E se domani di Maurizio Blini

E se domani Salotto Giallo

Recensione di Barbara Terenghi Zoia

TRAMA

In una città sconvolta da una guerra senza quartiere tra organizzazioni criminali, i fratelli Stelvio devono fare i conti con gli strascichi di inchieste mai davvero chiuse. Vecchie vicende che come incubi tornano a macchiare di sangue le strade di Torino. Un romanzo spietato, crudo, in cui il lieto fine non è previsto. La gestione di un sistema criminale in una grande città come Torino è cosa assai complessa. La fedeltà alla cupola è alla base di tutto.

Pesi e contrappesi assicurano il delicato equilibrio tra affari, bande, territori e zone d’influenza. Poche regole, ma chiare: rispetto di gerarchie, accordi, confini e, se non necessario, nessun conflitto con gli sbirri. Peccato che negli ultimi tempi una delle gang emergenti, i latinos, le regole le abbia violate proprio tutte. I calabresi dovranno intervenire prima o poi per ristabilire l’ordine. Soprattutto se la polizia non sarà in grado di farlo. Per i fratelli Stelvio sarà la prova più dura.

Il titolo E se domani è forse l’unica nota empatica in tutto il libro, dedicata alla grande Mina:

Ho il cuore a pezzi, non riesco a spiegarmi il perché. Infilo le cuffiette e attivo la playlist. Mina. Immensa e fatale. Sì, proprio come questa notte. E se domani io non potessi rivedere te…

È la chiusura del libro e non si tratta di una citazione casuale, perché quella sorta di malinconia sospesa sembra attraversare l’intero romanzo.

Fin dall’inizio, infatti, si percepisce una tensione costante, quasi fisica, che attraversa le pagine di E se domani per tutta la durata del racconto.

Al centro della storia ci sono i fratelli Stelvio, chiamati a confrontarsi non solo con nemici esterni, ma anche con il peso di vicende passate che non smettono di farsi sentire. Episodi che tornano a presentare il conto e rendono le loro scelte ancora più rischiose.

… Che vuoi che ti dica, parlano di Eusebio… – ma a prescindere dal fatto specifico, lo sai chi è vero? Quello che aveva lo stemma della Decima MAS in ufficio, quando dirigeva il Reparto Mobile di Roma

Maurizio Blini costruisce attorno a loro un romanzo che racconta un sistema criminale complesso, fatto di gerarchie, alleanze e regole capaci di mantenere in piedi un equilibrio quanto mai precario.

È proprio questa struttura, descritta in modo molto particolareggiato, a rendere la narrazione efficace.

Quando una gang emergente decide di oltrepassare i limiti, quell’equilibrio già fragile comincia a incrinarsi e la tensione cresce con il procedere della storia.

Non ci sono eroi, né possibilità di redenzione. Anzi, E se domani sembra voler ricordare che certi “mondi paralleli” funzionano secondo logiche imprevedibili e implacabili, dove lealtà e potere valgono più di qualsiasi morale.

Ed è proprio questa mancanza di illusioni a rendere il noir così credibile.

L’ambientazione nella città di Torino colpisce con forza e richiama, per chi li ha vissuti, gli anni di piombo e la stagione della strategia della tensione.

Torino diventa così una protagonista silenziosa: una sorta di teatro a cielo aperto ma cupo, con le sue strade segnate da cadaveri e vecchi conti mai saldati. La polizia blinda i quartieri nel tentativo di fermare gli affari della malavita, ma a pagarne il prezzo restano, come spesso accade, i disperati e la povera gente.

Una città raccontata senza filtri né fronzoli, quasi come se fosse attraversata da un’unica, interminabile notte.

Maurizio Blini

Maurizio Blini, si è laureato in Scienze delle investigazioni all’Università degli Studi dell’Aquila, con una tesi sulle strategie di prevenzione e contrasto del terrorismo di matrice islamica.

Investigatore della Polizia di Stato per oltre 30 anni, congedato con il grado di commissario, ha concluso la sua esperienza professionale nel mondo dell’investigazione privata, in qualità di Amministratore della società Securomnia, Intelligence & Security Consulting.

Autore, scrittore e sceneggiatore, ha al suo attivo oltre 20 romanzi e innumerevoli racconti inseriti in antologie.

Maurizio Blini costruisce un racconto duro, privo di concessioni sentimentali e senza lieto fine, con una sensazione di autenticità tale da far dimenticare al lettore di trovarsi davanti a un romanzo e non a un articolo di cronaca.

Ed è proprio questo l’aspetto più caratteristico del romanzo: l’impressione che, cambiando i nomi dei protagonisti, le dinamiche descritte possano assomigliare molto più alla realtà che alla finzione.

Un noir che non offre consolazioni né conclusioni semplici, ma un racconto amaro sull’instabilità e su destini che sembrano, almeno in apparenza, già segnati.

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