Recensione di Emanuela Ferrara

A cura di Emanuela Ferrara
TRAMA
La stanza bianca è il romanzo più atteso di un maestro dell’horror contemporaneo, il volume che segna il ritorno in libreria di Lucio Besana. Una storia che esplora i traumi rimossi e la violenza nascosta del paese di Bonello, un luogo nella bassa padana catapultato in un inferno di geometrie da incubo e sinistre presenze.
Bonello, via Corteana, casa Barri.
Una villetta a schiera, vuota e anonima, teatro di una terribile strage domestica che la comunità ha cercato di dimenticare. Da quella casa, disabitata dopo l’orrore, si sprigiona qualcosa che sembra riscrivere la struttura stessa del paese, smontandola e riassemblandola in un dedalo di corridoi, scale e stanze al cui interno si muovono figure larvali e un’entità che vuole restituire al paese ciò che ha cercato di seppellire sotto una patina di normalità.
In questa nuova realtà distorta e ostile, quattro persone cercheranno di restare in vita e di capire l’origine del male che ha aggredito Bonello e la sua popolazione.
Quando si pensa al genere horror, l’associazione d’istinto è quasi sempre con tonalità scure e cupe. È difficile immaginare una tonalità chiara come simbolo di terrore, eppure Lucio Besana, con il suo La Stanza bianca, fa esattamente questo.
Il bianco, da sempre colore della purezza, viene trasformato in un autentico nulla: un bianco che inghiotte, che illumina accecando, che annienta.
Siamo a Bonello. È il 23 novembre, una data casuale che (forse) casuale non è.
Come avrebbero potuto prevedere che verso le sette di sera di quel ventitré novembre la porta in fondo alla camera dove Edoardo e Matteo Fanelli avevano dormito da bambini si sarebbe aperta, come spinta da una mano invisibile?
Come avrebbero potuto immaginare che oltre la soglia, invece dello sgabuzzino che era lì da sessant’anni, sarebbe comparso un corridoio bianco? E come avrebbero potuto riconoscere in questi fatti privi di senso le prime scosse della catastrofe che nel giro di una notte e di un giorno avrebbe cancellato dalla mappa il loro paese?
L’opera si sviluppa attraverso cinque storie lungo cinque anni, con personaggi e vite che si disvelano pagina dopo pagina. Sono esistenze difficili, raccapriccianti, violente e, a volte, rassegnate. Vite in cui alberga un male profondo. Besana presenta prima i protagonisti e soprattutto i luoghi, per poi congiungerli l’uno all’altro con calma, maestria e un impeccabile lavoro di costruzione.
I Bonellesi […] Erano abituati alla malinconia, alle angosce improvvise; e sebbene quel ventitré novembre le brutte sensazioni avessero un modo particolare di echeggiare, espandersi e rimbombare, non era che il peggioramento temporaneo di un malessere familiare.
L’orrore cresce riga dopo riga: prima emergono le nefandezze umane, poi si manifesta il “mostro”.
La quinta casa di sette è rimasta vuota, invenduta, irrimediabilmente circondata dal malessere.
..quel senso di disturbo che alcuni avevano iniziato ad avvertire guardandola, una fitta dolorosa agli occhi, come se la casa fosse difficile da mettere a fuoco, o troppo luminosa – era una reazione fisiologica del tutto spiegabile con fenomeni di riflesso o rifrazione.
La Stanza bianca è un libro che si insinua nella mente del lettore instillando un’angoscia lenta. Besana presenta, approfondisce e infine distrugge la sua Bonello.
Ogni storia è tratteggiata in maniera impeccabile e ogni violenza risulta palpabile. Anche quando il “nulla” si apre per inghiottire tutto e tutti, non appare mai irreale, rivelandosi per ciò che è davvero: il Nulla che ogni essere umano teme.

Lucio Besana
Vincitore dei premi Solinas e Hypnos, Lucio Besana si è imposto all’attenzione del pubblico italiano con l’antologia di weird distopico Storie della Serie Cremisi (Edizioni Hypnos) e il folk horror Ombre dei Vivi e dei Morti (Zona 42).
Per Sperling & Kupfer ha pubblicato il romanzo L’innocenza del buio, da un’idea di Roberto De Feo.
Per il cinema ha sceneggiato i film dell’orrore A Classic Horror Story e The Nest.
Insegna sceneggiatura alla Scuola Holden e alla scuola di cinema “Luchino Visconti” di Milano.
Vive a Strasburgo con la sua compagna.
La Stanza bianca di Lucio Besana non rappresenta un semplice mostro, ma l’incarnazione stessa del vuoto. La narrazione si configura come una riflessione cupa e nichilista sulle fragilità dell’esistenza e dei legami umani.
Senza entrare troppo nello specifico, emerge una certezza: essere capaci di provare veramente empatia per il dolore altrui prima che il vuoto inghiotta tutto dovrebbe essere l’unico vero imperativo a guidare le nostre esistenze.
Lucio Besana dimostra di conoscere la materia alla perfezione e la maneggia magistralmente. La Stanza bianca si inserisce perciò a pieno titolo tra le eccellenze del genere di riferimento.
Salottometro:


Link d’acquisto

