La vedova di Helene Flood

La vedova Salotto Giallo

Recensione di Samuela Moro

TRAMA

Una morte sospetta. Porte che si aprono e oggetti che spariscono. E una donna che non sa più di chi fidarsi. Forse neppure di sé stessa… Qualcuno mente. Forse anche lei. Prima che Erling morisse, c’era stata una serie di “quasi” incidenti piuttosto sospetti. Poi, un giorno, è uscito di casa e non è più tornato: stroncato da un infarto mentre era in bicicletta in mezzo alla strada.

Ora Evy, sua moglie per quarantacinque anni, è sola nella grande casa. Ma qualcosa non torna. Oggetti che scompaiono, porte che si aprono da sole – persino quella della cantina, sempre rimasta chiusa a chiave. I figli le nascondono delle cose e lei inizia a dubitare di tutto. Quando un vecchio amico d’infanzia di Erling riappare dopo anni con una storia da raccontare, i sospetti si fanno più concreti: qualcuno voleva davvero far del male a Erling? È possibile che sia stato ucciso? E se chi lo braccava ora fosse sulle tracce di Evy?

La vedova è un thriller psicologico della scrittrice norvegese Helene Flood, pubblicato in Italia da Newton Compton.

Il romanzo costruisce un’atmosfera densa e claustrofobica attraverso una scelta narrativa precisa e coraggiosa: affidare l’intera storia alla voce in prima persona di Evy, una donna che si ritrova vedova dopo quarantacinque anni di matrimonio con Erling.

La struttura temporale è volutamente frammentata. I capitoli si alternano tra il prima e il dopo la morte del marito, con incursioni in un passato più lontano, e ogni sezione aggiunge un tassello al mosaico senza mai rivelare troppo. È un meccanismo narrativo tipico del genere, ma qui applicato con particolare rigore: il lettore procede per accumulo, raccogliendo indizi e rimettendo continuamente in discussione quelli già acquisiti.

E se fossi stata io? Sono fuori fase da giorni. Non sono in grado di rendere conto di me stessa. (…) Ci sono buchi neri nella mia memoria?

Il vero punto di forza de La vedova— e al tempo stesso il suo principale elemento di rischio — è la voce narrante.

Evy racconta con un tono ovattato, a tratti incerto, non sempre lucido. Il risultato è una narrazione monocorde che può risultare straniante, persino frustrante per chi si aspetta ritmo serrato e colpi di scena frequenti.

Chi invece accetta il patto narrativo proposto dall’autrice, si ritrova immerso in un racconto psicologico estremamente preciso.

Anche l’ambientazione contribuisce a creare questa sensazione di sospensione e immobilità. Il romanzo si svolge quasi interamente tra le mura della casa coniugale, spazio familiare che diventa progressivamente estraneo e ostile.

Non c’è paesaggio, non c’è mondo esterno: l’atmosfera si costruisce attraverso ciò che resta non detto, i silenzi tra i personaggi, i segreti passati, le porte chiuse e le domande che restano senza risposta.

Helene Flood

Helene Flood, ha studiato Psicologia e ha conseguito il Dottorato nel 2016 con una tesi sulla violenza, la rivittimizzazione e il senso di colpa post-traumatico. Vive a Oslo con il marito e due figli.

La terapeuta, il suo primo romanzo, è stato venduto in ben ventitré paesi ancor prima della pubblicazione in Norvegia ed è stato nominato per il Norwegian Booksellers’ Prize nel 2019. La vedova è il primo thriller pubblicato dalla Newton Compton.

Helene Flood costruisce la tensione lentamente, in modo costante, per stratificazione.

Il ritmo narrativo è tutt’altro che frenetico, anzi, le sequenze in cui sembra che non accada nulla di decisivo sono lunghe e frequenti. La storia avanza per piccoli spostamenti, quasi impercettibili, e l’attesa si dilata. Per alcuni lettori questa lentezza sarà un ostacolo, per altri, componente fondamentale dell’atmosfera. La soluzione rimane sfuggente fino alle ultimissime pagine, e l’inquietudine che accompagna il lettore non si dissolve mai del tutto. Nemmeno quando i pezzi sembrano finalmente andare al loro posto.

La vedova di Helene Flood è un romanzo che premia la pazienza e la disponibilità a lasciarsi disorientare.

Non è una lettura adatta a chi cerca azione, colpi di scena o una trama lineare e risolutiva. È invece il libro giusto per chi apprezza il thriller psicologico nella sua forma più pura: lento, estraniante, indefinito fino all’ultima pagina.

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