Recensione di Monica Truccolo
SINOSSI
È possibile cancellare il passato e liberarci della persona che siamo stati? Mara Paladini ci sta provando da tredici anni, dopo aver scontato una pena in una struttura psichiatrico-giudiziaria per il tentato omicidio del marito e dei due figli.
Il nome di quella donna, affetta dalla sindrome di Münchhausen per procura – una patologia che porta a far ammalare le persone che si amano per poi curarle e prendersi il merito della loro guarigione – era Mariele Pirovano, ma quel nome Mara lo deve dimenticare, perché quella persona non esiste più.
Almeno questo è ciò di cui tutti vogliono convincerla. Lei però non ci crede e nella sua nuova vita in una grande città, a centinaia di chilometri dal proprio passato, ha costruito una quotidianità che la tiene lontano dal mondo, che le impedisce di nuocere ancora: non esce quasi mai e della casa procurata dai servizi sociali ha fatto una prigione di scatoloni e memorie, dove seppellire per sempre Mariele.
Un giorno però nella sua torre d’avorio si apre una breccia. Comincia tutto con una piccola macchia di umidità sul soffitto, che la costringe ad andare al piano di sopra per avvertire il vicino.
Potrebbe essere cosa da nulla, invece la scena che le si presenta è un uomo morto, con i segni dell’avvelenamento sul corpo.
Mara potrebbe non riconoscerli, quei segni; Mariele invece non ha dubbi, perché così ha quasi ucciso le tre persone che amava di più.
Ora Mara sa che è stato tutto inutile, che il suo passato l’ha riagguantata: ora Mara sa che l’unica possibilità è la fuga, da chi vorrà incolparla di quell’omicidio e da chi invece lo ha commesso per incastrarla.
Mara Paladini osservava la goccia formarsi sul soffitto. Era la terza negli ultimi due minuti, ne era certa perché le prime due le aveva cronometrate. Si era accorta della macchia mentre usciva dal settore B, con un piatto in mano, diretta verso la Strettoia.
Mara, il personaggio principale, e poi Moira, Fiamma, Beatrice e Maria Grazia: cinque donne con un passato doloroso alle spalle.
Si sono conosciute all’interno di una struttura sanitaria per persone socialmente pericolose, affette da disturbi mentali, che avevano commesso reati.
Dopo aver scontato la loro pena, sono tornate a vivere nella società, anche se per certi crimini non esiste il perdono né un vero “fine pena”.
Per alcune di loro, l’oblio, l’essere dimenticate da tutti e tutto, è l’unica forma di salvezza.
Tutto comincia con un’infiltrazione d’acqua nel soffitto dell’appartamento di Mara e la scoperta di un cadavere al piano superiore.
Da lì, la donna, pur essendo palesemente innocente, decide di fuggire. Una scelta che appare l’unica via per dimostrare la sua totale estraneità al delitto.
L’omicidio, infatti, è stato commesso con la stessa modalità con cui Mara, in passato, aveva avvelenato e quasi ucciso suo marito e i suoi figli.
Nemmeno la costruzione della sua “Torre d’avorio” — un rifugio fatto di migliaia di scatole contenenti documenti sulla sua vita — è bastata per proteggerla.
Ragionò su quanto tempo ci sarebbe voluto agli uomini dietro alla sua porta per capire che era saltata dalla finestra e si lasciò scivolare sul lato del furgone.
Ha inizio così una lunga fuga.
Col progredire della lettura, questa fuga coinvolgerà anche le altre quattro donne che avevano condiviso con Mara gli anni di internamento nella struttura psichiatrica.
Una fuga disperata e a perdifiato, in cui il lettore si sentirà trascinato, immerso in una tensione crescente, fino alla scoperta dell’assassino.
Un assassino che lascia dietro di sé una scia di omicidi e che ha scelto Mara come colpevole designata.
«Qui i problemi sono due. Il primo, questo tizio è stato ammazzato per una ragione. E deve essere un’ottima ragione, perché hanno perso tantissimo tempo per mettere in piedi questo teatro: il veleno, lo scarico tappato, te. […….…] gli faccio affittare l’appartamento al piano di sopra e poi uso il veleno per dare la colpa a lei».
Paola Barbato firma un thriller magistrale, caratterizzato da una scrittura evocativa e coinvolgente.
Alterna abilmente i capitoli del romanzo con quelli che raccontano il passato dei personaggi, descrivendoli in modo impeccabile.
È impossibile non empatizzare con queste donne, non amarle, in un viaggio quasi tutto al femminile che esplora il peso insopportabile del loro bagaglio di vita.

Paola Barbato
Paola Barbato, classe 1971, milanese di nascita, bresciana d’adozione, prestata a Verona dove vive con il compagno, tre figlie e due cani.
Scrittrice e sceneggiatrice di fumetti, sceneggia dal 1999 Dylan Dog per la Sergio Bonelli Editore, oltre a partecipare a diverse altre serie a fumetti.
Ha pubblicato per Rizzoli, Bilico (2006), Mani nude (2008, vincitore del Premio Scerbanenco, da cui è stato tratto un film nel 2024), Il filo rosso (2010).
Con Edizioni Piemme ha pubblicato Non ti faccio niente (2017), la trilogia Io so chi sei (2018), Zoo (2019) e Vengo a prenderti (2020), quindi L’ultimo ospite (2021), La cattiva strada (2022) e Il dono (2023).
Dal 2019 collabora anche con Il battello a vapore scrivendo libri per bambini e ragazzi. Nel 2009 ha scritto la fiction Nel nome del male per Sky.
Barbato scava nel male insito nell’animo umano, sfiorandone l’abisso e toccandone gli aspetti più meschini, ma allo stesso tempo apre la strada a un possibile percorso di redenzione, a cui nessuno — nemmeno le protagoniste — sembrano credere.
“Quelle donne non erano sue amiche, erano solo compagne di sventura, persone che avevano subito il suo stesso trauma, la malattia psichiatrica, la detenzione. Non erano le affinità a unirle, ma un legame di sopravvivenza, come tra malati della stessa patologia o superstiti di una sciagura aerea.”
Un libro scritto con maestria, dalla trama veloce e dal ritmo incalzante, arricchito da personaggi secondari che, pur marginali, si rivelano fondamentali per sostenere la storia.
Un romanzo dalle molteplici sfumature, che mostra come il male sia parte integrante dell’essere umano, senza per forza essere confinato in chi si è macchiato di crimini orrendi.
La Barbato entra nell’intimo dei suoi personaggi, rendendo il lettore partecipe dei loro dolori, rancori e desideri di riscatto, fino a un finale spiazzante e sorprendente.
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