Il club delle mogli dei serial killer di Elizabeth Arnott

Il club delle mogli dei serial killer Salotto Giallo

Recensione di Emanuela Ferrara

TRAMA

È un’estate torrida nella California degli anni Sessanta e tre donne hanno stretto un’amicizia improbabile. Beverley, Elsie e Margot sembrano condurre vite idilliache, ma dietro i sorrisi di facciata e le piscine scintillanti si nasconde una cruda verità: i loro mariti sono tra i più famigerati serial killer del Paese. Tra pettegolezzi di vicinato e dita puntate, lottano per costruirsi una nuova esistenza. L’ingenua Beverley cresce due bambini piccoli sotto l’ombra dei crimini del padre.

L’ambiziosa Elsie è determinata a farsi un nome in una redazione dominata dagli uomini, mentre Margot, la ragazza delle feste di Hollywood, ha un debole per il margarita al mattino, nella speranza di soffocare la vergogna del tradimento del suo ex marito. Ma quando una serie di omicidi locali finisce sulle prime pagine dei giornali, queste donne, sottovalutate e ignorate, vengono catapultate in un’indagine tutta loro. In fin dei conti, chi meglio di chi ha condiviso la vita con un assassino può riuscire a catturarne uno?

Il mostro è in prima pagina. Tutti scandagliano la sua vita, le sue pulsioni, fantasie e ossessioni. Ma che ne è dei suoi familiari, dei loro sentimenti, delle loro di vite? Come ci si sente ad essere, ad esempio, la moglie di un assassino?

Elizabeth Arnott con Il club delle mogli dei serial killer, oltre a regalare ore di spensierata lettura, induce a riflettere, ragionando su quanto possa essere annientante essere la compagna di un mostro.

Sono trascorsi quasi cinque anni da quando è successo tutto, ma non ha ancora capito bene quale sia il suo ruolo nella storia. È una moglie? Certo. Una donna che vive in una tortuosa dualità? Sicuramente. Una persona così vicina a un assassino da conoscere l’odore del suo collo, il respiro nel sonno, il fatto che il suo canino inferiore sinistro sia nero a causa di uno scontro con una mazza da baseball. Ma anche così vicina a un assassino da non riuscire a fare un passo indietro e vedere la situazione, così presa nella banalità della propria vita da lasciarsi ingannare con facilità.

L’espediente narrativo è semplice e gustoso. Tre donne, tre mogli, si ritrovano insieme a condividere un peso lacerante. I loro mariti hanno ucciso e lo hanno fatto in maniera brutale. Sopravvivere è l’unica regola che si sono date e il loro essersi incontrate è in qualche modo salvifico.

Beverley, Elsie e Margot ognuna con il suo fardello e carattere. Tutte necessarie a scandagliare l’animo femminile e la società anni ’60 di una California che oramai non c’è più.

Elizabeth Arnott

Elizabeth Arnott è una scrittrice e giornalista pluripremiata che ha all’attivo numerosi romanzi storici acclamati dalla critica con lo pseudonimo di Lizzie Pook. I suoi lavori sono apparsi su testate come «Sunday Times», «Guardian», «Telegraph» e «National Geographic».

Vive a Londra con il marito e la figlia. Il club delle mogli dei serial killer è il suo primo romanzo pubblicato con la Newton Compton.

La Arnott  ci conduce per mano in quegli anni e lo fa inserendo piccoli aneddoti in una narrazione che scorre bene.

Si tampona gli angoli delle labbra, prende il rossetto per riapplicarlo, considerando cosa sia peggio, se il caldo infernale o i nervi a fior di pelle.

Il club delle mogli dei serial killer  potrebbe apparire come una storia di rivalsa, e forse un po’ lo è.

Ma prima di ogni altra cosa è la storia di un’unione fra donne incapaci (e non ce ne vogliano le protagoniste) di convivere realmente con le accuse della gente e con il rimorso di non aver capito.

La loro unione, per uno scopo banale prima, quello del semplice svago, e per un intento sopra ogni portata poi, quello di smascherare un assassino seriale, è il vero fulcro del romanzo.

«La maggior parte degli uomini che uccidono fa fuori anche le proprie mogli o le compagne», continua Elsie. «E dato che siamo ancora qui, tecnicamente siamo delle sopravvissute». Margot alza gli occhi al cielo. «È così!», insiste Elsie. «Anche noi siamo vittime in tutto questo. Non dimentichiamocelo».

Sensi di colpa apparentemente inesistenti, desiderio insaziabile di risolvere, di mettere le cose in ordine, di fidarsi di nuovo del proprio cervello, voglia di vivere ancora un amore possibilmente sano.

Queste sono Beverley, Elsie e Margot. Il club delle mogli dei serial killer  è uno di quei romanzi apparentemente banali ma che sa presentarti il conto all’improvviso senza che neanche tu te ne accorga.

Così la Arnott, tra una serata di gala, una visita in carcere e un cocktail sorseggiato, ti induce a riflettere su quanto non sia poi così difficile essere la moglie dell’assassino e non rendersene conto, o far finta di non accorgersene.

E che siano gli anni ‘60 o i duemila, poco importa. Il cervello umano “attacca o difende”, questa è l’unica regola.

…necessità di un uomo che la controllasse. Ed era per questo, ne era convinta, che era così turbata dal fatto che il marito fosse finito dietro le sbarre. Non importava cosa avesse fatto a quella ragazza con l’attizzatoio. Ora non c’era più nessuno che le dicesse cosa doveva fare.

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