La verità tradita di Brooke Robinson

La verità tradita Salotto Giallo

Recensione di Monica Truccolo

SINOSSI

Revelle è una mamma single, con un lavoro più che impegnativo: è un’interprete in tribunale. Grazie alle dieci lingue che ha imparato durante un’infanzia vagabonda, spesso è la sola in aula a capire che cosa sta dicendo un testimone, e sa bene che una frase intesa male può decidere il destino di un processo. Una sola parola e un’intera vita possono cambiare per sempre. Per questo, Revelle è sempre stata impeccabile. Finché un giorno, convinta che un imputato sia colpevole di omicidio, sull’onda dell’emotività contro cui ha sempre lottato, fa l’impensabile: cambia una sola, minuscola parola, stravolgendo una testimonianza per incastrare l’accusato. In fondo, pensa, nessuno se ne accorgerà mai… Ma quando comincia a ricevere minacce, e si rende conto che anche suo figlio è in pericolo, capisce che l’errore di un’ interprete può costare molto, molto caro.

Il personaggio principale de La verità tradita, Revelle, fa l’interprete, traduce nei tribunali giudiziari per le forze dell’ordine, traduce nei processi e quando viene chiamata svolge il proprio lavoro per servizi di tutela dell’infanzia, nelle carceri o negli ospedali.

Parla dieci lingue, perché ha avuto una vita errante a causa del lavoro della madre.

Parla inoltre un’undicesima lingua, anche se non lo ammette a causa di una tragedia accaduta anni prima.

Tre mesi fa, il fine settimana prima che venisse da me, ho comprato un libro di barzellette per
bambini. Ne ho memorizzate il più possibile ma poi, dimenticando di centellinarle, le ho esaurite
tutte entro la fine delle nostre prime quarantotto ore insieme. Forse è meglio così. I bambini
capiscono quando ti stai sforzando troppo.

Revelle è anche in procinto di adottare Elliot, un bimbo di sei anni e quando ha bisogno di allontanarsi da casa per lavoro, affida il piccolo a Sandra, una baby-sitter che viene misteriosamente uccisa lasciando Revellle sconvolta.

Quando si avvicina l’una di notte, sono ancora troppo agitata per dormire. Ho dei sedativi in un
cassetto da qualche parte, ma non voglio essere troppo stordita e non sentire se Elliot mi chiama durante la notte.

Durante un processo, decide di cambiare una parola nella traduzione di un testimone, perché l’imputato risulti colpevole e cambiare l’esito del processo.

Non pienamente conscia delle conseguenze che può portare l’inesattezza della sua traduzione, compie una decisione molto discutibile.

Di quale termine sta parlando? Non c’era nulla che potesse essere frainteso. Altri interpreti
ripuliscono un po’ la testimonianza. Tralasciando gli “ahh” e gli “hmm” di fondo; una frase
passiva diventa attiva perché è più semplice – non sono schiavi del codice di condotta; non ne
vedono l’utilità.

La storia è narrata in prima persona e alterna il punto di vista di Revelle, con un personaggio i cui capitoli sono scritti in corsivo e che sembra avere un comportamento piuttosto ostile nei confronti della nostra protagonista.

Il romanzo parte lentamente, ma proseguendo nella lettura l’autrice riesce, seppure con
qualche difficoltà, dovuta a una scrittura non sempre lineare e a cambi di scena improvvisi, a far
empatizzare il lettore con i personaggi.

Riesce infatti a trasferire nel testo emozioni e paure della protagonista, Revelle, una persona
problematica, ansiosa e con un passato controverso e misterioso alle spalle, che si sente ora costretta a rimediare a quanto ha fatto.

Le premesse per una storia interessante ci sono tutte anche se a tratti il romanzo e i personaggi
appaiono inverosimili, con episodi caotici e affrettati senza un motivo plausibile.

Sullo sfondo si colloca Londra e la sua periferia, i quartieri poveri e l’alto tasso di indigenza e criminalità.

Si accovaccia, il suo viso accanto al mio, le nostre guance si toccano, e mi annusa, come un
animale. «Sono sua zia, stupida idiota.».Vedo il suo volto più giovane con gli occhi della mente,
nei telegiornali del periodo in cui Max è morto.

Una storia che fa riflettere su come ogni parola usata debba essere scelta con cura, e non pronunciata per un mero insindacabile giudizio, soprattutto in un luogo significativo come un’aula di tribunale, perché il significato di un vocabolo potrebbe letteralmente fare la differenza tra la vita e la morte.

Brooke Robinson

Nata a Sydney, ha lavorato in una libreria prima di approdare alla scrittura.

La verità tradita è il suo primo thriller, di grande successo in Inghilterra e negli USA e in corso di traduzione in tutta Europa.

Un thriller con una trama originale. Nel corso della lettura la Robinson è abile nel catturare la curiosità del lettore, in un crescendo misterioso e con un finale inimmaginabile anche se a tratti intricato e nebuloso.

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