Il dilemma di Eva di Elisa Hoven

Il dilemma di Eva Salotto Giallo

Recensione di Katya Fortunato

TRAMA

Eva Herbergen è avvocata penalista di lungo corso e forte vocazione. Lei sa, più di chiunque altro, che ogni atto criminale ha una storia. E questa storia racconta di esistenze infernali che hanno cancellato la differenza tra bene e male, oppure di fatali decisioni prese in momenti bui, attimi irreversibili che creano una faglia tra ciò che è stato e ciò che non sarà più.

La scrittrice di successo, la matrigna oberata, il milionario manipolatore, il reclutatore di bambini soldato, il cannibale mite: innocenti o colpevoli, tutti i clienti dell’avvocata Herbergen trovano in lei la miglior difesa, la certezza della più lieve tra le pene possibili, ma soprattutto la tenacia di chi vuole conoscere la persona dietro il reato che ha commesso.

Non possono immaginare che quella donna, così salda e rassicurante, sappia, con ogni più intima fibra del suo essere, che cosa significhi svoltare quell’angolo buio, convivere con fantasmi e colpe che chiedono riparazione. In questo romanzo ricco di colpi di scena, ispirato a reali casi giudiziari, Elisa Hoven, magistrato nella vita, getta luce sui punti ciechi del nostro giudizio morale e sui limiti di una giurisprudenza che non sempre fa giustizia.

Ma più di ogni cosa crea una protagonista che ci trascina nei luoghi oscuri dell’animo umano, dove le certezze lasciano il posto ai dilemmi

Eva Herbergen, avvocata penalista esperta, è una donna che ha costruito la propria carriera sulla convinzione che ogni crimine abbia una storia e che ogni colpevole meriti di essere compreso prima ancora che giudicato.

Ma si ritrova a fare i conti con il proprio passato.

Feci scorrere le dita sul cartone. Tra le due copertine sottilI erano racchiuse storie di persone, le loro ore più buie. Alcuni erano colpevoli, altre non colpevoli, la maggior parte entrambe le cose.

Il romanzo si struttura come una serie di casi, quasi racconti autonomi, che però si intrecciano progressivamente in un disegno più ampio. Il primo, quello della Legittima difesa, è già emblematico: un episodio apparentemente chiaro, quasi scolastico dal punto di vista giuridico, che finisce per ritorcersi contro di lei inconsapevolmente. La verità legale assolve, ma quella umana condanna. E in mezzo resta Eva, costretta a confrontarsi con la possibilità di aver contribuito, anche solo indirettamente, a un’ingiustizia irreparabile.

È qui che Il dilemma di Eva colpisce più a fondo: mette in crisi il lettore.

Elisa Hoven, forte della sua esperienza nel diritto penale, costruisce situazioni in cui non esistono risposte semplici. Ogni certezza viene frantumata e la legge appare per ciò che è: uno strumento necessario ma imperfetto.

Uno dei punti di forza del romanzo è che le spiegazioni legali non appesantiscono mai la narrazione, ma diventano parte integrante del conflitto. Allo stesso tempo, l’indagine psicologica non scivola nel sentimentalismo: resta controllata, trattenuta.

Tanti casi, tante leggi, tante storie umane.

Se una persona è accusata di omicidio non ci interessa più se si è occupata con amore dei propri figli, se è un amico fidato o se si è preso cura dei genitori anziani. Tutte le buone azioni non contano più di fronte a quella cattiva.

Il risultato è una scrittura tesa, elegante, capace di creare inquietudine senza mai alzare la voce.

Interessante anche la scelta strutturale: il continuo alternarsi tra presente e passato, tra casi diversi, costruisce un ritmo che tiene insieme il respiro del legal thriller e quello del romanzo morale. Non è un libro che punta sulla suspense, ma sulla riflessione.

La verità è così, ne abbiamo bisogno, la vogliamo conoscere, anche se non avrà in serbo per noi altro che dolore. Io dovevo assolutamente sapere in che cosa ero stata coinvolta, quanto fosse grande la mia colpa.

I colpi di scena ci sono, ma servono soprattutto a mettere in discussione ciò che si credeva di aver compreso.

Elisa Hoven

Elisa Hoven, nata a Berlino nel 1982, è docente di diritto penale all’università di Lipsia e giudice della Corte costituzionale della Sassonia. Ha svolto attività di ricerca a Cambridge, Harvard, Berkeley, Los Angeles, Phnom Penh, Basilea e Sydney, in particolare sulla genesi e le conseguenze dei crimini. È anche autrice di saggi e libri per bambini.

Il romanzo della Hoven gioca su un equilibrio riuscito. Da un lato c’è un tono asciutto, che richiama il linguaggio giuridico: preciso, analitico, privo di compiacimenti.

Dall’altro emerge una dimensione profondamente emotiva e introspettiva, che affiora soprattutto nei momenti in cui la narrazione si avvicina ai personaggi e alle loro fragilità.

Ma la sua domanda rimaneva. E conoscevo la risposta: Stefan Heinrich. Era lui la ragione per cui non riuscivo a mantenere la distanza. Per cui in passato avevo varcato i limiti.

Il dilemma di Eva è un romanzo che va oltre il genere. È un’indagine sulla responsabilità, sul peso delle scelte e sull’ambiguità della giustizia. E soprattutto è un libro che lascia il lettore in una posizione scomoda, costringendolo a chiedersi, pagina dopo pagina: cosa avrei fatto io?

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