I sette assassini di Reiko Miori di Mikihiko Renjō

I sette assassini di Reiko Miori Salotto Giallo

Recensione di Samuela Moro

TRAMA

Il thriller giapponese che ha reinventato il delitto perfetto. Un omicidio. Sette sospettati. Quale sarà la verità?Tutti l’hanno uccisa. Nessuno mente.Reiko Miori, la top model numero uno del Giappone, viene trovata brutalmente assassinata nel suo appartamento di lusso. Tutte le prove conducono al dottor Sasahara, ex fidanzato della donna.

Tuttavia, l’uomo si dichiara innocente e, prima di essere arrestato, affida al suo assistente, Hamano, una missione cruciale: trovare il vero assassino tra una lista di sette persone che nutrivano un profondo odio nei confronti di Reiko. L’indagine di Hamano prende una svolta sconvolgente quando, uno dopo l’altro, tutti e sette i sospettati confessano l’omicidio.

Ogni confessione è dettagliata e combacia perfettamente con le prove rinvenute sulla scena del crimine… Chi è il vero assassino?

Ci sono sette persone attorno a me, inclusa questa, che mi odiano così tanto da volermi uccidere. Quattro uomini e tre donne.

Con questa dichiarazione d’intenti si apre I sette assassini di Reiko Miori, romanzo di Mikihiko Renjō capace di incuriosire e destabilizzare fin dalle prime pagine.

Da quel momento il lettore viene trascinato all’interno di un enigma che si costruisce poco alla volta, tassello dopo tassello.

Dopo il primo capitolo, la narrazione cambia prospettiva: ogni sezione racconta la vicenda attraverso gli occhi di un personaggio diverso, componendo progressivamente un mosaico di ricordi, impressioni e punti di vista sulla morte della celebre modella Reiko Miori. È una struttura che alimenta costantemente il dubbio e restituisce un ritratto della protagonista sempre più sfaccettato.

Di Reiko emerge infatti un’immagine profondamente ambivalente. Da una parte la donna che ha conquistato il successo:

Cinque anni fa, ho raggiunto la fama come modella, forte di quella bellezza e del mio corpo estremamente esile – oggetto del ridicolo mito che ‘una brezza avrebbe potuto sollevarlo’ – come armi. Quello è stato l’inizio di tutto.” Dall’altra, una figura trasformata dal mondo che la circonda: “Al contempo, la sua bellezza e la luminosità del suo sorriso erano aumentate. Era come se, per raggiungere tale bellezza, la sua personalità fosse stata completamente corrotta e contaminata.

Mikihiko Renjō costruisce così una narrazione fatta di continui rimandi tra realtà e percezioni, giocando con l’ambiguità delle circostanze della morte della modella e con il senso di colpa che accomuna i sette sospettati.

Come in molte opere del mystery giapponese contemporaneo, è richiesta al lettore una certa sospensione dell’incredulità: la vicenda si sviluppa attraverso un intreccio complesso, ricco di trovate scenografiche, pienamente riconducibile allo stile dello Shin Honkaku, corrente del giallo giapponese che recupera i canoni del mystery classico puntando su enigmi logici e sfide intellettuali per il lettore.

Mikihiko Renjō

Mikihiko Renjō (1948-2013) è stato uno degli scrittori giapponesi più celebrati, vincitore del Naoki Prize. Il suo stile privilegia l’eleganza letteraria, integrando al tempo stesso complesse architetture narrative e audaci meccanismi di trama. Fondendo temi narrativi classici con misteri di straordinaria complessità, Renjō è stato associato alla cosiddetta “Neo Scuola Estetica” del crime giapponese, caratterizzata da una prosa raffinata e sensuale unita a costruzioni narrative coraggiose, talvolta scioccanti.

La Mystery Writers of Japan ha riconosciuto le sue opere come «una rappresentazione indiscutibile del più alto livello raggiunto dal mystery giapponese». I sette assassini di Reiko Miori è considerato uno dei suoi thriller più importanti e simbolici.

Particolarmente interessante è anche il modo in cui Mikihiko Renjō rielabora gli elementi classici del “delitto della camera chiusa”.

Pur rispettandone i principi fondamentali, il romanzo introduce soluzioni innovative che donano nuova vitalità a un meccanismo narrativo molto amato dagli appassionati del genere, dimostrando come sia ancora possibile sorprendere anche all’interno di schemi apparentemente codificati.

Sebbene l’attenzione sia rivolta soprattutto all’architettura del caso, I sette assassini di Reiko Miori lascia spazio anche a tematiche significative.

Attraverso la parabola di Reiko prende forma una critica al mondo della moda, descritto come un ambiente capace di sfruttare persone e corpi fino a consumarne l’identità, ma anche una riflessione sul sottile confine che separa amore e odio, ammirazione e risentimento, successo e autodistruzione.

La complessità dell’indagine e il gran numero di personaggi, uniti ai nomi giapponesi che possono inizialmente richiedere maggiore attenzione al lettore occidentale, non devono scoraggiare.

Ogni elemento trova infatti la propria collocazione in un finale capace di ricomporre con precisione ogni tassello del puzzle, offrendo una soluzione tanto sorprendente quanto coerente con gli indizi disseminati lungo il percorso.

Nel complesso, I sette assassini di Reiko Miori è un romanzo che mantiene alta l’attenzione fino alla fine: la storia procede con ritmo regolare, sostenuta da una struttura ben costruita e da personaggi che, grazie al cambio di prospettiva, acquistano sempre maggiore definizione.

Mikihiko Renjō dimostra pienamente quella cifra stilistica che lo ha reso uno dei più importanti autori del mystery giapponese: una prosa elegante, unita a un’architettura narrativa complessa e a meccanismi di trama tanto audaci quanto rigorosi. Riprendendo in modo originale il classico “enigma della camera chiusa” e intrecciandolo con una riflessione sul mondo della moda e sui confini sottili tra amore e odio, il romanzo riesce a offrire una storia coinvolgente e ricca di spunti.

Non sorprende, quindi, che I sette assassini di Reiko Miori sia ancora oggi annoverato tra le sue opere più importanti e simboliche e che la Mystery Writers of Japan abbia definito i suoi lavori

una rappresentazione indiscutibile del più alto livello raggiunto dal mystery giapponese

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