Meglio di niente di Marco Vichi

Meglio di niente Salotto Giallo

Recensione di Monica Truccolo

TRAMA

Franco Bordelli è in pensione da poco più di un mese.

Non ha appuntamenti, non ha impegni, non ci sono ladri o assassini da catturare. Il suo lavoro gli manca molto: risolvere un caso intricato, frugare tra le pieghe dell’animo umano, mettere insieme intuizioni e riflessioni per rendere giustizia a chi ha subito un’ingiustizia.

Non riesce a rinunciare alla sua passione.

Può fare affidamento solo sul giovane vice commissario Piras, suo braccio destro quando era in servizio, che lo coinvolge nelle indagini a rischio di essere scoperto… ma se lo trasferissero?

Bordelli non ci si vede proprio a fare l’investigatore privato, a occuparsi di beghe inutili e noiose.

Nella sua carriera ha visto stupri, torture e soprusi di ogni tipo su ogni tipo di persona.

Naturalmente odia tutto questo, e ha sempre cercato di combatterlo.

È il primo ad augurarsi un mondo senza malvagità.

Ma dal momento che non è possibile, ogni giorno aspetta con impazienza che il telefono squilli e che Piras gli dica che serve il suo aiuto.

In fondo, com’è possibile non fare più lo sbirro? I pittori, i musicisti, gli scrittori vanno forse in pensione?

Non si può smettere di fare quello che dà un senso alla propria vita… Arriverà un caso importante al quale potrà dedicarsi?

«Meglio di niente» borbottò, sorridendo. Era abituato a ben altro, ma andava bene così. Si sarebbe appassionato, lo sapeva. Qualunque cosa, se cercava di farla bene lo appassionava.

Ritroviamo il commissario Bordelli da poco in pensione, ma incapace di smettere di fare lo sbirro.

Il suo lavoro è una parte di sé, imprescindibile, e il suo animo resta tale ben oltre il pensionamento.

Così si ritrova a indagare, non ufficialmente e con l’aiuto del giovane vicecommissario Piras, suo ex braccio destro, su due nuovi casi: un uomo facoltoso che commissionava furti di quadri e un presunto testamento che nasconde un mistero.

Stavolta, però, deve muoversi con più discrezione, poiché i vertici della Questura sono cambiati e non sono più così tolleranti.

Come se non bastasse, Bordelli si ritrova coinvolto in un tentato omicidio, che scoprirà avere radici nel passato.

«Forse Simone capirà che non ho mantenuto il segreto» disse Alessandro, quasi pentito. «Capirà anche che suo padre è un ladro.»

Bel romanzo, diverso dai soliti del commissario Bordelli: meno giallo, più racconto introspettivo di un uomo che deve rivedere la propria vita con l’arrivo della pensione.

Meglio di niente è un libro che si legge piacevolmente, grazie a un protagonista che non riesce mai a smettere di sentirsi un poliziotto, che non si accontenta di un amore, delle cene con gli amici e delle passeggiate con Blisk, il suo cane.

Continua a sentirsi “sbirro” e freme dall’impazienza di affrontare nuovi casi. Una vicenda arricchita dalle riflessioni esistenziali del protagonista, dal suo senso di giustizia e dal suo incessante desiderio di sistemare, in qualche modo, il mondo.

Vivere certe situazioni e avere a che fare con individui come Sterri era come bere un sorso di veleno non mortale ma capace di farti vomitare.

Marco Vichi

Marco Vichi è nato nel 1957 a Firenze e ­vive nel Chianti.

Ha inoltre curato le antologie Città in nero, Delitti in provincia, È tutta una follia, Un inverno color noir, Scritto nella memoria.

Della serie dedicata al commissario ­Bordelli sono usciti, sempre per Guanda: Il commissario Bordelli, Una brutta faccenda, Il nuovo venuto, Morte a Firenze (Premio Giorgio Scerbanenco – La Stampa 2009 per il miglior romanzo noir italiano), La forza del destino, Fantasmi del passato, Nel più bel sogno, L’anno dei misteri, Un caso maledetto, Ragazze smarrite, Non tutto è perduto e Nulla si distrugge

Marco Vichi dà voce a un personaggio che ama esplorare le pieghe dell’animo umano, riflettere e ripensare, combinare istinto e razionalità.

In Meglio di niente emerge con forza il lato emotivo e sentimentale di Bordelli, senza rinunciare all’inconfondibile stile dell’autore: un linguaggio intimo e una forte volontà di comunicare al lettore la psicologia dei personaggi.

Questo rende le storie di Bordelli qualcosa di più di un semplice romanzo giallo.

Anche la luna sorrideva. Anche le stelle, anche gli olivi, anche i cipressi, anche i serpenti che dormivano nelle loro tane, sorridevano. Quando un’ingiustizia veniva smascherata, sconfitta e castigata, non si poteva che sorridere.

Nella Firenze degli anni ’70, incantevole e palpitante, Marco Vichi costruisce una storia densa di suspense, ma anche ricca di emozioni e di acute riflessioni.

Regala al lettore l’immagine di un uomo schietto, sempre a confronto con le complessità della vita.

Quella sera trovare nell’aia la 500 di Eleonora gli sarebbe piaciuto… e venne esaudito. Entrò in casa. Tutto silenzio. Blisk sonnecchiava in un angolo della cucina. Bordelli salì in camera, e trovò quella bella ragazza che dormiva nel suo letto.

I libri della serie del commissario Bordelli sono tutti autoconclusivi, ma le vite dei personaggi principali evolvono nel corso dei romanzi.

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