L’importante sono io di Massimo Canzano

L'importante sono io Salotto Giallo

Recensione di Monica Truccolo

TRAMA

Adil vive a Goma, nella Repubblica Democratica del Congo. Il suo unico sogno è raggiungere l’Europa. Carlo vive a Napoli. Ha costruito una vita fatta di certezze, benessere e tranquillità.Non si sono mai incontrati.

Eppure una scelta presa da entrambi finirà per legare le loro vite in un modo che nessuno dei due avrebbe mai potuto immaginare. Tra miniere di coltan, cliniche clandestine, deserto e mare, due destini percorrono strade diverse fino a incrociarsi. Da quel momento, ogni certezza comincerà a vacillare.

Quando chiuderai questo libro, forse non ti chiederai dove sia la ragione.
Ti resterà una sola domanda. Tu, nelle stesse condizioni, cosa avresti fatto?

In L’importante sono io, si intrecciano due vite lontanissime, accomunate da una fragilità che assume forme diverse.

Carlo vive a Napoli, dove una tragica fatalità lo costringe a confrontarsi con una realtà che non avrebbe mai immaginato, una grave malattia e la prospettiva di dover ricorrere alla dialisi per tutta la vita. Adil, un ragazzo che vive in Congo, sogna invece di raggiungere l’Europa, convinto che oltre quei confini possa esserci un futuro migliore. Per inseguirlo è disposto a rischiare persino la propria salute.

«Tu vuoi veramente andare in Europa?» «Sì, che lo voglio», rispose con occhi che dicevano sì senza pronunciare parola. «Ma sono povero, non ho i soldi.»

Le loro storie seguono percorsi diversi, segnati dalla disperazione, dalla speranza e da scelte dalle conseguenze profonde. Da una parte c’è chi, grazie alle proprie possibilità economiche, può cercare una via d’uscita dalla malattia, dall’altra, chi è disposto a mettere a repentaglio la propria vita pur di conquistare un futuro diverso. Sullo sfondo, un mondo in cui il bisogno diventa terreno fertile per lo sfruttamento e il corpo umano si trasforma in merce.

Sta decidendo della sua vita in una manciata di secondi. «Accetto. Come procediamo?»

Attraverso le vicende dei due protagonisti, Canzano mette in luce le disuguaglianze che separano realtà solo apparentemente distanti.

Il romanzo mostra come la possibilità di salvarsi non dipenda soltanto dalla gravità di una situazione, ma anche dalle risorse di cui si dispone e dalle alternative che si hanno davanti.

Si erano sentiti telefonicamente e Franco gli aveva dato il nominativo e l’indirizzo dello studio, Via Posillipo 512.

Il titolo, L’importante sono io, invita a interrogarsi sul confine tra il bisogno di salvarsi e la capacità di guardare oltre sé stessi. Quanto siamo disposti a considerare le conseguenze delle nostre scelte quando è in gioco la nostra stessa sopravvivenza? E siamo davvero consapevoli del prezzo che altri potrebbero essere costretti a pagare per la nostra salvezza?

«Io ho solo pagato per scavalcare la fila, se non andava a me comunque sarebbe andato ad un altro che avrebbe pagato. E pagato per pagato, meglio a me che all’altro.»

Massimo Canzano

Massimo Canzano è autore, drammaturgo e direttore artistico napoletano. Da oltre vent’anni scrive per il teatro e la televisione, firmando più di trenta testi teatrali messi in scena in tutta Italia. Nel 2010 ha vinto il concorso nazionale di drammaturgia per testi inediti “Applausi” con la commedia Mia cognata è una star. Nel 2012 si è aggiudicato il concorso nazionale di drammaturgia per testi inediti “Premio Teatro e Poesia” con la commedia Intrigo a Villa Sansevero.

Da sempre attento osservatore delle dinamiche umane, della quotidianità e dei paradossi della vita, con il suo primo romanzo, L’IMPORTANTE SONO IO, porta nella narrativa lo stesso sguardo che da anni caratterizza la sua scrittura teatrale. Per questo romanzo ha scelto una scrittura più intensa, dando vita a una storia che esplora i dilemmi morali, la fragilità delle certezze e il confine sottile tra giudizio e sopravvivenza.

L’importante sono io di Canzano, racconta una realtà dolorosa, in cui la speranza di una vita migliore si scontra con condizioni che possono spingere le persone ad affrontare prove estreme.

Ne emerge un quadro in cui la fragilità umana si intreccia con disuguaglianze profonde.

non si esaurisce nel racconto di due destini, ma apre uno spazio di riflessione sulle responsabilità individuali e sulle condizioni che possono spingere una persona a compiere determinate scelte. Una storia dolorosa, che mette a confronto privilegi e necessità e invita a interrogarsi sul confine tra il desiderio di salvarsi e il prezzo che altri possono essere costretti a pagare.

Ma l’esplosione di quella massa avvenne quando i cinque libici entrarono, posarono al centro del capannone tre casse di plastica contenenti scatole di tonno e del pane raffermo.

La scrittura di Canzano è semplice e scorrevole, accompagna le vicende senza appesantirle e rende immediata la lettura.

Gli sviluppi, tuttavia, sono in parte intuibili fin dall’inizio e lasciano poco spazio alla sorpresa.

A prevalere è la dimensione umana del racconto, che restituisce il dolore dei protagonisti e la durezza delle realtà in cui si trovano a vivere.

«Da dove vieni, di dove sei?» gli chiede Carlo. «Vengo da Goma. È nella Repubblica Democratica del Congo», risponde Adil sorridendo.

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