L’età fragile di Donatella Di Pietrantonio
Recensione di Cristina Casareggio
SINOSSI
Amanda prende per un soffio uno degli ultimi treni e torna a casa, in quel paese vicino a Pescara da cui era scappata di corsa.
A sua madre basta uno sguardo per capire che qualcosa in lei si è spento: i primi tempi a Milano aveva le luci della città negli occhi, ora sembra che desideri soltanto scomparire, si chiude in camera e non parla quasi.
Lucia vorrebbe tenerla al riparo da tutto, anche a costo di soffocarla, ma c’è un segreto che non può nasconderle.
Sotto il Dente del Lupo, su un terreno che appartiene alla loro famiglia e adesso fa gola agli speculatori edilizi, si vedono ancora i resti di un campeggio dove tanti anni prima è successo un fatto terribile.
A volte il tempo decide di tornare indietro: sotto a quella montagna che Lucia ha sempre cercato di dimenticare, tra i pascoli e i boschi della sua età fragile, tutti i fili si tendono. Stretta fra il vecchio padre così radicato nella terra e questa figlia più cocciuta di lui, Lucia capisce che c’è una forza che la attraversa.
Forse la nostra unica eredità sono le ferite.
Con la sua scrittura scabra, vibratile e profonda, capace di farci sentire il peso di un’occhiata e il suono di una domanda senza risposta, Donatella Di Pietrantonio tocca in questo romanzo una tensione tutta nuova.

Donatella Di Pietrantonio
Vive e lavora a Penne, in Abruzzo.
Con L’Arminuta (Einaudi 2017, tradotto in piú di 30 Paesi) ha vinto numerosi premi, tra cui il Premio Campiello, il Premio Napoli e il Premio Alassio.
Per Einaudi ha pubblicato anche Mia madre è un fiume (prima edizione Elliot 2011), con cui ha vinto il Premio Tropea, Bella mia (prima edizione Elliot 2014), con cui ha partecipato al Premio Strega 2014 e ha vinto il Premio Brancati, Borgo Sud (2020), finalista al Premio Strega 2021, e L’età fragile (2023).
Per la sceneggiatura del film L’Arminuta di Giuseppe Bonito ha vinto il David di Donatello insieme a Monica Zapelli.
Donatella Di Pietrantonio vince il Premio Strega 2024 con una storia sui delicati rapporti genitori figli, sulla fragilità delle relazioni umane a ogni età, sulle radici e il peso che queste hanno nella vita.
La voce narrante è quella di una madre, Lucia, che dopo anni di solitudine in piena pandemia vede la figlia tornare a casa da Milano dove frequentava l’università.
Un ritorno difficile perché Lucia non riesce a parlare in nessun modo con la figlia che si chiude in camera, non mangia e non fa nulla.
Il malessere di mia figlia devo ancora capirlo, non viene da una parte sola.

Sono i pensieri e le angosce di Lucia che pervadono e fanno da sottofondo a ogni pagina del romanzo: non c’è peggior cosa per una madre di non riuscire a comunicare con il proprio figlio, ma la cosa più grave è che Lucia non sa come fare, si è sempre sentita una madre inadeguata e non riesce ad aprire un canale che sembra ormai chiuso.
La vita segreta dei figli. Sappiamo che esiste, ma non siamo mai pronti a toccarla. Restano per sempre angeli senza sesso nel chiuso delle nostre teste. Indifferenziati, mai del tutto partoriti
Il senso di colpa di Lucia per non aver aiutato la figlia in un momento difficile, il non aver preso quel treno per Milano nel momento del bisogno la devasta, tanto che, anche assecondare il padre anziano nelle sue richieste risulta difficile.
Perché il padre di Lucia è un uomo all’antica, legato alla sua terra a tal punto da volerla lasciare alla figlia e alla nipote, ma è proprio questa terra a portare con sé il dolore, una tragedia si è svolta su quei monti, una tragedia ha sconvolto la vita di Lucia.
Mio padre mi chiede di accompagnarlo nel suo ultimo tratto, insiste che prenda quel terreno. A mia figlia devo restituire il mondo. Mi tirano ognuno dalla propria parte, al proprio bisogno. Mi spezzano.
La natura sembra abbandonata, là dove un tempo c’era un campeggio e vita, ora c’è solo desolazione e natura incontaminata; il dolore che ha attraversato quei luoghi è rimasto nell’aria dando un senso terribile di immobilità.
Tutto è fragile in questo romanzo: la vita, i rapporti personali, la natura. Tutto è in bilico e sembra che stia per cadere.
La scrittura di Donatella di Pietrantonio illumina questa fragilità, andando dritta al punto, senza risparmiare il dolore e la schiettezza e lasciando immagini difficili da dimenticare.
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