Lei: Annabella Abbondante

Lei Annabella Abbondante Salotto Giallo

La giudice ficcanaso

A cura di Katya Fortunato

Era il 15 settembre 2021 quando nelle librerie irrompe una protagonista destinata a rimanere nei cuori di tutti i lettori che hanno avuto il piacere di conoscerla.

Dalla penna di Barbara Perna nasce Annabella Abbondante, giudice civile al tribunale di Pianveggio, un nome, un programma.

Annabella è abbondante nel corpo, nel modo di parlare, nell’affetto, nella curiosità, nella capacità di lasciarsi coinvolgere. È ironica, impulsiva, testarda e spesso incapace di farsi gli affari propri, soprattutto quando percepisce un’ingiustizia. Ha un’energia che difficilmente riesce a contenere e una curiosità che spesso supera i confini che il suo ruolo professionale le impone. E ama il caffè. Il caffè è una specie di punto fermo quando tutto il resto non va come dovrebbe.

Dietro questa esuberanza, però, c’è una donna molto più fragile di quanto lasci intendere.

Il rapporto con il proprio corpo e con il cibo racconta bene questa contraddizione. Annabella è consapevole delle proprie forme e alterna il desiderio di dimagrire al piacere di mangiare, spesso utilizzato anche come consolazione e momento di gioia condivisa con la sua famiglia e con chi ama.

La famiglia Abbondante è fondamentale perché permette di capire che Annabella non nasce “Annabella Abbondante”: lo diventa anche attraverso l’ambiente nel quale cresce.

È una famiglia enorme, una sorta di rete affettiva potentissima, rumorosa, affettuosa, invadente, piena di personalità. Nonna Angela ne è una delle figure centrali e rappresenta una memoria familiare che nel terzo romanzo acquista un’importanza particolare.

Fortuna è una presenza ingombrante, ma proprio per questo importante.

È la sorella che organizza appuntamenti al buio, che interviene nella vita privata di Annabella, che cerca di spingerla verso una relazione. Nel primo romanzo siamo già al ventiquattresimo appuntamento organizzato da lei in quindici anni.

Il rapporto tra le due è quindi fatto di esasperazione e affetto. Annabella protesta, sbuffa, ironizza, ma Fortuna appartiene stabilmente al suo mondo.

Se Fortuna è la sorella di sangue, Alice è quella elettiva.

La loro curiosità è simile, il loro gusto per le indagini anche, ma Alice esprime soprattutto la complicità, insieme a Nicola.

Nicola, a sua volta, incarna una forma di amicizia estremamente rassicurante. Non è necessario conquistare la sua approvazione perché, nonostante la rimproveri spesso, ce l’ha già.

La principale caratteristica di Annabella è la ricerca della verità, che sembra appartenere alla sua natura prima ancora che alla sua professione.

Quando qualcosa non torna, quando una persona rischia di essere ingiustamente accusata o quando una morte presenta un dettaglio che non la convince, Annabella non riesce semplicemente a voltarsi dall’altra parte.

Indaga, fa domande, collega dettagli e coinvolge inevitabilmente chi le sta vicino, in particolare Dolly. Paolo Sarracino, detto Dolly, è il cancelliere e assistente di udienza di Annabella e l’accompagna, suo malgrado, nelle sue scorribande investigative. Spesso porta con sé quel buon senso che lei tende a perdere.

Senza contare che è sempre pronto con una bella tazza di caffè fumante.

Il passato sentimentale con Tano è una delle ferite più importanti. Tano non è soltanto un ex, ma il simbolo della prima giovinezza e di una parte di sé rimasta sospesa. Il suo ritorno costringe Annabella a distinguere il sentimento per una persona dal legame con ciò che quella persona incarna. È il passaggio che le permette di guardare al passato senza esserne più prigioniera.

Ferruccio rappresenta invece il presente. Con lui impara a fidarsi e, soprattutto, ad avere una relazione senza doverla continuamente analizzare. Nel quarto romanzo questo equilibrio viene duramente messo alla prova: per una donna abituata a risolvere i problemi, dover semplicemente aspettare è una delle esperienze più difficili.

Il quarto romanzo introduce anche una consapevolezza nuova.

Nemmeno delle persone più vicine può conoscere ogni cosa. Il conflitto con Alice e le vicende che coinvolgono Ferruccio la costringono ad accettare che gli altri abbiano una parte di sé che non può controllare.

Non pianse, perché a volte il dolore è troppo grande per uscire tutto insieme.

La sua evoluzione nei quattro romanzi non consiste nel diventare meno impulsiva o meno “abbondante”. Annabella resta esattamente quella donna esuberante, curiosa e affamata di vita che abbiamo imparato a conoscere e amare.

Non era la prima volta. Non sarebbe stata l’ultima. La curiosità era una delle poche costanti della sua vita, come il caffè e i cannoli…

Cambia il modo in cui affronta le proprie fragilità: impara che non tutto può essere risolto, che amare significa anche fidarsi e che accettare di non avere sempre una risposta non equivale a perdere il controllo.

Da donna che cerca continuamente la verità fuori di sé, Annabella arriva così a confrontarsi con quelle che riguardano se stessa. Ed è proprio questo a segnare la sua crescita.
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