In salotto con… Michele Navarra

In salotto con Michele Navarra

Spazio a cura di Claudia Pieri e Samuela Moro

Intervista a cura di Claudia Pieri

Ospite dello spazio interviste “In salotto con…” Michele Navarra

Michele Navarra è avvocato penalista dal 1992.

Nel corso della sua carriera ha avuto modo di seguire in prima persona alcune delle vicende giudiziarie più importanti della storia italiana, dalla strage di Ustica ai fatti della banda della Uno bianca.

Ha inventato la figura dell’avvocato Alessandro Gordiani, personaggio ricorrente nei suoi legal thriller, penalista coscienzioso che si divide tra le pesanti responsabilità della professione e la sua indole ironica e scherzosa.

Tra le sue pubblicazioni: Solo Dio è innocente (Fazi, 2020) e Nella tana del serpente (Fazi, 2021).

Lo stesso Alessandro Gordiani è protagonista dell’ultimo libro di Michele Navarra, Per non aver commesso il fatto, pubblicato sempre con Fazi Editore nel 2024. Claudia Pieri lo ha letto e recensito per Salotto Giallo a questo link e con l’occasione ha posto all’autore alcune domande. Michele Navarra ha accettato di rispondere con grande entusiasmo e disponibilità.

Salotto Giallo: Ti senti più un avvocato prestato alla scrittura o uno scrittore prestato alla giustizia? Come si conciliano queste due professioni, sono vasi comunicanti o completamente staccate una dall’altra? E quali sono, se ci sono, i punti di contatto tra le due? 

Michele Navarra: Oggi mi sento senz’altro più uno scrittore prestato alla giustizia, mentre all’inizio del mio percorso letterario avrei probabilmente dovuto risponderti il contrario.

Essendo per natura molto pragmatico, non sapevo come sarebbe evoluto questo desiderio di raccontare, questa voglia di parlare delle cose che conosco meglio. Soprattutto non sapevo quale sarebbe stata l’accoglienza dei potenziali lettori verso ciò che scrivevo. E in parte credo di aver cominciato a rispondere anche alle altre tue due domande…

Ognuno scrive, o tendenzialmente dovrebbe scrivere, di ciò che conosce meglio, nel mio caso il mondo giudiziario. Quindi, senza alcun dubbio, almeno nel mio caso, la professione di scrittore e quella di avvocato sono vasi comunicanti.

Per ovvi motivi, hanno molti punti di contatto tra loro, visto che io scrivo appunto “romanzi giudiziari”, o legal thriller, se preferisci una definizione che oggi va molto di moda, ossia romanzi che parlano di processi, che descrivono come si muove un avvocato o un pubblico ministero sulla scena giudiziaria.  

Salotto Giallo: “… qui da noi le cose non funzionano come negli Stati Uniti e i giudici popolari un avvocato non può né sceglierli, né scartarli, ma è costretto a tenerseli come Dio glieli manda”. Nel romanzo leggiamo diversi rimandi come questo, al sistema processuale e giuridico americano. Cosa volevi far emergere in particolare, oltre alle naturali differenze tra i due? 

Michele Navarra: In questo caso, la mia voleva essere una velata critica, espressa in forma ironica, verso tutti quei tentativi di scimmiottare il sistema processuale anglosassone, in particolare quello statunitense, da parte di una certa narrativa e cinematografia nostrana.

Spesso mi è capitato di leggere, in romanzi di autori italiani, o di vedere, sempre in prodotti televisivi o cinematografici italiani, la descrizione di situazioni che stravolgevano completamente i principi del nostro processo, sia civile che penale. A tale ultimo proposito, non mi stancherò mai di ripetere che

il nostro processo penale è straordinariamente avvincente, basta saperlo raccontare con la giusta dose di veridicità. Quindi non c’è alcun bisogno di riprodurre (rectius copiare) stereotipi tipicamente stelle e strisce, con il rischio di rendersi involontariamente comici.

Insomma, tanto per fare un esempio tra i più classici, se io nel corso di un esame testimoniale mi alzassi dalla sedia e uscissi dalla mia postazione per avvicinarmi al teste e guardarlo negli occhi mentre lo incalzo di domande, come vediamo spesso nei film americani… Puoi stare sicura che tempo dieci minuti mi troverei dentro un’ambulanza, scortato verso il più vicino centro d’igiene mentale.   

Salotto Giallo: Sempre più spesso i generi giallo e thriller vengono utilizzati non soltanto per scrivere romanzi di intrattenimento, ma anche per veicolare un messaggio. Qual è il tuo punto di vista al riguardo? Quale messaggio vorresti arrivasse a chi legge i tuoi libri?  

Michele Navarra: La trovo una cosa naturale.

Credo che l’aspirazione di ogni autore sia proprio quella di lanciare un messaggio, di affidare alla penna il proprio punto di vista, con la speranza che il “personale particolare” diventi “condiviso generale”.

Per quanto mi riguarda, vorrei che il lettore percepisse che la legge è soltanto l’ombra della giustizia e che, anche applicando correttamente la prima, non è detto che si arrivi a far “trionfare” la seconda.

La legge è soggetta ad interpretazione e quest’ultima può variare sensibilmente a seconda della persona chiamata ad applicarla. Purtroppo, non esiste il bianco o il nero, bensì una vasta gamma di grigi. Di conseguenza, al termine di un processo, è molto probabile che ci sarà sempre una delle parti in causa che riterrà la sentenza ingiusta, che resterà insomma convinta che nell’occasione non sia stata fatta giustizia. 

Salotto Giallo: A giugno, a Roma, è andato in scena Il colore della giustizia, pièce teatrale tratta dal tuo romanzo d’esordio L’ultima occasione. Ci racconti come è nato il progetto? Quali differenze e difficoltà hai incontrato nell’approcciare la scrittura di un testo teatrale rispetto a quella di un romanzo? 

Michele Navarra: Il progetto è nato per caso, quando un componente della Commissione Cultura e Spettacolo  del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati, di cui faccio parte, mi ha chiesto se sarei stato disponibile a portare in teatro un mio testo.

Non credevo fosse possibile una trasposizione teatrale di un mio romanzo, perché il teatro ha spazi narrativi molto più angusti rispetto a un’opera letteraria. E ciò soprattutto in relazione alle scene dinamiche, o più in generale “in esterno”. Nei miei romanzi ci sono molte di quelle situazioni.

Poi, con l’aiuto di un grande maestro come Luigi Di Majo, siamo riusciti a elaborare un adattamento che riusciva ad armonizzare l’iniziale azione dinamica da cui scaturiva il fatto-reato (un omicidio durante una festa rave) con la successiva parte statica (la celebrazione del processo a carico del colpevole o del presunto tale).

L’impegno è stato massimo da parte di tutti, così come la disponibilità, il percorso è stato faticoso ma entusiasmante e alla fine il risultato è andato oltre ogni aspettativa.

Nonostante la compagnia attoriale fosse stata raccolta un po’ ovunque (allievi provenienti da scuole di teatro diverse, esordienti assoluti, semplici dilettanti appassionati, oltre a un paio di attori veri, tra cui Giorgio Borghetti, che ha impersonato Alessandro Gordiani, e Cristiano Piacenti, che ha indossato le vesti del pubblico ministero),

siamo stati ammessi a partecipare alla nona edizione del Festival del Teatro Forense.

Non solo siamo riusciti a riempire completamente un teatro importante come il Golden, ma abbiamo addirittura vinto il primo premio per il “miglior spettacolo”, quello per il “miglior attore protagonista” e quello per il “miglior attore non protagonista”, assegnato ex aequo a tutti i bravissimi ragazzi della compagnia. Insomma, una grandissima emozione.

Salotto Giallo: Immaginando invece una trasposizione televisiva dei tuoi libri, che volto sceglieresti per interpretare Gordiani? 

Michele Navarra: Vorrei tanto poter rispondere a questa domanda, ma per sfortuna – o forse dovrei dire per fortuna – non posso farlo… Spero di poterti raccontare tutto molto presto, magari nel corso di un’altra chiacchierata.  

Salotto Giallo: Si potrebbe dire che Alessandro Gordiani è il tuo alter ego? Che cosa vi accomuna e in che cosa siete invece diversi?  

Michele Navarra: Come ho già avuto modo di dire in passato, è usuale che, spesso, il protagonista d’un romanzo somigli per certi versi al suo creatore. E questo in special modo quando entrambi svolgono la stessa professione. Il bagaglio culturale e di esperienze, il modo di sentire la vita, le regole e la professione, le ansie, le paure, gli slanci di coraggio fanno parte sia del personaggio che del suo inventore. 

Non ho mai amato definire Alessandro Gordiani come il mio alter ego, sebbene, soprattutto all’inizio del mio percorso letterario, cominciato ormai una ventina d’anni fa, mi somigliava di certo (e non poco), soprattutto caratterialmente. 

Con il procedere della scrittura, però, Alessandro, pur continuando a somigliarmi (e ad attingere a piene mani dalla mia personale esperienza professionale e umana),

ha acquisito una sua propria personalità, una sua dimensione autonoma e indipendente, finendo per diventare ciò che io avrei voluto e che forse vorrei essere, piuttosto che ciò che sono realmente. Insomma, una sorta di me aspirazionale. Alessandro è molto più coraggioso di me… E vorrei ben vedere visto che lui è di… carta e in definitiva non rischia nulla.  

Salotto Giallo: Giochiamo con la fantasia. Hai la possibilità di sederti nel nostro Salotto con il tuo autore preferito, per fargli una sola domanda: chi inviti? E cosa gli chiedi? 

Michele Navarra:

Inviterei Stephen King e gli chiederei come ha fatto a scrivere romanzi come It, come L’Ombra dello scorpione o come Misery

Salotto Giallo ringrazia l’autore per la disponibilità all’intervista e gli da appuntamento al prossimo romanzo!

Per non aver commesso il fatto Salotto Giallo

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