L’angelo di pietra di Marcello Simoni

L'angelo di pietra Salotto Giallo

Un’indagine dell’inquisitore Girolamo Svampa

Recensione di Samuela Moro

TRAMA

L’angelo di pietra di Marcello Simoni

Nella Ferrara del Seicento si aggira un assassino di donne che sembra spostarsi tra il mondo onirico e la realtà, lasciando dietro di sé solo un profumo di fiori. Per fermarlo ci vuole qualcuno che non sia facile preda della suggestione e dell’inganno. Qualcuno in possesso di una razionalità ferrea. L’orgoglio intellettuale ha sempre procurato problemi a fra’ Girolamo Svampa, fin dai tempi in cui viveva a Roma.

E le cose non sono migliorate nell’ex capitale estense, dove da poco è stato nominato inquisitore generale. Il suo carattere scontroso, incapace di empatia, non accenna a addolcirsi nemmeno davanti alla richiesta d’aiuto di una giovane aristocratica, che giura di essere stata posseduta carnalmente da un incubus. Liquidare la ragazza senza troppi riguardi si rivela però un grave errore.

Proprio mentre i suoi nemici ordiscono contro di lui trame ogni volta piú pericolose, lo Svampa deve far fronte a delitti che paiono legati a cause sovrannaturali. Ad affrontare insieme a lui queste acque inquiete ci sono la splendida Margherita Basile, amante, artista, spia, Cagnolo Alfieri, coraggioso uomo d’armi, e padre Francesco Capiferro, confratello dalla prodigiosa cultura.

Anche se nemmeno degli amici bisogna mai fidarsi troppo. «Abituato sin dall’infanzia a isolarsi nelle proprie meditazioni, l’inquisitore si accorse all’improvviso che il canto era cessato. E ripensò all’angelo di pietra. La prospettiva di ritrovarselo di fronte gli risultò cosí sgradevole da infondergli il desiderio di ritornare al piano inferiore per rifugiarsi altrove. Ma dove?, si domandò in un crescendo di malanimo.

La navata maggiore, il chiostro, il refettorio e qualsiasi altro ambiente del convento, in quell’ora della giornata, ospitavano gruppetti di confratelli intenti a pettegolare alla stregua di comari in attesa della cena per poi andare a dormire. Persino la biblioteca delle Crocette l’avrebbe esposto al rischio d’imbattersi in qualche scocciatore. Gli avrebbero forse offerto maggior quiete le prigioni, rise dentro di sé fra’ Girolamo. Infine, rassegnato, raggiunse lo studiolo e richiuse la porta alle proprie spalle, sedendo davanti all’intruso. Ruax, l’angelo vorace»

Marcello Simoni torna in libreria con il suo Girolamo Svampa, il cinico frate ora inquisitore generale a Ferrara, già protagonista di altri quattro libri della medesima serie.

Lo Svampa viene nuovamente coinvolto in un caso di omicidio (anzi… più d’uno!) contro la sua volontà e il suo interesse.

Il protagonista della serie di Simoni, infatti, è ormai conosciuto dai lettori per il suo cinismo, la sua razionalità e… il disinteresse, quasi disprezzo, per la gente comune.

Poche sono infatti le persone che riescono a colpire frate Girolamo e a catturarne l’attenzione.

Quella clessidra, – s’informò, – stabilirà il termine della nostra conversazione? – In verità essa indica la durata della mia sopportazione del prossimo – rivelò fra’ Girolamo. – Sono rare le persone che hanno il dono di non venirmi a noia oltre lo scadere di un tale lasso di tempo.

Nemmeno la bella e nobile Giovanna Sacrati, che giunge al convento di San Domenico per rivolgergli una disperata richiesta di aiuto, verrà presa in considerazione dal frate.

La morte della giovane Sacrati e di un’altra nobile fanciulla, insieme alla sua dedizione e sete di verità, spingeranno lo Svampa alla ricerca del colpevole, tra incubi dal profumo di fiori e sculture di angeli in pietra dai volti decisamente poco angelici.

Tuttavia, a guidare il frate in questa ricerca non sembra essere tanto l’interesse verso le vittime, per le quali prova comunque rispetto e un pizzico di dispiacere.

Ciò che lo motiva a indagare è piuttosto la sua insaziabile fame di verità e l’orgogliosa necessità di dimostrare che la ragione e la razionalità prevalgono su tutto e su tutti.

La scaturigine di ogni misfatto va riconosciuta sempre e comunque nell’essere umano, – sottolineò, giusto per chiarire il concetto. – E le azioni umane, per quanto fuggevoli e misteriose, lasciano sempre prove tangibili

Oltre alle ricerche sulla morte delle nobildonne, l’inquisitore generale Svampa dovrà continuare a guardarsi le spalle dai suoi nemici storici, sempre pronti a ostacolarlo in innumerevoli modi, al fine di privarlo del ruolo di rilievo che riveste.

Marcello Simoni

Marcello Simoni è un autore italiano.

Ex archeologo, laureato in Lettere, ha svolto il lavoro di bibliotecario. Ha pubblicato diversi saggi storici, ha partecipato all’antologia 365 racconti horror per un anno, a cura di Franco Forte (2011).

Altri suoi racconti sono usciti per la rivista letteraria «Writers Magazine Italia». Con Il mercante di libri maledetti (Newton Compton 2011), il suo primo romanzo, ha vinto il Premio Bancarella.

Nel 2012 sempre con Newton Compton ha pubblicato La biblioteca perduta dell’alchimista, nel 2013 Il labirinto ai confini del mondo e L’isola dei monaci senza nome.

Del 2014 è L’abbazia dei cento peccati, e nello stesso anno il suo racconto “La prigione delle anime” appare nell’antologia Delitti di Capodanno, sempre per Newton Compton….

Con L’angelo di pietra  Marcello Simoni ci riporta nuovamente tra le strade grigie e nebbiose di una Ferrara sempre più misteriosa e popolata dalla gente più svariata.

Ne L’angelo di pietra ritroviamo anche personaggi già incontrati nei precedenti capitoli della serie.

Oltre al saccente amico Capiferro e all’eroico e fedele bravo Cagnolo Alfieri, torna anche la seducente rossa Margherita Basile, l’unica che sembra riuscire, seppur vagamente, a scalfire la corazza del frate.

Le mura del bastione si stavano sgretolando, pensò. Ancora un colpo di cannone e le difese sarebbero andate in pezzi, esponendo la sua parte più fragile, più umana, alla sferza delle avversità.

Ciascuno a suo modo è indissolubilmente legato a fra’ Girolamo. I dialoghi e gli scambi di battute tra lo Svampa e i suoi compagni di avventure sono centrali e necessari alla vivacità del racconto.

Come sempre la cura per i dettagli storico-geografici propria di Simoni caratterizza tutto il romanzo.

Il lettore si trova inevitabilmente catapultato nella Ferrara del gennaio 1627, non soltanto per le descrizioni dei luoghi e dei personaggi, ma anche per il linguaggio dei protagonisti.

Lo stile dell’autore ci regala un’esperienza immersiva in un’atmosfera seicentesca caliginosa e fredda, in cui la Chiesa rappresenta il solo e unico potere riconosciuto e gli interessi religiosi, mistici e politici non danno via di scampo ai più deboli.

Con L’angelo di pietra, Simoni svela nuovi aspetti del passato e della personalità dell’inquisitore Girolamo Svampa, un protagonista memorabile, destinato – si spera presto – a tornare nelle librerie dei suoi lettori.

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