Il tempo non ha pietà di Franco Foschi

Il temo non ha pietà Salotto Giallo

Recensione in anteprima di Cristina Casareggio

SINOSSI

Il tempo non ha pietà

E se a Bologna nel 1980 ci fosse stato un movimento rivoluzionario di sinistra formato da immigrati? Inverosimile? Possibile?

Franco Foschi parte da questa ipotesi per costruire un giallo ricco di colpi di scena.

Il protagonista è Modesto Serra detto Momo, ex poliziotto ora investigatore privato, personaggio non proprio ineccepibile, spesso violento, un po’ egocentrico, con un senso morale tutto suo.

Il suo ex superiore gli chiede aiuto per scoprire le ragioni di una possibile faida tra bande che avrebbe origine dalla Bolognina, quartiere dove Momo è cresciuto.

Contemporaneamente viene incaricato di trovare la figlia tossica di un noto criminale senegalese, Sem Fall detto l’Albero.

Sullo sfondo, la Bologna del 1980, ancora sotto shock per gli eventi sconvolgenti avvenuti nelle strade cittadine nel ’77.

BIOGRAFIA

Bologna “la dotta”, “la grassa”, “la rossa”, può una città così accogliente essere il palcoscenico di rivolte sociali? E i suoi trentotto km di portici possono in realtà, ospitare anche violenza e criminalità?

La risposta è sì, basta tornare indietro agli anni settanta, quelli immediatamente precedenti la strage alla stazione.

Franco Foschi colloca il suo romanzo giallo proprio in quel lasso di tempo e regala ai lettori un protagonista tutto da scoprire.

Modesto Serra, Momo, è un ex poliziotto espulso dall’arma perché troppo violento e incapace di seguire le regole, un uomo d’azione che non riesce mai a stare fermo, neanche dopo una notte di sesso sfrenato.

Trascorre le giornate nel suo ufficio da investigatore privato e le notti in giro passando da una donna a un’altra perché legarsi no, proprio non gli riesce.

È un uomo bello, alto, muscoloso, sempre impeccabile nell’abbigliamento, abituale frequentatore di palestre perché vuole sempre apparire al meglio.

Quando il capo della polizia Serra lo incontra perché

si tratta di qualcosa che potrebbe mettere a ferro e fuoco l’intera città

Momo sa già dove andare e a chi rivolgersi.

Tutto sembra partire dalla Bolognina, il tuo quartiere, dove sei stato prima un teppistello del cazzo e poi un poliziotto. Chissà quanta gente conosci.

Momo parte subito, senza alcuna esitazione, solo una condizione: deve agire da solo.

I contatti li ha, bastano poche telefonate per arrivare all’Albero, il vertice della malavita, il capo di tutti i traffici illeciti di Bologna e scoprire così che la guerra che sta per scatenarsi ha alla base il rapimento della figlia.

Con scaltrezza Momo prende l’occasione al volo e, complice una busta piena zeppa di denaro, promette di ritrovare la ragazza.

Momo è l’antieroe per eccellenza, un violento, un duro, uno che le prende e le dà senza pensarci su due volte. Un uomo pratico e d’azione, che lascia poco spazio alla riflessione.

Modesto Serra non si può prendere e prillare a piacimento, non si può dargli la caccia senza venire a propria volta cacciati

Soprattutto Momo è nero, un colore della pelle che lo rende idoneo a trattare con la malavita locale:

ma nel contempo lei è anche bianco per il suo passato, per i posti e la gente che frequenta. Ed è abbastanza in gamba da sapersi destreggiare tra il mondo bianco e quello nero.

È decisamente la persona giusta per salvare la città dalla catastrofe imminente.

Ma Momo non è solo forza e muscoli è anche un figlio amorevole nei confronti del padre chiuso in una struttura per disabili perché colpito da demenza.

Il padre era un militare, una roccia, una vera forza della natura e per Momo andarlo a trovare è sempre un colpo al cuore, perché ormai tutta quella forza non esiste più.

La sua roccia è franata, ma non l’amore che li lega.

Padre mio, verrò sempre a trovarti, tutte le volte che posso, finché sarò vivo. E finché lo sarai tu. Non ti spaventare, questa è la tua casa, pensa che siamo a Massawa e che là c’è la mamma e ci sono anch’io, pensalo anche se è impossibile. Pensa all’amore che mi hai dato e riprenditelo indietro.

Franco Foschi

Franco Foschi, pediatra e scrittore, dopo l’esordio con sceneggiature radiofoniche e racconti su varie riviste e antologie, ha pubblicato quattordici libri tra narrativa e saggistica.

Per Todaro Editore: Piccole morti senza importanza (2003) e Libertà di paura (2008, con prefazione di Stefano Benni).

Le più recenti pubblicazioni: Amore, politica & altre bugie (Passigli 2009) Passione 1820 (Sironi 2009, a quattro mani con Maurizio Ferrara).

Scrive regolarmente sceneggiature per la radio.

Ha condotto per cinque anni (e 120 incontri) la rubrica televisiva di interviste a scrittori Leggere negli occhi, consultabile sul portale

Franco Foschi ci descrive una Bologna nuova, violenta, dove non c’è distinzione tra bianco e nero e tra bene e male.

I personaggi sono caratterizzati alla perfezione così come i luoghi, che tracciano una mappa alternativa di Bologna attraverso i canoni della delinquenza e della criminalità.

I capitoli scorrono veloci seguendo il ritmo dell’azione, intervallati da quelli che riguardano il rapporto tra padre e figlio, dove il ritmo rallenta e avvertiamo una tregua dalla violenza.

Durante le visite al padre Momo sembra ricaricarsi per poi riprendere l’azione.

Salottometro:

Il temo non ha pietà Salotto Giallo

Link d’acquisto (In uscita il 25 novembre)

Cartaceo
Ebook

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