Recensione di Samuela Moro

A cura di Emanuela Ferrara
TRAMA
Leggerlo oggi significa non solo accedere alle origini della prosa potente e perturbante di Enriquez, ritrovando molti dei temi che daranno forma al suo universo letterario, ma anche scoprire un’opera di incredibile modernità: un romanzo di vampiri senza i vampiri, un romanzo gotico senza castelli infestati, una ballata sulfurea in cui gli echi dei poeti del male si mescolano a una colonna sonora rock. Soprattutto, una tenebrosa e affascinante storia di ragazzi ritratti come angeli caduti.
Nella Buenos Aires sordida e vibrante degli anni Novanta, tre adolescenti si incontrano: Facundo, un giovane bellissimo che è diventato ricco prostituendosi e vive con un gatto nero di nome Lord Byron; Narval, un ragazzo perseguitato da esseri oscuri e allucinazioni macabre; Carolina, una ragazza instabile che abita un quotidiano fatto di droga e autodistruzione. Scritto da Mariana Enriquez quando aveva diciannove anni, Il peggio arriva dopo è diventato un libro di culto.
Pubblicato quando Mariana Enriquez aveva appena diciannove anni, Il peggio arriva dopo è un romanzo che sembra nascere da una necessità più che da un progetto letterario. A raccontarlo è la stessa autrice nella nota introduttiva:
Dovevo scrivere la storia dei personaggi che mi parlavano e dovevo raccontare le mie ossessioni perché era una mia necessità fisica
Una dichiarazione che aiuta a entrare in un libro febbrile, oscuro, profondamente legato alle notti vissute dalla stessa Enriquez negli anni Novanta.
Al centro della storia ci sono tre giovani: Facundo, bellissimo e ambiguo, che si è arricchito prostituendosi; Carolina, immersa in un’esistenza fatta di droga e autodistruzione; e Narval, tormentato da presenze che soltanto lui sembra poter vedere. Tre personaggi accomunati da una forma di dipendenza che va ben oltre le sostanze. Si cercano, si desiderano, si usano e sembrano incapaci di sottrarsi a relazioni che finiscono per diventare altrettanto necessarie e distruttive.
È soprattutto Facundo a incarnare questa dinamica. La sua bellezza quasi irreale lo trasforma in una presenza attorno alla quale gli altri gravitano continuamente. Tutti lo vogliono, tutti sembrano avere bisogno di lui, mentre Facundo pare non desiderare davvero nulla. Dietro la sensualità resta una solitudine profonda, una paura che trova soltanto temporaneamente sollievo nella presenza degli altri.
Ti sei mai chiesto, Facundo, perché dormi sempre con qualcuno? Sai bene che non è per scopare. E per non stare da solo, si disse. Non è che avesse bisogno di abbracciare un’altra persona quando era a letto. E che aveva bisogno di qualcuno con cui condividere il buio; qualcuno che stesse lì, qualcuno che lo sentisse gridare, anche se ormai non ci riusciva più.
Il romanzo si muove dentro un realismo sporco fatto di droghe, sesso, prostituzione, corpi, marginalità e situazioni estreme.
Enriquez porta tutto in superficie con una scrittura ruvida e senza filtri: persino il corpo diventa qualcosa di estraneo, difficile da controllare, attraversato dalla droga e dall’angoscia.
Poi, dentro questo mondo già disturbante, compaiono Loro.
Le apparizioni che tormentano Narval introducono una dimensione gotica che rende continuamente incerto il confine tra realtà e allucinazione. Sono figure mostruose, impossibili da evitare, capaci di apparire ovunque. Eppure Narval non vuole davvero liberarsene. Le teme, ma le desidera; lo fanno soffrire, e, contemporaneamente, sente il bisogno della loro presenza.
Io voglio stare con Loro
dice. È proprio questa ambivalenza a rendere le sue visioni così inquietanti.

Mariana Enriquez
Mariana Enriquez è considerata una delle scrittrici più dotate e brillanti della sua generazione. Laureata in giornalismo, dirige il supplemento culturale del quotidiano argentino «Página/12». Specializzata in narrativa horror e gotica, i suoi racconti sono apparsi su prestigiose riviste internazionali, tra cui il «New Yorker», «Granta» e «McSweeney’s».
Le cose che abbiamo perso nel fuoco (Marsilio, 2023) una raccolta di racconti neri che ha conquistato pubblico e critica di tutto il mondo, è stato pubblicato in 20 paesi. Tra gli altri titoli, sempre per Marsilio, La nostra parte di notte (2021), I pericoli di fumare a letto (2023), Un luogo soleggiato per gente ombrosa (2025).
Il peggio arriva dopo di Mariana Enriquez è quindi un romanzo sospeso tra realismo sporco, gotico e perturbante psicologico.
L’orrore può arrivare dalle apparizioni, ma anche dai corpi, dalle dipendenze e dalle relazioni, spesso manipolatorie, quasi sempre tossiche, che imprigionano i protagonisti.
A colpire, oggi, è soprattutto la modernità di questa atmosfera. Enriquez dichiara nella nota introduttiva.
Non ho riletto Il peggio arriva dopo per questa nuova edizione. Non voglio correggere niente; e nemmeno voglio ricordare quello che non ricordo della trama o dei personaggi, né ritrovarmi con errori che, lo so già, sono ovvi (…) Oltretutto mi pare una brutta cosa correggere i vecchi libri: appartengono al loro tempo. E appartengono all’autore quando era più giovane, che è una persona diversa.
La trama procede per accumulo più che per azione: notti, droghe, incontri, corpi e visioni si susseguono in una sorta di deriva allucinata, creando una tensione che nasce dall’atmosfera più che dagli eventi.
La natura irregolare, febbrile e a tratti delirante de Il peggio arriva dopo contribuisce a creare un’opera acerba, estrema e profondamente inquieta, dove il confine tra desiderio, paura e allucinazione finisce per dissolversi.
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