Il lungo addio di Raymond Chandler

Il lungo addio Salotto Giallo

Recensione di Cristiano Colombo

Rubrica a cura di Cristiano Colombo e Katya Fortunato

TRAMA

Il lungo addio è il canto del cigno di Marlowe, nero come il peccato, nero come il genere che, con noncuranza, Chandler aveva inaugurato e portato ai massimi splendori.

È il suo romanzo più complesso, più compiuto e sentito, e in uno dei protagonisti – lo scrittore Roger Wade – è dato leggere in filigrana un larvato autoritratto.

Acquistare delicatezza senza perdere forza, si augurava Chandler a inizio carriera, e ora il dono è suo, è nelle sue mani.

È anche un lungo addio al personaggio del detective malinconico e blasé, che per quante bevute si conceda, per quante sparatorie, pestaggi e tradimenti, inganni e disinganni debba subire, non perde mai l’ironico aplomb, né la battuta icastica.

La sua inconfondibile silhouette in dissolvenza, con il fedora sulle ventitré e la cicca all’angolo della bocca, è forse l’ultima reincarnazione del cavaliere dalla malinconica figura.

È un lungo addio, ripete in sottofondo la canzone che ci accompagna, struggente e sincopata, fino al termine del libro e della notte di Los Angeles.

Un lungo addio da dire solo quando significa qualcosa, solo quando è triste, solitario…

Immaginate una notte d’estate, con una lampada che proietta il suo cono di luce su una poltrona ormai logora, il bicchiere di whisky accanto (vietato avere acqua a portata di mano), e un vecchio libro che profuma di tabacco e nostalgia.

Ecco come inizia ogni storia d’amore con Raymond Chandler. Ma per me, Il lungo addio è stato molto più di questo.

È stato il battesimo di fuoco, il battito iniziale di un cuore che è rimasto folgorato dal ritmo del noir.

Il libro, che mio padre teneva nella sua biblioteca, era un volume doppio intitolato TUTTO MARLOWE.

È stato la mia iniziazione in un universo di disillusione, amicizie traballanti e dialoghi tanto secchi da tagliare il diamante.

E diciamolo subito: Il lungo addio non è solo un romanzo, è un manifesto di come raccontare il marcio con stile.

Chandler non ti prende per mano, ti spinge in un bar di periferia e ti offre un bicchiere di gin che sa di lacrime e rimorsi.

Ti presenta Philip Marlowe, l’uomo che ogni uomo vorrebbe essere (e che ogni donna vorrebbe redimere, per quanto impossibile sia).

Marlowe non è un detective: è un filosofo del quotidiano, un cavaliere errante perso in un mondo che non merita la sua spada.

La trama parte dall’incontro tra Marlowe e Terry Lennox.

Terry è quel tipo di uomo che sembra un naufrago della vita, un cane bastonato con un passato torbido e un sorriso disarmante.

Dopo una serata di bevute, i due diventano amici, o forse semplicemente complici in una Los Angeles che mastica e sputa vite con la stessa velocità con cui si accendono sigarette.

Quando la moglie di Terry viene trovata uccisa, e Lennox sparisce in Messico, il noir diventa personale.

Marlowe non indaga per soldi o gloria: indaga per quel briciolo di fedeltà che ancora lo lega a un amico ormai fantasma.

Ma Il lungo addio non è solo una storia di omicidi.

È una discesa lenta, dolente e poetica negli abissi della solitudine.

Raymond Chandler

Raymond Thornton Chandler (Chicago, 23 luglio 1888 – La Jolla, 26 marzo 1959) è stato uno scrittore e sceneggiatore statunitense, uno dei più importanti autori di narrativa hardboiled, creatore del detective Philip Marlowe.

Con un’abilità magistrale nel mescolare il lirismo alla crudezza, Chandler ha ridefinito il genere noir, trasformandolo da semplice intrattenimento pulp a una forma d’arte.

La sua Los Angeles è viva, pulsante, corrotta fino al midollo, ma anche incredibilmente affascinante.

Chandler usa la trama solo come pretesto per esplorare le anime rotte dei suoi personaggi: Roger Wade, scrittore fallito e alcolista, è un riflesso dello stesso Chandler.

Sua moglie Eileen è l’archetipo della femme fatale, seducente e velenosa.

E Marlowe? Marlowe è l’unico bastardo sincero in un mondo di bugiardi.

Mio padre teneva quei volumi nella sua biblioteca.

Presi il primo dei due volumi e iniziai

Leggere Il lungo addio è stato come accedere a un’eredità non dichiarata.

Ogni pagina che sfogliavo, ogni frase tagliente, ogni dialogo grondante disillusione era un frammento del mondo che mio padre amava e che, inconsapevolmente, mi stava trasmettendo.

Non fu casuale, il testimone che mi stava passando aveva un’incisione: imparare che la vita non è perfetta,  le persone sono graffiate, ma è proprio in quei graffi che si nasconde la bellezza.

A noi sta la capacità di riuscire ad amarle

Leggere Il lungo addio significa immergersi in un mondo dove ogni ombra ha un segreto, ogni bicchiere di whisky un rimorso.

Chandler non ti lascia indifferente: ti frusta con la sua prosa e ti bacia con la sua poesia.

È un viaggio che ti cambia, ti segna, ti rende consapevole della bellezza dell’imperfezione.

E se questo non è noir, allora niente lo è.

Salottometro:

Link d’acquisto

Cartaceo
Ebook

,

Scopri di più da SALOTTO GIALLO

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere