Rubrica a cura di Cristina Casareggio
Recensione di Cristina Casareggio
SINOSSI
Leone Chiarodiluna è un figlio badante, la cui vita è interamente dedicata alla cura dei genitori anziani non autosufficienti.
Una assistenza prestata senza coinvolgimento affettivo, anzi incolpando i genitori della sua mancanza, a quarant’anni compiuti, di prospettive.
Il padre, tenente colonnello dell’esercito, è un uomo duro e violento che gli rinfaccia ogni centesimo speso e che lamenta necessità sempre più impellenti; la madre, invece, è una donna dolce e remissiva che però, secondo Leone, non è riuscita o non ha voluto proteggerlo dal padre.
Così, mentre li accompagna in bagno, controlla e somministra medicine, li aiuta a lavarsi e vestirsi, cucina per loro, progetta di rinchiuderli in casa di cura e finalmente godersi il patrimonio di famiglia.
Infatti, gli è diventato vieppiù intollerabile dover dipendere per vivere dalla pensione del padre, non avere alcuna privacy, essere sempre a disposizione.
Sogna di trasferirsi in Belize, dove da bambino trascorse il mese più felice della sua miserevole esistenza.
Per poterci riuscire deve però prima fare interdire il tenente colonnello. Nel frattempo, in seguito a un incidente avvenuto in ufficio postale, è assegnato ai lavori socialmente utili sotto tutela di un ambiguo assistente sociale.
Nel locale di fronte alla onlus presso cui svolge il servizio conosce e stringe amicizia con il barista ucraino Ondrej, personaggio intrigante e magnetico. Il lavoro e la vodka di Ondrej fanno sentire vivo Leone, forse per la prima volta, arrivando a invaghirsi di Badra, una donna sfuggita alla tratta delle prostitute, e vagheggiando una romantica quanto improbabile relazione.
Intanto, gli eventi precipitano.
Il tenente colonnello, infatti, ha in serbo per il figlio più di una amara sorpresa. Un romanzo che scandaglia impietosamente i rapporti tra genitori e figli quando i genitori di ieri diventano i figli di oggi.

In Giorni da leone, Luca Pasquinelli ci porta ad affrontare un tema doloroso e difficile: come dobbiamo comportarci quando i nostri genitori non riescono più a fare le cose più semplici?
È giusto sacrificarsi?
È giusto rinunciare ai propri sogni per trasformarsi in badante?
Quanto siamo disposti a sacrificarci?
Leone, il protagonista del romanzo, è un quarantenne che ancora non ha trovato un posto nella vita, non lavora, non ha amici, ha difficoltà nel relazionarsi con gli altri e vive ancora con i genitori.
Ha un solo sogno: chiudere i genitori in una casa di riposo e partire per il Belize, luogo che ha visitato anni prima con la madre e che gli sembra l’unico possibile dove vivere.
Leone è un antieroe, pronto ad abbandonare i propri genitori per inseguire un sogno.
Sembra un bambino che cerchi di attirare l’attenzione a tutti i costi e abbia un bisogno disperato di qualcuno che gli dia una pacca sulla spalla e gli dica quanto è bravo.
Passa le giornate chiuso in casa, la sua unica occupazione è gestire la quotidianità degli anziani genitori ormai non più autosufficienti.
La casa dove vivono è il solo luogo descritto minuziosamente: un rustico in rovina, con buchi alle finestre, porte cigolanti e polvere ovunque. Il disfacimento delle cose è come l’invecchiare inesorabile dei genitori.
Il rapporto difficile con il padre ex militare lo porta a ricreare con lui le stesse angherie subite da piccolo.
Lo maltratta, spronandolo ad alzarsi senza sosta per mantenere la mobilità degli arti.
La confusione mentale del padre cresce e aumenta con le domande sempre più pressanti e continue del figlio, e l’uomo tutto d’un pezzo che era una volta si è quasi ridotto a un bamboccio.
Gli unici momenti di lucidità li sfrutta per insultare il figlio a causa della sua inutilità e mancanza di “spina dorsale”.
Totalmente opposto è il comportamento con la madre, una donna dolcissima, sottomessa al marito, ma sempre pronta a spronare e a difendere il figlio anche se impossibilitata a muoversi e costretta a letto.
Leone la accudisce con amore e devozione ma poi chiude la porta e torna sempre a fare altro.
Un brutto episodio alle poste porta Leone a doversi confrontare con il mondo, si ritrova a fare lavori socialmente utili in una onlus e qui è costretto a relazionarsi con i suoi simili, ma non ne è capace.
Si infatua della prima donna conosciuta, Badra, una ex prostituta, e la vuole con sé nel suo viaggio in Belize, dove sogna di ricostruirsi una vita.
Non si accorge che è tutto nella sua testa, dove crea e disfa relazioni immaginarie.
Sei lo scemo del villaggio. Se rivedo ancora quella tua giacca da pagliaccio in giro tu fai una brutta fine.
Lo stile è pungente, dialoghi veloci, descrizioni brevi ma minuziose, sembra quasi di leggere una sceneggiatura cinematografica.

Luca Pasquinelli
È nato a Genova nel 1975, vive a Milano.
Si è laureato in Lingue e Letterature Straniere.
Ha seguito corsi di recitazione e script analysis con alcuni maestri americani e italiani tra cui Lola Cohen, Michael Margotta, Stefano Fiorentino e Pujadevi.
Ha scritto cinque drammaturgie teatrali rappresentate nei circuiti off di Milano, Torino e Roma: Dick Laurent è morto (2013); Eva (2015); Life is a losing game (2016); Spaky Venice (2018); Giochi di carta (2020).
È autore di una sceneggiatura cinematografica da cui è stato prodotto il lungometraggio K, andato in concorso al Festival di Benevento nel 2018.
Giorni da Leone è il suo primo romanzo.
Pasquinelli tratta un argomento spinoso e lo fa senza ”buonismi“ , false moralità e tanti fronzoli.
Ci offre una visione lucida e spietata di un tema attualissimo.
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