In salotto con… Franco Foschi

In salotto con... Franco Foschi

Spazio a cura di Claudia Pieri e Samuela Moro

Intervista a cura di Cristina Casareggio

Nel giorno di pubblicazione del suo libro Il tempo non ha pietà, edito da Todaro Editore,

Ospite dello spazio interviste “In salotto con…” Franco Foschi

Franco Foschi, pediatra e scrittore, dopo l’esordio con sceneggiature radiofoniche e racconti su varie riviste e antologie, ha pubblicato quattordici libri tra narrativa e saggistica, tra i quali per Todaro Editore: Piccole morti senza importanza (2003) e Libertà di paura (2008, con prefazione di Stefano Benni).

Scrive regolarmente sceneggiature per la radio. Ha condotto per cinque anni (e 120 incontri) la rubrica televisiva di interviste a scrittori Leggere negli occhi, consultabile sul portale video http://www.arcoiris.tv.

In occasione della pubblicazione della recensione in anteprima proprio de Il tempo non ha pietà, letto da Cristina Casareggio (link alla recensione qui), abbiamo posto qualche domanda all’autore che ha gentilmente accettato di rispondere.

Salotto Giallo: Bologna, anni ’80. Nelle pagine del tuo romanzo traspare tutta la cupezza della città in quel momento storico, un’atmosfera che un po’ inquieta il lettore. Perché hai voluto parlare di questa Bologna “diversa” ed ambientare il tuo romanzo in quegli anni? 

Franco Foschi:

Perché c’ero. Erano anni di battaglie in strada e di droga, dove si faceva politica verbosa, ma politica. Dove la malavita si arricchiva spietatamente sulla pelle dei giovani, anni in cui la mafia aveva già inquadrato anche il nord Italia come business.

Anni “rossi” e di criminalità spietata. Come collegare queste due realtà apparentemente agli antipodi? Con un’idea di fiction, e cioè… 

Salotto Giallo: Il tuo Modesto Serra, Momo, è un personaggio particolare, fisicamente e caratterialmente. Da cosa deriva la scelta di questo protagonista, tutto muscoli ed azione, come investigatore protagonista del tuo libro? 

Franco Foschi: Sono cresciuto a pane e Chandler, il primo a teorizzare che in ogni romanzo di questo genere prima o poi una pistola deve comparire. A proposito di quel che si legge, sono meno attratto dal romanzo a chiave, tipo Agatha Christie per intenderci, che da un bel libro di pistolettate e simili alla, che so, Don Winslow.

Sono più attratto da una sigaretta tossita in un angolo buio che da un the e pasticcini alle cinque del pomeriggio. 

Salotto Giallo: L’idea di un romanzo con protagonista un antieroe per eccellenza è frequente nel genere. A chi ti sei ispirato per delineare il tuo Modesto Serra? 

Franco Foschi: Sono certo che qualsiasi giallofilo, dopo aver letto il libro, risponderebbe: Spillane. Invece no,

il mio “antieroe per eccellenza” è figlio, anzi, nipote (meglio) di un ciclo di romanzi che pubblicò Garzanti tanti anni fa in una sua collanina economica dalla copertina gialla (chissà perché?), legati a un tipo poco incline alle mediazioni come Modesto Serra: Shaft, il detective.

Pochi lo hanno letto, molti di più lo hanno frequentato al cinema. Libri in cui non ci si riesce ad annoiare neanche in una riga di testo. In sintesi,

L’obiettivo era quello di regalare al lettore la figura di uno stronzo travolgente, dal grande impeto anche distruttivo, ma nemico assoluto della noia. 

Salotto Giallo: Il legame di Momo con il padre e gli intermezzi paterni sono di una dolcezza struggente. Un legame fortissimo ma dolorosissimo, che mette in evidenza un altro lato del protagonista. Ci parleresti di questo dualismo? 

Franco Foschi: Noi non siamo americani.

Fatichiamo a tollerare il male assoluto, nei nostri eroi come nei nostri non-eroi. Un piccolo nucleo, anche una sola cellula, di umanità ci deve essere nei nostri protagonisti, altrimenti soffriamo. Che poi il mondo sia violento e senza pietà, è un’altra questione. 

Salotto Giallo: Giochiamo con la fantasia. Hai la possibilità di sederti nel nostro Salotto con il tuo autore preferito, per fargli una sola domanda: chi inviti? E cosa gli chiedi? 

Franco Foschi: Poiché nei miei lunghi anni dedicati alla scrittura (e a mille altre cose, intendiamoci) sono sempre stato uno scrittore torrenziale,

chiamerei nel mio salotto letterario altri torrenziali, tipo come già detto Don Winslow, Simenon, o altri ‘masters of art’ tipo Dostoevskij, Victor Hugo eccetera eccetera. E chiederei loro: “Ma chi ve l’ha fatto fare?”

Perché io, per me stesso, a questa domanda non so dare risposta! 

Salotto Giallo ringrazia Franco Foschi per la disponibilità all’intervista.

Il temo non ha pietà Salotto Giallo

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