Recensione di Cristina Casareggio
SINOSSI
Qualcosa da dirti
Elsa Feuillet, giovane scrittrice, ammira l’opera della grande Béatrice Blandy, prematuramente scomparsa.
Quella donna, di cui ha letto tutti i libri, incarnava il successo, il prestigio e l’agiatezza sociale che a lei mancano.
Quando Elsa conosce il vedovo di Béatrice Blandy nasce un idillio. Affascinata, scivola poco a poco nella vita della sua romanziera modello e ne esplora il sontuoso appartamento a cominciare dallo studio, il cui accesso le è vietato…
Gioco di specchi o imbroglio? Con Qualcosa da dirti Carole Fives firma un thriller sconvolgente.
Fino a che punto ci si può spingere se si ama visceralmente la scrittura di un autore?
Meglio conoscerlo? Emularlo? Plagiarlo?
Carol Fives racconta la storia di Elsa una giovane autrice con alle spalle pochi libri pubblicati.
Elsa conduce una vita senza infamia né lode a Lione, la monotonia è il punto fermo delle sue giornate.
La sua routine ruota tutta intorno al figlio: accompagnarlo a scuola, andarlo a riprendere, compiti, cena, giochi, letto, il tutto una settimana sì e una no, quando è il padre a occuparsene.
Elsa ha un’ammirazione sconfinata per l’autrice Béatrice Blandy, creatrice di best seller amata in tutta la Francia ed è proprio la sua morte a dare una svolta alla sua vita.
Elsa viene invitata dall’ex marito di Béatrice a Parigi, accetta titubante, parte piena di dubbi, con una valigia rossa enorme simbolo della sua eterna indecisione.
Cos’è venuta a fare lì? Che senso ha conoscere il marito della sua autrice preferita?
L’incontro è semplice, quasi freddo, a spiccare è l’opulenza dell’appartamento della coppia, mobili lussuosi, opere d’arte appese in ogni stanza
tele gigantesche di Mirò, Giacometti, Chagall, Matisse..
un Picasso in cucina.
L’ostentazione del lusso di una coppia ricca e felice, il simbolo della Parigi invidiata da tutti.
Il I arrondissement, Il Louvre, place Vendome, Palais-Royal. Il centro del mondo. C’è davvero gente che vive lì, a parte la Gioconda?
Elsa e Thomas si conoscono meglio e si incontrano a settimane alterne legandosi anche sentimentalmente, ma lo spirito di Béatrice aleggia sempre su di loro, proprio come in Rebecca la prima moglie, il film di Alfred Hitchcock.
Non solo, a farsi strada è anche il sospetto che esista un romanzo di Béatrice rimasto incompiuto
Una volta tanto le stava succedendo qualcosa. Forse aveva un ruolo da giocare, e di primo piano: mettere le mani su un gioiello della letteratura contemporanea, riesumare l’ultimo testo di Béatrice Blandy.
È la voglia di Elsa di avere qualcosa di migliore dalla vita a smuoverla? È il sogno di scrivere finalmente un romanzo epico come la sua musa scrittrice? E’ l’amore di Thomas quello che stava realmente cercando?
Sono questi gli interrogativi che pone il romanzo, senza però offrire delle risposte adeguate.
Se Elsa è caratterizzata molto bene nella sua noia e nella voglia di avere di più, la relazione che si instaura con Thomas è quasi accennata.
Sembra una forzatura, poche righe per descrivere altrettanti incontri e far scattare un sentimento.
In Qualcosa da dirti però, il tema più deludente è senz’altro quello della scrittura.
All’esaltazione iniziale per la figura della scrittrice Béatrice Blandy non corrisponde altrettanto interesse per la sua opera incompiuta.
La ricerca del romanzo postumo è minimizzata, sembra quasi accada per caso dopo poche incursioni nel “regno” nascosto dell’autrice.
L’editor di Béatrice infatti, si presenta in casa di Thomas una sola volta accennando al romanzo: se era l’autrice di punta non serviva un po’ più di veemenza?

Carole Fives
Carole Fives è nata nel 1971 a Le Touquet, nel Pas-de-Calais, e vive a Lione.
Autrice di romanzi e racconti, anche per bambini, ha pubblicato con Gallimard Une femme au téléphone, Tenir jusqu’à l’aube e Térébrenthine.
In Italia nel 2020 è uscito Fino all’alba (Einaudi) finalista al Prix Médicis e al Prix Wepler.
Qualcosa da dirti di Carole Fives è un romanzo breve che lascia un po’ di perplessità.
Parigi è descritta minuziosamente nella sua bellezza, i monumenti, le strade, i café, sembra una cartolina.
Al contrario Lione è la provincia, il luogo del lavoro e della monotonia.
Altri aspetti sono però carenti: la tensione per la nascita di un nuovo amore, la ricerca e il pathos per la scoperta di un romanzo incompiuto, la voglia di emergere nella scrittura contro tutto e tutti.
Lo stile dell’autrice è preciso, coinvolgente a tratti, eppure è forte la sensazione che manchi qualcosa.
Un romanzo che si lascia leggere velocemente ma che non convince fino in fondo, poco approfondito sotto molti aspetti.
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