Monsieur le comte e l’arte di uccidere di Pierre Martin

Monsieur le comte e l’arte di uccidere Salotto Giallo

Recensione di Barbara Terenghi Zoia

TRAMA

Ah, la Costa Azzurra, il verde della penisola fra Monaco e Nizza, le alte siepi che nascondono ville principesche! Proprio a quel lusso Lucien, che nell’antica famiglia dei conti de Chacarasse ricopre il poco ambito ruolo di pecora nera, ha scelto di rinunciare. Ha altre ricchezze: una finestra vista mare, il ristorantino a Villefranche-sur-Mer – il P’tit Bouchon – aperto in barba ai desideri dei suoi blasonati parenti, la bouillabaisse dell’amico chef Roland, magari gustata insieme a un bicchiere di vino e in deliziosa compagnia… cos’altro serve per essere felici?

Poi, un giorno, quell’idillio finisce: una telefonata richiama con urgenza Lucien al capezzale del padre, gravemente ferito in circostanze misteriose. Prima di morire, nella stanza buia di Villa Béatitude il conte de Chacarasse estorce al figlio l’unica promessa che Lucien non è pronto a fare, figurarsi a mantenere: proseguire l’antica tradizione di famiglia, che risale fino a Napoleone, ai Borboni, addirittura ai Medici. Da secoli, infatti, i conti de Chacarasse si tramandano una particolare forma d’arte, che richiede sangue freddo e pazienza, e per la quale Lucien è stato suo malgrado addestrato fin da bambino: l’arte di uccidere.

Su commissione e dietro compenso. E pure se alla greve eredità Lucien si è sottratto per anni, ora è rimasto l’unico corridore di questa mortale staffetta. Ma come può, lui che vuole godersi la vita a ogni costo, privare qualcun altro della sua?

Il protagonista di Monsieur le comte e l’arte di uccidere è Lucien de Chacarasse, diventato conte, suo malgrado, alla morte del padre.

Lucien ama guardare il mare, vivere in tranquillità e dirigere il suo piccolo ristorante, il “P’tit Bouchon”. Purtroppo, però, non ha ereditato soltanto un titolo nobiliare, ma anche qualcosa di cupo, oscuro e assolutamente immorale: l’arte di uccidere.

abbiamo servito il Vaticano…molto tempo fa. Hanno fatto ricorso ai nostri servigi i Medici, i Borbone, Napoleone, siamo lontani parenti anche dei Grimaldi di Monaco…

Dopo l’acclamato successo della serie di Madame le Commissaire, Pierre Martin costruisce questo nuovo protagonista come un uomo estremamente tranquillo, che ha cercato di costruirsi una vita propria, lontano dai “doveri” familiari. Quando viene richiamato dal padre, in quanto ultimo erede, emerge con forza il conflitto tra ciò che dovrebbe essere, un assassino, e ciò che è diventato: un uomo pacifico.

Fino a che punto l’uomo era artefice del proprio destino? Era davvero padrone delle proprie azioni? O quell’idea era solo un’illusione?

Pierre Martin

Pierre Martin è un autore tedesco. Scrive sotto pseudonimo, ed è celebre per la serie di gialli Madame le commissaire, portata in Italia da Neri Pozza. Isabelle Bonnet e il suo assistente Apollinaire sono diventati in Germania dei veri e propri personaggi di culto, degni di figurare accanto alle più celebri coppie di detective del romanzo poliziesco.

Tra i suoi titoli ricordiamo Madame le commissarie e l’inglese scomparso (2021), Madame le commissaire e la vendetta tardiva (2021), Madame le commissaire e la morte del capo della polizia (2022), Madame le commissaire e il quadro misterioso (2023), Madame le commissaire e la morte in convento (2024), La donna senza memoria. Le indagini di Madame le commissaire (2025)

Il cuore di Monsieur le comte e l’arte di uccidere di Martin è proprio questo conflitto, che ruota attorno alla libertà dell’individuo e all’eredità familiare.

Lucien ha rinunciato ai privilegi della sua famiglia per vivere in modo semplice e indipendente, ma la promessa fatta al padre morente lo riporta a una tradizione secolare che non vuole accettare.

Pur possedendo le capacità richieste da questo “ruolo”, Lucien non condivide la forzatura a cui si sente sottoposto.

Da questa tensione nasce un racconto che alterna leggerezza, ironia e momenti di riflessione, evitando di trasformare il sicario in una figura retorica o troppo simile a James Bond.

In Monsieur le comte e l’arte di uccidere  convivono elementi del giallo tradizionale, seppur raccontati con un tono leggero e immersi in un’atmosfera mediterranea. Villefranche-sur-Mer, un paesino nascosto tra il verde, con le sue abitudini fatte di cibo, vino e mare, diventa parte integrante della storia, creando un efficace contrasto con l’aspetto più oscuro del racconto.

Situata sull’ampia Baie des Anges, la “baia degli angeli”…pittori come Henri Matisse e Marc Chagall vi trascorsero anni importanti della loro carriera. Magnifici edifici della Bella Epoque testimoniano quel periodo glorioso, lungo la famosa promenade des Anglais.

Come primo capitolo di quella che si prevede possa essere una serie, Monsieur le comte e l’arte di uccidere è delizioso: una lettura piacevole, nella quale non mancano momenti di riflessione e suspense.

Salottometro:

4,5
Monsieur le comte e l’arte di uccidere Salotto Giallo

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