Il diavolo nel palazzo di Alessandro Maurizi

Il diavolo nel palazzo Salotto Giallo

Una indagine degli invisibili di San Zeno

Recensione di Marco Lambertini

TRAMA

Il Natale del 1880 è alle porte quando fuori Verona viene ritrovato il cadavere di una donna, barbaramente violentata. Tutti la credono una prostituta, ma non l’appuntato Venier: lui quel viso l’ha visto, e non sulle strade dove si vende l’amore. I fatti gli danno presto ragione, ma l’ispezione in casa della vittima non fa che complicare il quadro, perché tra i suoi averi c’è qualcosa che una popolana non dovrebbe possedere. Anche il procuratore legale Federico Giorio si ritrova coinvolto in un fatto di sangue: un barone è stato assassinato, e la figlia, conoscendo la sua integerrima indole, gli chiede di indagare, perché qualcosa non torna nella ricostruzione delle forze dell’ordine…

I due delitti sono lontani ma legati a filo doppio e per risolverli ci sarà bisogno degli invisibili di San Zeno, la squadra di indagine non ufficiale che oltre a Giorio e Venier può contare su Ginevra, studentessa di medicina pronta a sfidare le convenzioni di genere nella sua professione, Emilia, una prostituta che con grande resilienza sta cambiando vita, e Bacchetto, monello di strada scaltro e irriverente. La verità emergerà in tutta la sua drammaticità proprio il giorno di Natale.

Con Il diavolo nel palazzo, Alessandro Maurizi torna nella Verona di fine Ottocento per la seconda indagine degli “Invisibili di San Zeno” e il risultato è un giallo storico avvincente, costruito con intelligenza narrativa e impreziosito da una ricostruzione storica accurata, nella quale l’indagine poliziesca si intreccia con una profonda riflessione sulla giustizia, sul potere e sulle disuguaglianze

Maurizi restituisce al lettore una Verona viva e autentica, lontana dalle immagini da cartolina. Le sue strade avvolte dalla nebbia, i quartieri popolari, le caserme, i palazzi nobiliari e gli uffici della pubblica amministrazione diventano elementi essenziali della narrazione, contribuendo a creare un’atmosfera densa di fascino e mistero.

L’indagine prende avvio dalla morte del barone Dal Zotto e dall’omicidio di una giovane sconosciuta: due casi apparentemente isolati che rivelano presto collegamenti inattesi con alcuni delitti avvenuti anni prima.

Federico Giorio e Ginevra, grazie alla loro capacità di osservazione e al loro spirito critico, iniziano a intuire che dietro quelle morti potrebbe nascondersi un disegno molto più complesso.

«È arrivato il momento di riaprire alcuni casi, appuntato» sintromise Ginevra lasciando la forchetta sul piatto. «Ginevra ha ragione.» Giorio, tenendo in mano il calice di vino, si appoggiò allo schienale della sedia. «Stiamo parlando dei casi del generale Tabarrini, del consigliere comunale Medici e del cavalier Spellanzon. Sono stati tutti uccisi nello stesso modo, eppure nessuno ha mai pensato di mettere i casi in relazione.»

Da questa intuizione nasce il cuore dell’intera vicenda: una nuova e complessa investigazione che riunisce ancora una volta Giorio, Ginevra e Venier, con l’aiuto di Bacchetto, decisi a mettere in discussione verità considerate ormai definitive.

Maurizi costruisce così una duplice indagine: da un lato la caccia a un avversario enigmatico, capace di agire con metodo e lucidità; dall’altro il tentativo di portare alla luce una verità che rischia di scontrarsi con interessi, poteri consolidati e istituzioni.

È proprio questo equilibrio tra suspense, pericolo e ricerca della giustizia a dare forza alla narrazione e a mantenere vivo il coinvolgimento del lettore fino all’ultima pagina.

Uno dei principali punti di forza del romanzo è rappresentato dalla qualità dei suoi protagonisti, figure profondamente umane che crescono e si evolvono nel corso della storia. Federico Giorio, Ginevra e Venier formano un trio investigativo credibile e affiatato, mentre il ritorno di Bacchetto aggiunge alla narrazione vivacità e uno sguardo diverso sulla città e sui suoi segreti.

Federico  Giorio, Procuratore  legale, personaggio realmente esistito, idealista e tenace, rappresenta il centro morale della vicenda. Animato da un profondo senso di giustizia, non accetta soluzioni facili né verità imposte dall’autorità.

In questa seconda indagine emerge ancora più chiaramente la sua determinazione nel perseguire la verità, anche quando ciò significa sfidare istituzioni e poteri consolidati.

Ginevra Zonconato, intelligente, coraggiosa e moderna, è molto più di una semplice collaboratrice. Studentessa di medicina in un’epoca che concede alle donne spazi limitati, porta nell’indagine rigore scientifico, intuito e una notevole indipendenza di pensiero. Molte delle intuizioni decisive del romanzo nascono proprio dalla sua capacità di osservare la realtà da prospettive nuove.

L’appuntato Venier rappresenta l’esperienza e il pragmatismo. Leale e concreto, costituisce il punto di equilibrio tra il metodo investigativo di Giorio e la realtà delle indagini sul campo. Il rapporto di fiducia che lo lega ai due protagonisti è uno degli elementi più riusciti della narrazione.

Accanto a loro tre ritorna anche “Bacchetto”, ragazzo di strada vivace e intraprendente, conosce ogni vicolo e ogni segreto della città. La sua presenza conferisce leggerezza ad alcuni momenti della narrazione, senza mai perdere profondità umana e narrativa.

Alessandro Maurizi

Alessandro Maurizi è nato a Tuscania nel 1965. Già ispettore della Polizia di Stato, è Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana e direttore di Ombre Festival, importante rassegna culturale viterbese. Dopo Gli invisibili di San Zeno, accolto con grande favore da pubblico e critica, torna in libreria con il suo secondo romanzo pubblicato da Mondadori, sequel ispirato al personaggio di Federico Giorio, procuratore legale realmente esistito nella Verona post-unitaria.

Uno degli aspetti più interessanti del romanzo è proprio il modo in cui Alessandro Maurizi racconta le relazioni tra gli Invisibili di San Zeno.

Il loro legame nasce da amicizia, fiducia e da un comune ideale di giustizia, ma non è privo di conflitti: differenze sociali, convenzioni dell’epoca e soprattutto la condizione femminile nell’Italia di fine Ottocento influenzano inevitabilmente anche i rapporti più personali.

Ginevra desidera essere riconosciuta come una pari dai suoi compagni di indagine, ma deve confrontarsi con atteggiamenti protettivi che, pur mossi da buone intenzioni, finiscono talvolta per escluderla. È proprio questa imperfezione a rendere gli Invisibili di San Zeno personaggi credibili e umani: non semplici compagni d’indagine, ma persone che imparano lentamente a fidarsi gli uni degli altri e a superare i limiti imposti dal proprio tempo.

Il titolo Il diavolo nel palazzo richiama direttamente i luoghi del potere: dietro le facciate eleganti dei palazzi aristocratici e istituzionali si celano interessi, segreti e rapporti di forza che influenzano profondamente l’indagine.

L’ambientazione storica non è mai un semplice sfondo, ma diventa parte integrante della vicenda: Alessandro Maurizi racconta la Verona del 1880 attraverso una descrizione attenta e documentata, mostrandone tanto il fascino quanto le contraddizioni sociali.

Il diavolo nel palazzo di Alessandro Maurizi è un romanzo che unisce efficacemente il fascino del giallo storico alla profondità del romanzo sociale. Attraverso la riapertura di casi apparentemente risolti, Maurizi costruisce una trama complessa e avvincente, nella quale il passato continua a proiettare la propria ombra sul presente.

Ne nasce una lettura coinvolgente, capace di mantenere alta la tensione e di offrire, oltre al piacere del mistero, una riflessione sul valore della verità e sul coraggio necessario per cercarla anche quando tutto sembra invitare al silenzio.

Un romanzo consigliato agli amanti del giallo storico e a chi apprezza storie in cui l’indagine diventa anche uno strumento per esplorare la società e l’animo umano.

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