Recensione di Barbara Terenghi Zoia
TRAMA
Il giudice dei dannati di Saniele Soffiati
Trenton, in New Jersey, è il tipico buen retiro, un angolo di provincia tranquillo circondato dai boschi, dove l’hobby preferito è annoiarsi col sorriso.
È dunque uno shock per tutti quando Scott Hicks viene rinvenuto ormai cadavere in casa, il volto tumefatto, devastato da centinaia di punture di vespe.
Pochi sapevano che lo psichiatra fosse allergico, ma sicuramente ne era a conoscenza il suo assassino.
Perché di omicidio si tratta, non ci sono dubbi: Hicks aveva il viso cosparso di aceto e zucchero, una mistura perfetta per attirare le vespe e procurargli così un letale shock anafilattico.
È un delitto troppo terribile, troppo teatrale. Sean Brennan chiede aiuto a due ex colleghi dell’FBI, la criminologa italiana Francesca Martini e l’agente speciale Nicolas Frost.
Francesca ha una speciale abilità: l’eidetismo. Sa creare immagini mentali con un vivo carattere di realtà.
Unito allo studio di psicologia della memoria, questo talento le permette di ricostruire la meccanica degli omicidi a partire dalla scena del crimine – o di “vedere i delitti con gli occhi dell’assassino”, come dicono le malelingue.
In realtà, malgrado i suoi successi, Francesca soffre di insicurezza e ansia, che cerca di nascondere a tutti, fatta eccezione per Nicolas, l’unico a conoscerla davvero.
Grazie all’aiuto di Jonathan Corso, professore di letteratura italiana a Princeton, Francesca e Nicolas ritrovano in casa di Hicks uno strano messaggio, pieno di riferimenti all’Inferno di Dante Alighieri, alla legge del contrappasso e alle punizioni dei dannati.
Una cosa è immediatamente certa: “Minosse”, come viene soprannominato il killer, è solo all’inizio della sua striscia di sangue.
Il giudice dei dannati è un thriller ambientato a Trenton in New Jersey, nella tipica provincia degli Stati Uniti.
Una cittadina solitamente tranquilla, dove un omicidio efferato ed insolito, spinge lo sceriffo a chiedere l’intervento dell’unità di analisi comportamentale dell’FBI.
Entrano dunque in scena due dei protagonisti, i componenti di questa unità investigativa ovvero Francesca Martini, una profiler italiana:
la criminologa sarebbe stata una bella donna, se solo anche lei ne fosse stata convinta. (…) Sapeva quanto Francesca odiasse quelle lentiggini. Ne aveva a migliaia sulla pelle bianchissima di chi ha i capelli rossi naturali, da lei portati corti, a spazzola.
ed il suo collega, l’agente informatico, anche hacker, Nicolas Frost, “tarchiato, più basso della collega di almeno venti centimetri, con dei baffi neri”.
Con il susseguirsi degli omicidi, l’autore lascia intuire le motivazioni del killer, che si fa chiamare Minosse.
Cosa lo ha spinto ad arrivare a compiere queste efferatezze e, soprattutto, cosa ha subito nel passato?
La sua storia personale si intreccia con quella delle vittime creando nel lettore un paradossale senso di empatia verso il carnefice al tempo stesso un forte disprezzo verso coloro che da lui vengono uccisi.
Per me si va ne la città dolente, per me si va ne l’etterno dolore, per me si va tra la perduta gente.
Giustizia mosse il mio alto fattore; fecemi la divina podestate, la somma sapienza e ‘l primo amore.
Dinanzi a me non fuor cose create se non etterne, e io etterno duro.
Lasciate ogne speranza, voi ch’intrate.

Daniele Soffiati
Daniele Soffiati (Mantova, 1974) ha conseguito la maturità classica al “Liceo Ginnasio Virgilio”
di Mantova.
È scrittore comico e critico cinematografico.
Ha pubblicato alcuni libri umoristici: “Flop”, “100 modi per farlo incazzare a letto”, “Per chi suona la campanella”.
Collabora col network Radio105: nelle trasmissioni di Tony Severo ogni settimana tiene due interventi, uno di critica cinematografica e uno dedicato alle novità in libreria.
“Il giudice dei dannati” è il suo primo romanzo thriller.
Daniele Soffiati guida il lettore in un viaggio all’inferno ispirato ai gironi della Divina Commedia, utilizzando il concetto del contrappasso per illustrare le punizioni inflitte da Minosse alle proprie vittime.
I dannati di cui parla Dante sono infatti condannati per l’eternità ad una pena che rifletta o bilanci i peccati da loro commessi in vita.
Chi conosce la Divina Commedia non potrà dimenticare, ad esempio, la tragica storia d’amore di Paolo e Francesca, protagonisti del V Canto dell’Inferno.
Francesca è obbligata a sposare il ricco Malatesta, ma si innamora del cognato, Paolo.
Travolti dalla passione e dal sentimento, vengono scoperti dal marito che li uccide entrambi.
Finiti nel girone infernale dei lussuriosi, secondo Dante i due amanti sono condannati a vagare nell’oscurità travolti da una tempesta eterna, seguendo appunto la legge del contrappasso.
L’altro protagonista che qui ritroviamo, anch’esso citato da Dante, è appunto Minosse, re di Atene, la cui presenza dà senso al titolo del libro e alla trama intera.
Minosse diviene il simbolo del giudizio e della punizione, nella Commedia così come nel libro di Soffiati.
Un demone mostruoso che ha il compito di giudicare le anime dei dannati avvolgendole con la propria coda, tante volte quante sono i gironi infernali che devono scendere.
Allo stesso modo, Minosse il serial killer si attribuisce il compito di punire chi in vita si è macchiato di gravissimi peccati, scegliendo la pena da comminare a coloro che ritiene colpevoli.
Il giudice dei dannati è un thriller caratterizzato da capitoli brevi e da un ritmo serrato, senza sosta, che tiene il lettore con il fiato sospeso.
Ogni pagina rivela nuovi colpi di scena e invita chi legge a riflettere su quale peccatore si trova nel girone seguente e intuire quindi chi sarà la vittima successiva.
Assieme ad una trama ricca di colpi di scena ed un finale ad effetto, il libro affronta anche un tema sociale importante, di cui sembra non si parli mai abbastanza: il maltrattamento e gli abusi sugli indifesi.
Con uno stile diretto e senza fronzoli, Soffiati non lascia spazio all’indifferenza.
Invita infatti il lettore a confrontarsi con una domanda inquietante: fino a che punto la legge del taglione è giustificabile?
In questo avvincente romanzo, ogni peccato trova la sua punizione ed ogni scelta avrà le sue conseguenze.
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