L’erede di Camilla Sten

L'erede Salotto Giallo

Recensione di Emanuela Ferrara

TRAMA

L’erede

Eleanor convive con la prosopagnosia, l’incapacità di riconoscere i volti delle persone.

Un disturbo che causa stress, ansia acuta, e può farti dubitare di ciò che pensi di sapere.

Una sera la ragazza si reca a casa della nonna Vivianne per la consueta cena domenicale.

Ad accoglierla sull’uscio non trova però la nonna, ma una persona cui non riesce a dare un nome, che scappa via per le scale.

Dentro casa, la nonna è distesa sul tappeto accanto a un paio di forbici con le lame spalancate. Nella stanza, odore di ferro e carne.

La nonna, quella nonna che l’ha cresciuta come una madre, è stata uccisa.

Passano i giorni, e l’orrore di essersi avvicinata così tanto a un assassino – e di non sapere se tornerà – inizia a prendere il sopravvento su Eleanor, ostacolando la sua percezione della realtà.

Finché non arriva la telefonata di un avvocato: Vivianne le ha lasciato in eredità una tenuta imponente nascosta tra i boschi svedesi.

È la casa in cui suo nonno è morto all’improvviso; un posto remoto, che da oltre cinquant’anni custodisce un passato oscuro.

Eleanor, il mite fidanzato Sebastian, la sfrontata zia Veronika e l’avvocato vi si recano in cerca di risposte.

Tuttavia, man mano che si avvicinano alla scoperta della verità, inizieranno a desiderare di non aver mai disturbato la quiete di quel luogo.

Chi era davvero Vivianne? Quali segreti si è portata nella tomba?

Camilla Sten è tornata e il suo ritorno è decisamente superiore alle aspettative.

La regina del thriller nordico, dopo il successo de Il villaggio perduto, firma un altro capolavoro.

L’erede, ne siamo più che sicuri, conquisterà il cuore degli amanti del genere.

La storia è ben costruita. Minuziosa ma mai asfissiante di particolari inutili.

L’ambientazione perfetta. I personaggi carichi di oscura personalità. Insomma, la Sten non lascia niente al caso.

Una vecchia casa custodisce oscuri ricordi e quando è il momento di prenderla in eredità il vaso viene scoperchiato.

Camilla Sten

Nata in Svezia nel 1992, è la figlia della famosa scrittrice di gialli Viveca Sten.

Scrive storie fin da quando era ragazzina.

Dopo alcuni libri per ragazzi, ha esordito nella narrativa per adulti con Il villaggio perduto, pubblicato da Fazi Editore nel 2024: un successo da duecentomila copie tradotto in ventuno paesi, che verrà presto adattato da Netflix per una serie tv.

Non c’è cosa che torni, che sia al posto giusto eppure, come ci aveva già abituati Camilla Sten, non c’è nulla di grottesco e artificioso anche quando la narrazione sembra prendere il volo verso l’impossibile.

L’autrice è abile a creare tensione, quel sentimento che scaturisce solo se la storia che stai scrivendo, compresi tutti i particolari, risulta vera o verosimile.

Insomma, nessun elemento di disturbo.

Un esempio su tutti, senza rischiare di anticipare eventi importanti, è quando la protagonista, Eleanor, viene risucchiata in un armadio.

Ti viene quasi voglia di mandare al diavolo la Sten e chiederle come le sia saltata in testa un’assurdità simile.

E invece, ti ritrovi un rigo più sotto a chiederle scusa perché la spiegazione dell’evento non è solo probabile, ma addirittura geniale.

Cerco di non sentirmi osservata dalle pareti.

Ma gli occhi invisibili dalla quale si sente spiata Eleanor sono gli stessi da cui si sente spiato il lettore.

L’erede non è solo un thriller, è un viaggio nell’inconscio e nei disturbi mentali.

E questo aspetto è curato dalla Sten che, di tanto in tanto, lascia parlare la terapeuta di Eleanor attraverso le sue divagazioni.

L’impressione di essere osservata è così forte da essere quasi fisica. Penso alle parole di Carina. Bisogna mantenere sotto controllo il respiro. È il corpo a provare panico per primo …

Più si prosegue nella  lettura e più ci si domanda come sia vivere con la  prosopagnosia, da cui è affetta Eleanor, e con un senso di colpa così grande che ti lacera la mente.

I segreti non muoiono, mi sussurra Vivianne nella mia testa. Nulla veramente muore, Victoria. Io sono ancora qui. O no?

Questa è la grandezza de L’erede. Leggi un thriller e spesso ti trovi a pensare ad altro.

Ad analizzare la tua mente.

Ad avere il fiatone. Ad accendere la luce nel cuore della lettura che si è protratta fino a notte perché hai l’impressione che qualcuno/qualcosa ti guardi.

Niente muore per davvero. Davvero niente.

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