The Rats di James Herbert

The rats Salotto Giallo

I topi

Recensione di Emanuela Ferrara

Rubrica a cura di Emanuela Ferrara

TRAMA

La prima vittima è un ex commesso viaggiatore che beveva fino a perdere i sensi, giù al porto. Poi una bambina e il suo amato cane, e ancora sei vagabondi che litigavano per una bottiglia di whisky: tutti divorati da una massa nera e brulicante di ratti giganti. Mentre Londra sprofonda nel caos e nel panico, l’insegnante di liceo Harris viene trascinato a capofitto nell’incubo più spaventoso quando uno studente arriva in classe con un morso di topo sulla mano.

Capisce subito che non si tratta di una creatura normale, niente di simile a ciò che chiunque abbia mai visto prima. Di fronte a queste creature dagli occhi intelligenti e malvagi, e i denti affilati come rasoi, l’equilibrio di potere tra uomo e ratto improvvisamente, in modo scioccante e orribile, cambia. I ratti hanno assaggiato il sangue umano per la prima volta. E ne vogliono ancora…

Perchè, nonostante tutta la sua modernità, il suo alto standard di vita, poteva generare bestie come quelle viste da lui la mattina, nocive e pericolose, portatrici di malattie, dei veri flagelli. E di che dimensioni, poi!

Probabilmente basterebbero queste poche parole per inquadrare il capolavoro di James Herbert.

The rats  vide la luce nel 1974, per la prima volta in Italia due anni più tardi. Da allora, nessuno si è mai sognato di muovergli una critica. E a ben dire onestamente.

James Herbert ha dato alla stampa non solo un libro horror splatter ma una denuncia sociale mica tanto velata, attuale ancora oggi. Se Stephen King ha detto di amare The rats, definendolo un libro splatter punk, qualcosa vorrà pur dire.

Fanucci Editore lo riedita con un’interessantissima introduzione di Neil Gaiman. Dove pecca, però, è nella veste grafica. The rats, infatti, si presenta su carta grigia con caratteri poco a contrasto. Scelta esteticamente molto bella ma, forse, poco pratica.

Detto ciò, niente riuscirà a oscurare la bellezza di un romanzo che, criticando la società londinese dell’epoca, ti lascia addosso un senso di fastidio fisico quasi imbarazzante.

Ciò che ci si aspetta, del resto, da un horror che si rispetti.

I protagonisti indiscussi sono loro, i topi giganti. Gli spietati assassini di esseri umani e animali domestici (quanta tenerezza mista a rabbia provocano i passaggi dedicati ai cagnolini). Non il professor Harris e nemmeno la sua compagna o la vecchia zia. James Herbert vuole concentrarsi solo sui topi. Tutto il resto rimane volutamente sullo sfondo. Gli attacchi iniziano nei sobborghi di Londra e da lì si propagano. Come un’onda ribelle, i ratti sconfinano dagli argini e conquistano ogni anfratto. Che senso avrebbe, dunque, approfondire le caratteristiche degli umani che pur ricoprono un ruolo centrale nell’opera?

Nei racconti brevi che compongono la storia principale incontriamo persone reali, le capiamo, ci affezioniamo […]

Ma sono storie che restano sullo sfondo, non approfondite. E forse per questo fanno ancora più male. Forse è proprio questo che lo rende, per dirla alla King, un’opera punk. E la mente va ad alcune iconografie della cultura punk che vede alcune frange del movimento rappresentate con il simbolo dei topi. I ratti visti come animali “di scarto”, reietti e indesiderati dalla società benpensante.

Nello stesso modo, i punk degli anni ’70 venivano spesso etichettati come rifiuti della società o parassiti a causa del loro look e delle loro idee. E verrebbe da chiedere al gruppo musicale punk emiliano, Rats, cosa ne pensa di Herbert e della sua opera.

Certo è che gli amanti del genere horror devono assolutamente recuperare il primo libro della tetralogia di James Herbert.

James Herbert

James Herbert è stato uno degli scrittori più venduti in Gran Bretagna (posizione che occupava sin dalla pubblicazione del suo primo romanzo) e uno dei massimi esponenti mondiali della narrativa thriller e horror. Considerato tra i più grandi romanzieri inglesi, i suoi libri sono stati tradotti in trentatré lingue, tra cui il russo e il cinese.

Ampiamente imitato e di enorme influenza, i suoi diciannove romanzi hanno venduto oltre quarantadue milioni di copie in tutto il mondo. I bestseller come The Rats – I topi, qui pubblicato con un’introduzione inedita di Neil Gaiman, The Magic Cottage, Haunted, Sepulchre e Creed, hanno rafforzato la sua reputazione di scrittore profondo e originale. I suoi romanzi The Fog, The Secret of Crickley Hall (di prossima pubblicazione in questa stessa collana), The Dark e The Survivor sono stati acclamati come classici del genere.

La saga completa è così composta: The Rats (1974); Lair (1979); Domain (1984) e The City (1994) – Una graphic novel d’accompagnamento illustrata da Ian Miller.

La brutta notizia per i lettori italiani è che la saga non è mai arrivata per intero da noi. Troviamo solo The Rats – I topi  arrivato in Italia, come detto, nel 1976 grazie a Sonzogno e recentemente recuperato da Fanucci e Lair (L’orrenda tana), pubblicato in Italia nel 1980 all’interno della storica collana di fantascienza Urania di Mondadori, con la traduzione di Michelangelo Spada.

Da allora non è mai più stato ristampato ed è reperibile solo nel mercato dell’usato. Domain, il capitolo conclusivo della trilogia letteraria, in cui l’invasione dei ratti si intreccia con uno scenario post-apocalittico nucleare a Londra, non è mai stato tradotto in italiano ed è tuttora inedito da noi.

Chissà che questa ristampa Fanucci non sia solo l’inizio di una nuova rinascita.

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