La protetta di Hélène Gullberg

La protetta Salotto Giallo

Recensione di Barbara Terenghi Zoia

SINOSSI

Un granaio. Color rosso Falun, così tipico della Svezia centrale, ma ormai dilavato dal tempo.

Un posto insignificante, uguale a mille altri agli occhi dei turisti. Un cartello, fuori, che recita Mercatino delle pulci. Ma per Sten Hammar, ex armatore e collezionista, è il Taj Mahal.

Perché lì dentro, fra mucchi di carabattole, vecchie ceramiche, paralumi plissettati e quadretti a punto croce, brillano nel buio pezzi dal valore inestimabile. Almeno per chi, come Sten Hammar, li sa riconoscere.

Malgrado la probabile provenienza illecita, Hammar è disposto a tutto pur di accaparrarseli. Anche a prendere sotto la sua ala quella bambina, figlia del padrone del granaio che, in cambio, terrà in serbo per lui le antichità più preziose.

Vent’anni dopo, 2018. Sten Hammar viene ritrovato ucciso nella sua tenuta di Hammarnäs. La villa, che tradisce una ricchezza enorme, è zeppa di tesori raccolti nel corso di una vita dedicata all’arte.

A un primo sguardo non manca niente: o almeno così crede la detective di Stoccolma Karin Klinga, temporaneamente trasferita in quelle campagne. Per accertarsene, Klinga dà l’incarico di valutare la collezione a Majja Skog, un’esperta della Wallius, la casa d’aste più famosa della capitale, la Lisbeth Salander dell’arte, come la chiamano i colleghi: dura, laconica, ipercompetente.

Majja che viene proprio dalla regione dove è stato ucciso Sten Hammar. Che a Hammarnäs ha passato tutte le domeniche della sua adolescenza. Che di Sten Hammar è stata la protetta. Majja che, ora, quando le chiedono se conosceva la vittima, nega. Perché non si conosce chi ci ha tradito. Chi ci ha nascosto una verità che è venuto il momento di portare a galla.

La protetta, opera prima di Hélène Gullberg è quel libro che aspetti da tempo e quando arriva e hai finito di leggerlo, vorresti già sapere quando uscirà il seguito.

Definirlo un libro perfetto forse può sembrare esagerato, eppure racchiude in sé tutte quelle caratteristiche che un ottimo giallo dovrebbe avere: ambientazione, personaggi ben delineati, ottima trama.

L’ambientazione è realistica con descrizione dei paesaggi particolareggiate, così come degli ambienti:

Un granaio. Color rosso Falun, così tipico della Svezia centrale, ma ormai dilavato dal tempo

un rosso particolare creato in Svezia, dove il libro è ambientato.

Un granaio, che è la casa di Majja da bambina, dove senti zaffate di letame, terra secca, i tori e la campagna mentre scorri le pagine, come se fossi presente sul posto.

Una caratterizzazione che porta immediatamente nel mezzo della campagna svedese, rurale ma povera.

Eppure, basta spostarsi di poche centinaia di metri per trovarsi davanti ad una tenuta con

alti pilastri imbiancati, con un viale costeggiato da enormi latifoglie, signorile a dir poco. Nessuna di quelle ville lussuose poteva competere con l’edificio a cui si stavano avvicinando. Era sufficiente definirlo una tenuta o un maniero? Non era piuttosto un castello?

In effetti, la residenza del defunto barone Sten Hammar è magnifica, imponente, sofisticata, ma ciò che cela al suo interno è ancora più incredibile: una quantità di manufatti, mobili, quadri, oggetti d’arte e d’antiquariato da far invidia a qualsiasi collezionista o museo ben fornito.

La protagonista femminile indiscussa è Majja Skog, Majja “con due jj” come l’autrice ripeterà stile mantra per tutto il libro, una sorta di Lisbeth Salander 2.0.

Hélène Gullberg

Hélène Gullberg è un’autrice svedese.

Ha lavorato presso la casa d’aste Bukowskis e la Stockholms Auktionsverk e come sovrintendente del Palazzo Reale di Stoccolma.

Ha lavorato anche per la televisione.

Nel 2024 Neri Pozza pubblica in Italia La protetta, candidato al Best Crime Debut della Swedish Academy of Crime Fiction nel 2023.

La descrizione fisica che l’autrice Hélène Gullberg propone, fin da quando la incontriamo ancora bambina nel granaio del padre, è incredibile :

una bambina tozza con capelli morbidi color paglia

una bambina che Hammar prende sotto la sua ala per educarla sul mondo dell’arte e dell’antiquariato, grazie all’accordo stabilito con il padre.

Una bambina con punti di riferimento poco positivi: senza mamma, che assorbe come una spugna tutto ciò che le viene insegnato e che elegge la tenuta del barone come suo rifugio “santuario” personale, senza dimenticare il suo personalissimo tocco di humor :

quando fu arrivata in cima, prese in mano un prisma e strofinò lo straccio. Prendi, strofina, lascia andare. Le venne in mente la scena del film Karate Kid che aveva visto: dai la cera, togli la cera. Si immaginò di stare sulla scala con una gamba sola e di fare come la gru

Una volta cresciuta, Majja usa il suo aspetto a secondo delle occasioni, lavorative o private:

Majja era una ragazza affascinante che si era presentata al colloquio in completo giallino pallido e  filo di perle con i bei capelli gonfiati, si era poi trasformata in una persona completamente diversa, più simile a un teppista. Una Skinhead. Testa completamente rasata, fisico tarchiato. Non aveva il benchè minimo desiderio di fare colpo sull’ambiente che la circondava, eppure era ciò che accadeva.

La detective Karin Klinga è l’altra protagonista di La protetta, una donna appena divorziata, alle prese con la menopausa e una nuova collaborazione lavorativa.

Anche lei come Majja è una figura forte, che non si fa mettere i piedi in testa, con un buon fiuto mentre procede con la caccia all’assassino, con i suoi metodi, senza guardare alle apparenze.

La trama è quella di un ottimo giallo, un rompicapo da scoprire una pagina alla volta, mentre l’autrice sapientemente confonde il lettore con spiegazioni esaurienti e interessanti sul mondo delle case d’asta e dell’arte.

È innegabile, traspare, anzi trasuda dalle pagine del libro, l’amore di Hélène Gullberg per l’antiquariato e l’arte e, naturalmente, la sua competenza, ma lo fa senza mettersi in cattedra, anzi, spesso le spiegazioni o le informazioni le fornisce direttamente tramite la protagonista, con una nonchalance invidiabile.

Si avverte la passione genuina dell’autrice che Majja comunica dalle pagine, al punto tale che in alcuni passaggi il lettore potrebbe confondersi e dimenticarsi che sta leggendo un giallo!

Ed è proprio in questo che si vede la bravura dell’autrice, perché affascina, confonde, trasporta in un mondo incantevole, a tratti divertente, salvo poi presentare il mondo reale brutalmente, con le enormi differenze economiche e culturali, tra chi deve spalare letame e mangiare letteralmente ciò che la terra produce e chi invece può permettersi di spendere migliaia di euro per una sedia antica.

Con tanta arte e bellezza, Hélène Gullberg omaggia il nostro paese facendo guidare una Lamborghini a Majja e citandolo enpassant

l’uomo si strappò via le cuffie:
cosa diavolo è, mica siamo a Monza!
O adesso la Formula 1 è arrivata anche a Roslagen??

Una lettura formidabile e imperdibile, che diventerà una serie visto che in Svezia pubblicizzano già il secondo libro, con protagonista sempre l’enigmatica Majja.

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