Recensione di Emanuela Ferrara
TRAMA
Arturo Martinez è un commissario di polizia in aspettativa da due anni. Durante uno scontro a fuoco infatti è stato ferito a una gamba e l’incidente, oltre alla zoppìa, gli ha lasciato dei vuoti di memoria per cui a volte non ricorda il nome degli oggetti. Tommaso, il suo fisioterapista, gli racconta di Giacomo Calvisi. Il vecchio, ricoverato nella clinica dove lavora il ragazzo, pur soffrendo di demenza senile, gli confida di avere ucciso un uomo, senonché, qualche giorno dopo, durante la notte, anche il vecchio muore in circostanze che destano qualche dubbio.
Tutto ciò mentre Cagliari è invasa dai tifosi per le partite dei mondiali di calcio di Italia ’90. Aiutato da Lidia, una giovane poliziotta siciliana, Martinez inizia così un’indagine personale. Il suo intuito di corvo lo porterà a scoprire verità vicine e lontane, che affondano le radici non solo nei piccoli paesi dell’entroterra sardo, ma addirittura nel periodo della guerra civile spagnola del 1937.
Cagliari, 1990. È l’anno dei Mondiali di calcio, delle “notti magiche” e delle orde di hooligans che invadono la Sardegna.
Ma è anche, e soprattutto, l’anno in cui il commissario Martinez, dopo uno stop forzato, decide di rimettersi in pista. Questo lo scenario de L’intuito del corvo di Marco Dettori.
La scintilla narrativa scocca grazie a Tommaso, un fisioterapista: un uomo ricoverato nella clinica in cui lavora gli confessa un omicidio. Ma chi è la vittima? Quando è successo? E, soprattutto, di cosa sta parlando esattamente? Per fare luce sul mistero, il fisioterapista contatta Martinez, dando il via a un’indagine condotta in totale segretezza.
Il titolo del romanzo, L’intuito del corvo, fa riferimento proprio al protagonista: Martinez è infatti soprannominato “Il corvo” per via della sua straordinaria intelligenza, un acume fuori dal comune che si rivelerà decisivo per districare una matassa decisamente intricata.
«So che i corvi hanno più di una vita.» «Quelli sono i gatti.»
Che si tratti di corvi o gatti, a Dettori va dato sicuramente un merito: quello di aver costruito una struttura narrativa peculiare. Partire dall’assassino, o presunto tale, per andare alla ricerca del morto.

Marco Dettori
Marco Dettori, nato a Cagliari nel 1982, vive a San Sperate, paese dal fervido movimento culturale a pochi chilometri dal capoluogo sardo. Laureato in Scienze Politiche-indirizzo storico, lavora come impiegato e dedica il suo tempo libero a lettura, scrittura, musica e viaggi.
Di norma il genere giallo segue il percorso opposto, ma qui Marco Dettori sovverte le regole stilistiche tradizionali con un’intuizione felice.
L’idea è intrigante e ben sviluppata. Anche se la narrazione non brilla sempre per ritmo, l’intensità della storia riesce a colmare questa lentezza, mantenendo alta l’attenzione del lettore.
Dovrei lasciar perdere, lasciarmi andare forse… lasciarmi andare alla pensione, alla malattia della memoria… forse è dimenticando tutto che si è veramente felici, ignari di tutto e felici.
Il romanzo scava in dinamiche profonde, muovendosi tra problemi di memoria e rimozioni, un passato tormentato che riaffiora e il costante contrasto tra giovinezza e maturità.
Il risultato è un’analisi accurata di ambienti tra loro diversissimi ma legati da un unico filo conduttore: la figura di Martinez.
Leggendo tra le righe si scopre un giallo diverso dal solito. Anche nei momenti in cui la trama sembra non decollare, basta aggrapparsi al “non detto” per godersi la partita o la lettura, che dir si voglia.
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