La morte ha fatto la spia di Robin Stevens

La morte ha fatto la spia Salotto Giallo

Recensione di Emanuela Ferrara e Fabio Bochicchio

Rubrica a cura di Claudia Pieri e Samuela Moro

TRAMA

Dicembre 1941. Quando una bomba cade sulla scuola per signorine Deepdean, May e Nuala vengono portate via dal caos e mandate da Hazel Wong a Bletchley Park, dove la sorella maggiore di May è impegnata in una missione della massima segretezza: decrittare i messaggi dei nazisti per cambiare il corso della guerra. In poco tempo, però, si ritrovano coinvolte nel caso più pericoloso che abbiano mai affrontato. Un collega di Hazel, l’agente Huxley, è stato ucciso in quello che sembra essere un tragico incidente, finché non viene scoperto un messaggio top secret nella sua tasca.

Era una spia che lavorava per la parte nemica o il messaggio gli era stato messo addosso apposta? E se si trattasse di un omicidio? La cosa peggiore è che viene incolpato Bertie, il fratello di Daisy. Spetta a May, Nuala e al loro amico Eric provare l’innocenza di Bertie e risolvere il mistero. Ma Bletchley è un luogo strano e misterioso. Dovranno osservare, ascoltare e svelare l’incredibile e impensabile verità.

Un libro, due lettori, due vite diverse. In questo articolo sperimentale, un adulto e un ragazzo di quattordici anni incrociano le penne per raccontarvi la loro visione dello stesso testo.

È possibile che un quattordicenne colga sfumature invisibili a un adulto? E quanto conta il “vissuto” nel giudicare una trama?

Una recensione a quattro mani che è anche un dialogo tra presente e futuro. Così nasce l’analisi de La morte ha fatto la spia di Robin Stevens.

Il libro affronta temi maturi. Come li percepisce un ragazzo adolescente?

Ne La morte ha fatto la spia si parla di guerra e del senso di precarietà. 

Nessun luogo descritto, nemmeno una scuola d’élite, è davvero sicuro. A farla da padrona è il peso morale del dover sospettare di tutti, anche degli amici, e l’importanza del segreto di Stato. 

I protagonisti devono affrontare la realtà della morte e del pericolo reale, imparando a gestire le proprie emozioni in circostanze straordinarie.

La morte ha fatto la spia ha una struttura narrativa ricca che alterna resoconti e diari dei vari personaggi e un’ambientazione carica di tensione.

Il romanzo riesce a intrattenere e a istruire, offrendo un mistero solido che tiene il lettore col fiato sospeso fino allo svelamento finale.

Ecco alcuni motivi per cui è una lettura scorrevole e indicata per quella fascia d’età, almeno secondo gli occhi di un adulto.

I personaggi principali, come Fionnuala “Nuala” O’Malley, hanno circa dodici-tredici anni. Questo permette a un lettore di quattordici anni di immedesimarsi facilmente nelle loro dinamiche, nei loro dubbi e nel loro desiderio di indipendenza. 

Il libro è strutturato come un insieme di resoconti e diari, il che rende il ritmo incalzante e la lettura frammentata in modo piacevole, mai monotona. 

Sebbene l’ambientazione sia quella storica e rigorosa di Bletchley Park durante la Seconda Guerra Mondiale, la narrazione mantiene la freschezza tipica dei romanzi d’avventura per ragazzi. Ci sono codici da decifrare, inseguimenti e indagini sotto copertura che mantengono alta l’attenzione. 

Robin Stevens

È nata in California ma è cresciuta in un college di Oxford, a un passo dalla casa in cui ha vissuto la Alice di Lewis Carroll. Ha studiato letteratura di genere e lavora come editor a Londra. La sua serie Miss Detective, sulle indagini delle due intervistatrici in erba Daisy Wells e Hezel Wong, è stata tradotta in numerosi paesi.

Omicidi per signorine, il primo romanzo della serie, ha vinto il premio Waterstones 2015 come miglior romanzo per ragazzi. Sulla base di un progetto lasciato dalla scrittrice Siobhan Dowd, ha scritto il seguito dell’acclamato Il mistero del London Eye, Il mistero del Guggenheim (Uovonero 2017).

Il romanzo di Robin Stevens affronta questioni importanti come l’impatto della guerra sulle famiglie, ad esempio l’ansia di May per la sua famiglia a Hong Kong sotto attacco, e la neurodivergenza, trattata dall’autrice nella nota finale per spiegare come personalità diverse e menti brillanti collaborassero a Bletchley Park. 

Nonostante il contesto bellico, non mancano momenti di leggerezza, come gli scherzi a scuola, le dinamiche di amicizia tra i protagonisti e i piccoli battibecchi quotidiani che rendono i personaggi umani e vicini al lettore.

In sintesi, per un quattordicenne è una lettura che può risultare piacevole. Offre il giusto livello di sfida intellettuale, grazie ai misteri e al contesto storico, senza sacrificare il divertimento e la velocità della trama.

Ma siamo sicuri che il nostro giovane lettore la pensi esattamente così?

Il caso de La morte ha fatto la spia ha inizio con la morte dell’agente Llewelyn Huxley, un collega di Hazel nella Baracca 8, inizialmente archiviata come un tragico incidente. Tuttavia, il ritrovamento di un messaggio top secret nella sua tasca solleva il sospetto che Huxley fosse una spia nemica.

E questo è subito “wow”.

La situazione precipita quando avviene un secondo omicidio: il Colonnello MacNair muore avvelenato durante una recita. In entrambi i casi, i sospetti ricadono su Bertie Wells, fratello di Daisy, che si trovava presente a entrambe le morti.

Questo libro mi ha fatto riflettere su come noi ragazzi spesso veniamo sottovalutati: la maggior parte delle volte non siamo considerati capaci di affrontare problemi seri, eppure la storia dimostra che possiamo portare a termine missioni molto complicate.

I protagonisti ci fanno capire che anche noi valiamo e possiamo avere un ruolo fondamentale, anche in momenti complicati e difficili per tutti.

I tre ragazzi de La morte ha fatto la spia , May, Nuala ed Eric, cercano, come detto, di risolvere un caso a Bletchley Park legato alla morte di un uomo di nome Huxley.

Inizialmente pensavo che avrebbero ricevuto un aiuto dagli adulti, invece si ritrovano a gestire tutto da soli.

Anzi, la cosa “fantastica” è che sono stati chiamati proprio dai “grandi” per risolvere il mistero!

La storia mi è piaciuta molto. Se devo trovare un difetto, però, ho trovato la lettura a tratti un po’ pesante, forse un po’ complessa per la nostra età ma tutto sommato piacevole. Forse un po’ di leggerezza in più non avrebbe guastato.

In conclusione, voglio ringraziare per avermi scelto per questa lettura: ne sono molto onorato.

Il Salottometro di Emanuela:

4

Il Salottometro di Fabio:

3,5
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