L’inferno addosso di Lorenzo Sartori

L'inferno addosso Salotto Giallo

Recensione di Claudia Pieri

TRAMA

Estate del 1984. Gianfranco è ancora un ragazzino quando Alessandra, una compagna di classe, sparisce senza lasciare traccia. Per il giovane e il suo gruppo di amici la scomparsa di Alessandra diventa un’ossessione, dando vita a una serie di eventi che porterà a un’ulteriore tragedia: Marco, un amico di Gianfranco, muore in quello che verrà subito archiviato come un incidente.

Quarant’anni dopo, Gianfranco, ormai giornalista di cronaca nera, riceve un messaggio inquietante sul ritrovamento dei resti di un cadavere che potrebbe essere quello di Alessandra. A portare avanti le indagini è una donna ambigua ed enigmatica che si scoprirà sapere più di quanto dice. In una spirale paranoica in cui il passato si mescola al presente, Gianfranco non sa più cosa è reale e cosa non lo è, cosa è accaduto davvero e cosa no in quell’estate di tanti anni fa.

In più, sua figlia Gaia ora è in pericolo proprio a causa dei fatti che lui credeva sepolti. Ma chi dice la verità e chi sta mentendo?

Dopo il successo de Il nido del pettirosso, Lorenzo Sartori torna in libreria con L’inferno addosso, un thriller oscuro che indaga le pieghe più complesse dell’adolescenza, con particolare attenzione alle dinamiche relazionali e di gruppo che muovono i ragazzi a quell’età e alle conseguenze del trauma sulla mente umana:

Litigavate spesso voi due e per delle cazzate. Ma vi volevate bene, ci volevamo bene. Il tuo è un senso di colpa per quanto è successo dopo.

La narrazione in prima persona, che favorisce l’ingresso del lettore nella storia dalla porta principale, si snoda su un duplice piano temporale, dove passato e presente non si limitano ad alternarsi, ma si rincorrono e si contaminano a vicenda, mentre la storia prende forma come un puzzle sotto gli occhi del lettore:

Sovrappone immagini del presente a quelle del 1984, la paura di scoprire la verità si unisce al bisogno di capire cosa è successo anni fa.

Lo stile asciutto e diretto di Sartori, che si concretizza in periodi brevi e incisivi, non risparmia dettagli cruenti e particolari macabri nel descrivere la lunga scia di sangue che attraversa le pagine, mentre si scava nel passato per sopravvivere nel presente e risolvere finalmente il mistero che, prepotentemente, è tornato a tormentare Gianfranco, il protagonista:

ignoro la pioggia battente che prova a dissuadermi dall’avanzare ancora verso il passato, verso un buco nero dentro il quale rischio di precipitare.

Emblematica la scelta di non dare un nome alla cittadina teatro degli eventi del passato, che viene indicata soltanto con la lettera iniziale C, quasi a volerla tenere sullo sfondo, perché a emergere devono essere solo i ragazzi e i legami tra loro:

All’epoca ci piaceva l’idea di appartenere a una banda. Era una cosa iniziata quando eravamo bambini, anche se il nome “falchi della notte” venne qualche tempo dopo.

Ma anche la caratterizzazione dei personaggi è secondaria ne L’inferno addosso: il focus sono le relazioni, i sentimenti, la percezione degli avvenimenti nel passato, mentre accadevano, e nel presente, a distanza di quarant’anni:

Nella banda ci eravamo dati tutti un soprannome. Io ero “Spider”, e non ricordo nemmeno il perché. Fu il nome di battaglia che mi diede Marcello e io non ebbi nulla da obiettare.

Cosa è reale e cosa soltanto frutto di immaginazione o di ricordi indotti?

Un’immagine che il mio cervello ha creato e unito a ricordi veri e altri forse falsi, indistinguibili a distanza di anni

Chi sono i “buoni” e i “cattivi”? La linea di demarcazione è quanto mai labile e sottile.

Lorenzo Sartori

Lorenzo Sartori vive tra Crema e Milano. Giornalista e studioso di storia militare, è uno tra i maggiori divulgatori del wargame in Italia e all’estero. Dal 2000 è editore e direttore della rivista «Dadi&Piombo» nonché autore di regolamenti di gioco apprezzati in tutto il mondo.

La sua produzione letteraria spazia dal fantasy al thriller passando per la fantascienza. In ambito noir, ha pubblicato, tra gli altri, Il filo sottile di Arianna (Laurana Editore, 2021), tradotto all’estero, vincitore del Premio NebbiaGialla 2020 e finalista al Premio Garfagnana in Giallo 2021. Dal 1999 si occupa di organizzazione di eventi e dal 2018 è direttore artistico del festival letterario Inchiostro di Crema. Dal 2022 dirige anche Tremosine in giallo, sul Lago di Garda.

Sono queste le domande che emergono da una storia estremamente intricata, dove anche le condizioni climatiche, pioggia e nebbia, favoriscono e accompagnano alla perfezione l’atmosfera pesante e oscura che si respira tra le pagine: “un’oscurità lattiginosa”, una nebbia non soltanto atmosferica che avvolge il protagonista e arriva fino alla mente del lettore:

Il cielo è una massa grigia, compatta, che sembra volerci schiacciare.

L’inferno addosso è un romanzo denso, che mette al centro il trauma e le sue conseguenze, la follia e la memoria, dove gli interrogativi si moltiplicano generando un thriller teso e difficile da assorbire, perché quando si tratta di ragazzini e di tematiche particolarmente scabrose e sempre attuali è impossibile non lasciarsi coinvolgere fino in fondo.

La trama è ben congegnata e il ritmo ben dosato si fa via via più adrenalinico e accelerato quando si avvicina l’epilogo, imprevedibile e sconvolgente.

Tuttavia, alcune forzature durante lo sviluppo della storia, in particolare nella caratterizzazione di un protagonista forse fisicamente “troppo” indistruttibile, capace di uscire da alcune situazioni di pericolo con una facilità che può risultare poco verosimile, e l’insistenza su alcuni dettagli macabri potrebbero risultare eccessive per quei lettori che prediligono personaggi più credibili e una rappresentazione della violenza meno esplicita.

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