Il segreto del vecchio signor Nakamura di Tommaso Scotti

Il segreto del vecchio signor Nakamura Salotto Giallo

Recensione di Katya Fortunato

TRAMA

10 dicembre 1968.

Quattro banchieri che avevano il compito di consegnare trecento milioni di yen a

…una grande fabbrica della Tokyo Shibaura Eletric […] destinati a pagare i bonus dei dipendenti.

vengono rapinati da un poliziotto.

12 settembre 2018.

Il vecchio signor Nakamura, l’ispettore che all’epoca del furto condusse le indagini, viene contattato da due inviati di una TV locale per un’intervista.

Fra tre mesi ricorrerà il cinquantesimo anniversario della rapina e i due giornalisti vogliono realizzare un reportage su quanto accaduto. E chi meglio di colui che guidò l’inchiesta può raccontare i fatti con cognizione di causa?

Peccato che il caso non sia mai stato risolto…

In Il segreto del vecchio signor Nakamura, Scotti ci regala un romanzo in cui non solo realtà e finzione, ma anche i diversi piani temporali si intrecciano in maniera egregia.

La narrazione riesce a farci rivivere l’epoca del grande furto del 1968, un crimine all’apparenza semplice, ma che si rivela molto più complesso di quanto sembri.

Grossolani errori investigativi, quasi centodiciottomila sospettati e interrogatori condotti con superficialità non contribuiscono certo a far luce sul caso.

«Allora, vogliamo cominciare?» […]
«Non abbia fretta» rispose Nakamura facendo cenno di rallentare e allungandosi in avanti verso il vassoio. «Bevete prima un sorso. Una storia acquista molto più sapore con una buona tazza di tè.»

Ed è proprio questo che ci racconta Nakamura. Lo fa durante il suo giro di commissioni, accompagnato dai due inviati, attraverso incontri con personaggi destinati a rimanere nel cuore del lettore.

Ognuno di loro ha una storia unica, ma tutti condividono un filo comune: il desiderio realizzato di un sogno in cui hanno sempre creduto.

Scotti e Nakamura ci guidano tra le vie del quartiere di Fuchū, facendoci assaporare odori, sapori e storie che lo animano.

Di ogni personaggio incontrato durante il percorso viene narrato sia il passato che il presente. Tutti, a modo loro, fanno parte di questo racconto.

La caratterizzazione dei personaggi, e in particolare quella di Nakamura, si distingue per profondità e umanità, trasformando la storia in un racconto non solo avvincente, ma anche ricco di intimità e introspezione.

Tommaso Scotti

Tommaso Scotti, nato nel 1984, laureato in matematica, seguendo una passione per le arti marziali si è trasferito in Oriente nel 2010.

Ha poi conseguito un dottorato di ricerca a Tokyo, dove adesso vive e lavora. Nel tempo libero si dedica al pianoforte e alla calligrafia.

Con L’ombrello dell’imperatore (2021), seguito nel 2022 da Le due morti del signor Mihara (entrambi pubblicati da Longanesi), ha conquistato il pubblico e la critica grazie al personaggio dell’ispettore nippoamericano Nishida e allo sguardo curioso e disincantato con cui racconta un Giappone inedito e spesso frainteso.

Lo stile di Scotti offre al lettore un’esperienza al tempo stesso coinvolgente e riflessiva.

La descrizione di Tokyo, con le sue luci e le sue ombre, contribuisce a creare un’atmosfera densa e suggestiva, resa ancora più interessante dal contrasto con una cultura, quella giapponese, così diversa dalla nostra.

«La perdoni, signor Nakamura» disse inchinandosi imbarazzato. «La nostra camera… ehm, Myoga-san ha studiato per molti anni in America…»
[…]
«Dev’essere lì che ha acquisito, come dire, una certa mentalità. Ma qui siamo in Giappone, non è vero Myōga-san?
»

Il segreto del vecchio signor Nakamura riesce a catturare l’attenzione del lettore con una trama avvincente e un’approfondita riflessione su tematiche umane e sociali.

Nel finale, Scotti non delude e conferma la sua straordinaria sensibilità.
Come lui stesso precisa nelle note conclusive, sebbene la storia del furto sia reale e documentata, l’epilogo è frutto della sua immaginazione. Eppure, una volta chiuso il libro, resta il desiderio che le cose siano andate proprio così — e quel pensiero ti accompagna a lungo.

«’Non sai chi sei finché non lo sei’» riprese. «Prima di morire, mia moglie mi ha detto questa frase. Lì per lì non ho capito cosa volesse dire, ma poi riflettendo ho iniziato a comprendere. Non è detto che arrivi per tutti, ma nella vita c’è un momento che ti definisce. Uno solo»

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