabile definire una sonorità, un’intonazione per ciascun personaggio. Ciascuno di loro deve avere la sua voce, il suo personalissimo modo di esprimersi. 

Nella tua biografia si legge che hai iniziato a scrivere “ispirata dalla lettura di due romanzi che ancora oggi conservi nel cuore”, ci puoi dire quali sono e per quali aspetti hanno stimolato il tuo desiderio di scrivere?

Il primo è Io non ho paura di Ammaniti, autore che amo alla follia. I suoi personaggi sono vivi e vibrano di emozioni vere: non si limitano a recitare una parte, e soprattutto sono molto lontani dalla figura dell’eroe. 

Il secondo è La promessa del buio di Riccardo Bruni, giallista talentuosissimo. Ho iniziato a scrivere gialli dopo aver letto questo suo romanzo, che ti consiglio caldamente.

Sei al tuo secondo romanzo che promette di ripetere il successo ottenuto con La ninnananna degli alberi. Che consigli ti sentiresti di dare a un giovane che vuole diventare scrittore?

Il primo consiglio che darei è quello di leggere tanto, tantissimo e di non soffermarsi ad un solo genere: provateli tutti, per acquisire consapevolezza.

Il secondo: osservate, annusate. 

La scrittura nasce dall’ascolto del mondo e dalle storie che ci portiamo dentro. Studiate le persone, le loro sfumature. Cogliete l’essenza di un gesto. E quando iniziate a scrivere, fatelo tutti i santi giorni, non solo quando arriva l’ispirazione. 

Infine la nostra domanda di rito. Giochiamo con la fantasia. Hai la possibilità di sederti nel nostro Salotto con il tuo autore preferito per fargli una sola domanda: chi inviti e cosa gli chiedi?

Ammaniti! Una sola domanda? Lo riempirei di domande, in realtà, ma dovendo sceglierne solo una, probabilmente sarebbe questa: “C’è un tuo libro che, se potessi, riscriveresti da capo? E perché?”

Grazie ancora! Un abbraccio grande grande!

Salotto Giallo ringrazia l’autrice per la cortesia e disponibilità all’intervista e le dà appuntamento al prossimo libro.

Le streghe non dormono Salotto Giallo

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