Trenta e ‘na pizza di Al Gallo

Trenta e 'na pizza Salotto Giallo

Recensione di Claudia Pieri

TRAMA

Quartiere Moro: la legge coincide con la criminale volontà di Giò Laurano. A farne le spese, tutti… L’anziana Miranda lavora in nero come operaia in un’azienda del clan fino a quando suo figlio Michele, per non perdere l’officina paterna, inizia a smerciare droga. I Laurano lo vendono alla polizia per sviare l’arrivo di un carico… Il giovane s’impicca. Miranda fa chiasso e Giò la condanna a morte civile.

Seppur malata, cova vendetta: “Occhio per occhio, figlio per figlio!” Venuta a sapere che il clan “assume” vecchie per confezionare droga, si umilia. Per 30 euro e ‘na pizza lavorerà per gli aguzzini, dove incontra Mario, un malato con vuoti di memoria e mani tremanti. I due anziani vivono una tardiva storia d’amore, perseguitati dal ricordo dei morti e dall’odio dei vivi, diventando dei Bonnie & Clyde napoletani…

Le case del rione Moro erano orribili palazzoni, simili a enormi, squadrate scatole di fiammiferi.

Siamo a Napoli e questo è il contesto in cui maturano i fatti narrati in Trenta e ‘na pizza di Al Gallo.

Un romanzo brevissimo quanto intenso, capace di colpire il lettore come un pugno allo stomaco.

Una storia di camorra, sopraffazione e violenza, ma anche di amore, quello di una madre per un figlio, e di un desiderio di giustizia che, portato alle estreme conseguenze, arriva a coincidere con la vendetta.

Il dolore più grande e più innaturale, la perdita di un figlio, è un dolore che annienta e trasforma chi lo subisce:

Da quando aveva perso il lavoro, e il figlio, era diventata molto pratica, e anche un po’ cinica. Le cattiverie ti cambiano dentro, nell’intimo, e a volte anche fuori.

Attraverso un continuo alternarsi di passato e presente, Al Gallo costruisce una narrazione sostenuta da una scrittura immaginifica, cruda e diretta. Non è un caso che, oltre a essere scrittore, sia anche sceneggiatore: le scene prendono forma davanti agli occhi del lettore e l’uso del dialetto contribuisce a restituire con autenticità la realtà degli accadimenti.

Al Gallo

Alberto Gallo vive da sempre a Napoli. Alla scrittura noir, abbina la stesura di racconti e sceneggiature, crime e non.

Così come autentici e vivi sono i personaggi che popolano queste pagine: Gallo accompagna il lettore tra gli ultimi, in una Napoli degradata e abbandonata, dove la

Legalità era una parola scioglilingua senza significato.

La protagonista, Miranda, “fiera e altera”, costretta a “baciare le mani a chi ti ha ucciso un figlio”, è un personaggio che suscita un’immediata empatia. Donna e madre coraggio, incarna il senso di giustizia e il desiderio di riscatto

Na persona perbene che si fa giustizia di un camorrista.

Ed è proprio nei sentimenti che racconta e nei personaggi che li incarnano che risiede il punto di forza di Trenta e ‘na pizza, capace di catturare la mente e il cuore del lettore.

Una storia che non può non alimentare riflessioni, proprio perché profondamente aderente alla realtà e che lascia aperta una domanda destinata a rimanere senza una risposta semplice: cosa è giusto e cosa è sbagliato quando le regole sembrano non esistere più?

Ma quando hai perso un figlio, ‘a dignità e tutto il resto, comme faje a resta’ lucido?

Salottometro:

4,5
Trenta e 'na pizza Salotto Giallo

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Cartaceo

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